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Archive for gennaio 2010

In questa raccolta scritta tra il 1945 e il 1948 Calvino alterna racconti di pura e magica fantasia a racconti partigiani in cui dominano le avventure della guerriglia e la baraonda del dopoguerra: tuttavia anche la guerra diviene motivo di lucida fiaba, viva, distante, come tutte le fiabe.

Testimonianza lirica di una avventura di guerra vissuta da una generazione che ne ha visto soprattutto l’aspetto di freddo gioco, di abile calcolo, di cieca fortuna. Colpisce la nettezza , la crudeltà, la rapidità inventiva. Il giovane Pin del “Sentiero” e il ragazzotto montanaro di “Ultimo viene il corvo”, dalla mira infallibile, che uccide con la medesima sicurezza pernici, ghiandaie, trote di fiume e soldati tedeschi, sono continuamente soccorsi da uno scrittore che esalta la dote infallibile e crudele della precisione.

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“E’ probabile che nessun altro libro sulla Resistenza italiana possa superare, come documento e come riuscita artistica, quest’ incompiuto, grezzo, straripante,  monumentale abbozzo di romanzo” (Times 1969).

La storia è quella di Johnny, giovane studente che ad Alba incontra i suoi ex professori che organizzano le forze della resistenza antinazista. Matura così la decisione di diventare partigiano e di salire in collina. Qui si imbatte nei problemi banali di sopravvivenza con i contrasti tra i diversi gruppi partigiani, la durezza della fame e della solitudine che mettono spesso in crisi la sua decisione iniziale. Guerriglia partigiana, come umanissima Odissea, fatta  di imboscate, rastrellamenti, fughe, esecuzioni, paura, inverni e solitudine,  raccontata con sorprendente intensità espressiva.

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Romanzo di altissimo valore letterario e civile in cui un abate benedettino Dom Benedetto mette a repentaglio la propria vita per seguire e proteggere i partigiani sulla montagna. Tutto inizia nel 1940 e Franco lascia il monastero,dove è novizio, per tornare dai genitori alla Campanella per fare il contadino. E’ lui la voce narrante di una vicenda corale della vita di un intero paese. Dopo l’8 settembre 1943 sullo sfondo di una potente “poetica della terra” si impone il racconto della lotta di Resistenza e di tante altre storie: quella di Lupo, di Balilla, di Piero, di Rondine, di Stalino, di Sbrinz, che si intrecciano con quella del monastero dove i resistenti trovano sostegno pratico e spirituale.

La Grande Storia racchiusa nella piccola storia.

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Durante la guerra partigiana Milton è un giovane studente universitario, ex ufficiale, che milita nelle formazioni autonome. Eroe solitario, durante un’azione militare, rivede la villa dove aveva abitato Fulvia, una ragazza che aveva amato e che ancora ama. Mentre visita i luoghi del suo amore, rievocandone le vicende, viene a sapere che Fulvia si è innamorata di un suo amico, Giorgio. Tormentato dalla gelosia Milton tenta di rintracciare il rivale in amore e scopre che è stato catturato dai fascisti.

Un romanzo “vero” in cui si respira l’aria delle Langhe, il profumo dei boschi e si sente il fango sotto gli scarponi. Sentimenti privati  si intrecciano con la spietata violenza della guerra al nazifascismo e con il corso della Storia.

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Pietro Chiodi appare con il nome di Monti fra i personaggi del “Partigiano Johnny” di Fenoglio, di cui fu professore al liceo di Alba. Giovanissimo fu fra i maestri di vita civile che convinsero tanti a salire in collina e a combattere il nazifascismo. Chiodi visse con loro questa esperienza di lotta, come racconta in questa sorta di diario steso “a caldo” nei mesi immediatamente successivi alla fine del conflitto, con un intento di salvaguardia della memoria e di preservazione della verità storica.

“Questo libro non è un romanzo né una storia romanzata.E’ un documentario storico, nel senso che personaggi, fatti ed emozioni sono effettivamente stati”.“Un capolavoro che vorrei che tutti leggessero” scrisse di questo romanzo Franco Fortini nel 1994.

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