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Archive for marzo 2010

Nel marzo del 1941 Pierfranco Bonetti, milanese, studente universitario, a vent’anni viene arruolato nell’ esercito regio e assegnato, come sottotenente di complemento, al 14° Reggimento Genio di stanza a Belluno. Poco dopo è trasferito nel Montenegro. Allorquando fu annunciato l’armistizio badogliano dell’ 8 settembre, il sottotenente Bonetti si trova a Podgoritza nella capitale montenegrina. Nello sbandamento e nel marasma generale del regio esercito italiano, sceglie di stare dalla parte dei partigiani jugoslavi attivi nel territorio balcanico sin dal 1941. Raccoglie intorno a sé altri soldati italiani sbandati e prende parte alla lotta contro i tedeschi e i suoi collaborazionisti locali. Il territorio in cui opera, per la sua conformazione montuosa, si presta particolarmente alla lotta di guerriglia. Bonetti è a capo di una compagnia che agisce su una vasta area per colpire gli obiettivi nemici. Disagi, precarietà, rischi quotidiani, fame e freddo e continue marce tattiche di spostamento non scoraggiano il giovane sottotenente e i suoi partigiani. Dopo diverse azioni di combattimento, viene colpito a morte da “bande musulmane” fedeli al Terzo Reich, provenienti dal Kosovo, nella regione del Sangiaccato, al confine tra il Montenegro e la Serbia. Era il 7 gennaio 1944.

La motivazione della “Medaglia d’oro al valor militare alla memoria” recita:

“Ufficiale del genio, all’onta della resa preferiva l’incerto destino del ribelle della montagna. Raccolti ed organizzati parecchi militari sbandati, a capo di essi combatteva a fianco di una formazione partigiana della zona il cui comandante, in riconoscimento del suo slancio e del suo spirito combattivo, gli affidava il comando di una compagnia. Riunitosi finalmente ai fratelli italiani combattenti in Balcania, ne seguiva le sorti, percorrendo migliaia di chilometri tra sacrifici e privazioni di ogni genere. Nel corso di un duro combattimento contro bande musulmane albanesi, accerchiato da un forte ed agguerrito contingente nemico ed in difficile situazione, resisteva con accanimento per parecchie ore, fornendo mirabile esempio di ardore combattivo e di eroismo. Colpito a morte chiudeva, sul campo di battaglia, la sua giovinezza eroica, tra i propri soldati da lui guidati in ogni circostanza al combattimento con eccezionale coraggio”.

La scuola Bonetti

A Pierfranco Bonetti “Medaglia d’oro al valor militare alla memoria” è stata intitolata una scuola elementare a Milano, nella zona di Città Studi, in via Tajani 12. All’ingresso dell’edificio scolastico è posta una targa, ormai deteriorata dal tempo, e a stento si legge ciò che vi è scritto. Più volte è stata fatta richiesta al Comune di Milano di ripristinarne la leggibilità e di dare decoro a quella pietra che ricorda quel giovane combattente della libertà, senza mai avere uno straccio di risposta; a Roma una via, nel quartiere Spinaceto, porta il suo nome.

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25 aprile: uniti per la difesa e l’attuazione della Costituzione

Il 25 aprile cade quest’anno in un momento di crisi politica e sociale senza precedenti.

E’ sotto gli occhi di tutti il totale vuoto da parte del governo degli interventi che si renderebbero necessari per affrontare la gravissima situazione economico-sociale in atto.

Situazione che colpisce sempre di più l’occupazione, le condizioni di vita delle famiglie e le prospettive dei giovani.

Un vuoto che la maggioranza al potere vorrebbe colmare mediante una falsa rappresentazione mediatica della realtà.

Questa destra berlusconiana è dedita essenzialmente a trasformare il nostro sistema politico da quello parlamentare, conforme ai principi e alle regole disegnate dalla Costituzione, ad un sistema autoritario e personale non più soggetto alle forme e ai limiti previsti dalle Istituzioni di garanzia.

Ciò avviene attraverso una serie di iniziative della maggioranza di governo, e in particolare dell’attuale premier, che sta creando nel nostro Paese una drammatica contrapposizione tendente a realizzare, e in parte ha già realizzato, un vero e proprio mutamento di regime.

Il momento è grave, ed è in relazione ad esso che l’ANPI lancia un appello affinché questo 25 aprile, festa della Liberazione d’Italia dai totalitarismi fascista e nazista, divenga un grande momento di mobilitazione civile e unitaria, di presa di coscienza da parte di tutti gli italiani per la difesa e l’affermazione dei principi e dei valori della Costituzione.

