Mercoledì 11 maggio nei locali della cooperativa “La Liberazione” incontro con Mauro Pampaloni,
la sua storia, i suoi ricordi, curiosi, tragici e simpatici che si sono intrecciati con quelli di Lidia Tebaldi e Libero Traversa. Infine l’abbraccio tra i due partigiani e l’abbraccio con la nostra Lidia.
Mauro Pampaloni, figlio di Giuseppe noto perseguitato politico antifascista, nato a Certaldo nel 1924, è chiamato alle armi all’età di 19 anni (1943) in fanteria a Baselga di Pinè (TN) nella valle omonima.
Nello stesso anno, dopo l’8 settembre, abbandona la divisa e si dirige a piedi e con mezzi di fortuna verso Certaldo che raggiunge dopo 12 giorni, evitando posti di blocco e centri cittadini già occupati da truppe tedesche.
A Certaldo la pericolosa presenza di fascisti e repubblichini è causa di disordini e di luttuose vicende che culminano con l’uccisione di tre cittadini. A seguito di disordini e di una fucilata da parte fascista fortunosamente evitata, per volontà del padre si ritira in una cascina dei dintorni riuscendo in seguito a sfuggire alla cattura utilizzando una scalinata esterna all’edificio che lo ospita, dandosi alla fuga nel bosco prima dell’arrivo dei fascisti. Mauro viene in seguito accolto e nascosto per due o tre giorni da uno zio di fede fascista.
Partigiano, nel ’43/’44, nei pressi di Sinalunga (SI) si arruola nel corpo dei “Volontari per la libertà” e viene comandato al fronte sul Monte Fano vicino a Bologna.
Di questo periodo ricorda la morte di un giovane partigiano colpito da una fucilata in trincea mentre sperava di raggiungere la famiglia a Bologna per il Natale del ’44.
Vissuto in trincea per 15 giorni, senza scontri a fuoco, aggregato alla V Armata americana che sotto il comando supremo del Gen. Eisenhower stava risalendo verso nord, fa il suo ingresso in Bologna liberata.
25 aprile 1945: Mauro entra nella Milano già presidiata dai Partigiani, sul primo carro armato dell’esercito alleato, nel tripudio della città.
In piazzale Loreto assiste all’esposizione dei cadaveri di Mussolini, Petacci e di altri gerarchi fascisti. Con altri 15 partigiani presta servizio di vigilanza in piazzale Loreto assistendo a vari episodi di rabbia e di disprezzo, in particolare Mauro ricorda la tragica scena in ci una donna completamente vestita di nero lancia verso i corpi appesi tre violenti sputi, uno per ogni figlio barbaramente ucciso dai fascisti.
La presenza dei partigiani toscani a Milano durerà un mese. Acquartierati nella allora sede del liceo Carducci in via Lulli nei pressi di Piazzale Loreto, i partigiani costituiscono un presidio difensivo per circa un mese alternandosi con turni notturni nelle strade circostanti.
In quel periodo si verificano episodi di crudeltà e vendette personali che hanno come conseguenza l’abbandono e il ritrovamento, da parte delle ronde antifasciste, di una decina di cadaveri.
Mauro, con la Compagnia di Partigiani di cui fa parte, ritornerà su tradotte a Firenze e poi in famiglia a Certaldo.
Successivamente lavorerà nella latteria del padre e in seguito in una fiaschetteria a La Spezia dove incontrerà la sua attuale consorte la cui famiglia aveva subito gravissime perdite nel corso della guerra di Liberazione. Infatti nel rigido gennaio del 1945 Renato Perini, zio di Marisa, e i suoi due figli votati alla causa partigiana, dopo lunghi mesi di combattimenti e privazioni sui monti nel comune di Zeri (Massa Carrara) vengono sterminati dalle mitragliatrici dei nazifascisti, sacrificandosi per salvare e consentire la fuga al resto del loro gruppo partigiano.
alla tragica vicenda è intestata la piazzetta Perini a La Spezia.
Insignito da prestigiosi riconoscimenti, esponente di spicco della Sezione ANPI di Certaldo, Mauro Pampaloni, padre di due figlie, attualmente ricopre la carica di Presidente del premio letterario Internazionale “Boccaccio” che si svolge da quasi trent’anni nella suggestiva sede del Palazzo Pretorio in Certaldo Alta nella prima settimana di settembre.
Nel suo lungo percorso di vita, Mauro, memore delle esperienze condivise con i compagni partigiani, si è sempre distinto come difensore della libertà così duramente conquistata e portatore instancabile dei valori della Costituzione.