Tutto questo nella memoria del significato profondo che ha avuto nella storia d’Italia la lotta di Liberazione nazionale per la fondazione repubblicana e costituzionale che è stata, e deve continuare ad essere la bussola per il presente e il futuro della nostra democrazia.

Marzo 2010

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALI ANPI

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L’Innocenti nasce a Milano nel 1933, nello storico quartiere di Lambrate prendendo il nome dal suo fondatore, Ferdinando Innocenti.

Sviluppando la tecnologia meccanica, applicata alla fabbricazione del tubo di acciaio, l’Innocenti diviene presto una delle più importanti aziende italiane.

Come altre realtà metallurgiche, nel periodo della guerra, si converte alla produzione bellica.

Nel dopoguerra sviluppa una propria identità industriale e, dando occupazione a migliaia di lavoratori, assume il ruolo di motore trainante dell’economia milanese.

L’Innocenti è conosciuta e apprezzata per la produzione della Lambretta e anche per i moderni impianti siderurgici che realizzerà in tutto il mondo.

Nel marzo del 1944 si svolgono nel Nord Italia e nella nostra città grandi scioperi contro la guerra e l’occupazione nazista. Durante lo sciopero numerosi lavoratori vengono arrestati e deportati nei lager tedeschi.

Il traffico tranviario si paralizza per alcuni giorni, non funzionano i servizi postali, vengono chiusi gli sportelli delle banche.

Nelle Università gli studenti disertano le lezioni e manifestano per le strade.

Compatta è l’adesione allo sciopero delle fabbriche presenti nella nostra zona (l’attuale Zona 3). Vi partecipano le maestranze della Bianchi di viale Abruzzi, della Olap-Siemens di piazza Leonardo Da Vinci, della Safar di via Corti, dei depositi Atm di via Teodosio e via Monteverdi e i ferrovieri dello smistamento di Lambrate.

All’Innocenti operano clandestinamente i gruppi partigiani delle Brigate Garibaldi, la 118a e 194a.

Il 1 Marzo 1944 alle ore 10 inizia lo sciopero all’Innocenti.

Il 10 marzo, di mattina, le SS entrano nello stabilimento, bloccano le uscite e cominciano a sparare, radunando i lavoratori in cortile.

Quattordici operai vengono arrestati e portati a San Vittore: Giuseppe Arrisari, Giacomo Banfi, Luigi Colombo, Agostino Corno, Giacomo Costa, Vincenzo De Silvestri, Giovanni Dolfi, Agostino Mantica, Giovanni Poloni, Alfredo Pozzi, Battista Previtali, Luigi Radice, Adamo Sordini, Dante Villa e Luigi Marzagalli che era già stato arrestato, nel febbraio.

Dopo cinque giorni, i lavoratori arrestati verranno trasferiti a Bergamo, nel carcere di Sant’Agata e successivamente tradotti alla Caserma della 68° Fanteria, in Borgo Santa Caterina, a Bergamo Alta.

Il 17 marzo sono 660 i lavoratori arrestati durante gli scioperi sviluppatisi nel Nord Italia. Nel trasferimento dalla reclusione di Bergamo, gli operai vengono fatti sfilare per le vie della città, seguiti dai parenti e diretti verso la stazione ferroviaria. Qui vengono caricati sui famigerati carri bestiame con destinazione Mauthausen, dove giungeranno dopo tre giorni. Arrivati a Mauthausen subiranno il trattamento riservato a tutti i “nuovi arrivati”: denudati, spogliati di ogni avere, selezionati in base alle condizioni di salute o di età. Tutti coloro che presentavano qualche handicap di tipo fisico, come Alfredo Pozzi, vengono subito inviati alle camere a gas.

Inizia da quel momento la tragica sorte degli internati nei campi di sterminio nazista. L’implacabile e meticolosa opera di annientamento colpirà anche i lavoratori dell’Innocenti. Il loro tragico destino, insieme a decine di migliaia di perseguitati dal nazifascismo formano il nostro patrimonio di storia e identità.

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Il 14 gennaio 1945, al Campo Giuriati, un rettangolo molto frequentato dai ragazzi di periferia per la  bellissima pista per atleti, viene trasformato dai repubblichini di Salò in un mattatoio per uomini. Lì, in quel mattino freddo di gennaio, dopo un processo burletta vengono fucilati i giovanissimi del Fronte della Gioventù di via Pomposa: Bazzoni Sergio, Botta Renzo, Capecchi Arturo, Giardino Roberto, Folli Attilio, Serrani Giancarlo, Ricotti Roberto, Rossato Giuseppe, Rossi Luciano, Ricotti Roberto. L’età variava dai 18 ai 22 anni.

La mattanza viene replicata il 2 febbraio 1945, dopo un altro processo farsa contro i gappisti Luigi Campegi (capo della 3a Gap dal luglio al dicembre 1944), Venerino Mantovani, Oliviero Volpones, Vittorio Resti, Franco Mandelli.

Di fronte ai giudici il comandante Campegi consapevole di ciò che lo aspetta così esclama: “Io non riconosco a voi nessun diritto di giudicarmi, né del resto lo potete fare perché siete degli assassini che io, il capo dei Gap, vorrei poter condannare”.  La sentenza viene accolta al canto di “Bandiera Rossa”.

Anche la sorte di Franci Luigi, Gino per gli amici, è legata al campo Giuriati e all’assassinio del comandante Campegi e dei suoi compagni gappisti.

Gino abitava nelle case popolari di via Aselli 6 e aveva una grande passione per la bici da corsa. Le cronache giornalistiche lombarde anteguerra riportavano le sue numerose vittorie conquistate sulle strade della Brianza. La sua specialità erano le volate, perché aveva buona gamba e i suoi avversari lo temevano soprattutto negli sprint finali. Di mestiere faceva l’incisore perché a quei tempi non si campava con i soli pedali.

L’8 settembre è il giorno dell’Armistizio. Gino non ha dubbi, sceglie la libertà, la montagna e i partigiani. Poi verrà il tempo della città e dei Gap. Bisognava non dare tregua ai nemici della Gnr, della Muti, della Decima Mas e della Wehrmacht. Il suo impegno è totale nella preparazione e nelle conseguenti azioni sappiste e gappiste. L’essere stato corridore ciclista professionista conosciuto e apprezzato per le sue vittorie gli consente, tra l’altro, di avere un permesso speciale rilasciato dalla Questura di Milano per circolare liberamente con la sua bici da corsa. Come il “grande Gino Bartali” il Gino Franci utilizza il suo velocipede per nascondere, trafugare e trasportare documenti e materiale di propaganda nel telaio, in barba ai controlli polizieschi.

Intanto la Liberazione si avvicina e lo scontro si fa più cruento. I nazifascisti sentono prossima la sconfitta e rispondono in modo sempre più vendicativo e spietato con rappresaglie e fucilazioni.

Sono passati solo due giorni dall’uccisione di Campegi e degli altri compagni. E’ il 4 febbraio 1945, bisogna rispondere all’ennesimo massacro del Giuriati. Sono in cinque quella sera: Gino, la bellissima Maria Selvetti, nome di battaglia “Lina”, Albino Ressi “Erminio”, Albino Trecchi “Bimbo” e Luigi Arcalini “Lince”. Il gruppo è affiatato, ha operato spesso assieme e sempre con successo. Dalle parti di corso Garibaldi, in via Pontaccio, c’è la mensa-covo della Ettore Muti da colpire. Ma qualcosa va storto. La bomba esplode anticipatamente e Gino, “Lina” e i suoi compagni non faranno più ritorno a casa. Prima di partire per l’azione Gino si era raccomandato all’amico partigiano “Nan” (Edoardo Clerici): “Se non mi vedrai tornare avvisa la mia mamma”.

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SOSPESA CAUSA MALTEMPO  – “PIOVE !  GOVERNO LADRO !”

Domenica 21 marzo saremo presenti con uno stand in piazza Leonardo da Vinci alla “Festa per un 21 marzo colorato, democratico e solidale”, su invito del Comitato di Zona 3 per una Scuola di Qualità.

Partecipiamo numerosi

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Oltre il ponte

Storie e testimonianze della Resistenza in Zona 3

Porta Venezia, Città Studi, Ortica-Lambrate

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Piccole storie per una grande Storia si dipanano lungo il sentiero narrativo del libro.

Gli autori raccontano per bocca di personaggi, più o meno noti,  e attraverso testimonianze  e microstorie, momenti ed episodi della vita milanese durante la Resistenza, nei quartieri di Porta Venezia, Lambrate, Ortica e Città Studi.

I protagonisti percorrono gli anni delle bombe , della fame e  del terrore . Vivono la paura delle rappresaglie, delle fucilazioni, degli arresti e delle deportazioni nei campi di sterminio in Germania. Partecipano alle lotte nelle grandi fabbriche, agli scioperi, ai sabotaggi ed alle attività clandestine. Ognuno dà il proprio contributo: uomini, donne, giovani, vecchi e bambini, operai, tramvieri, bancari, artigiani,studenti, insegnanti e dirigenti delle scuole e delle università. Esultano in una Milano che insorge alla ricerca del riscatto per un mondo più giusto.

Un bel libro che è anche un passo importante per la ricostruzione di quella  Memoria che ci deve riportare  alle origini e alle radici della nostra Costituzione Repubblicana.

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