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Archive for febbraio 2011

Penso al libro di Libero Traversa Avevamo 15 anni e vado a rileggere il suo intervento a una conferenza ANPI,  riportato nel nostro sito in “Letteratura partigiana”: leggo così di ragazzi caduti per mano nazifascista all’età di 15, 16, 17anni.

Aveva 16 anni Amleto Livi, il martire che avrebbe dato il suo nome al glorioso Convitto Rinascita.
Per ricordare altri ragazzi, caduti nella mia zona: aveva 15 anni Vincenzo Arcari, fucilato a Omegna; avevano 17 anni Libero Basaglia ed Elvezio Rossi, fucilati a Milano. E avevano 16 anni tre dei quattro martiri di via Botticelli, fucilati dai fascisti il 6 gennaio 1945, Tullio Di Parti, Orazio Maron, Giancarlo Tonissi. L’altro, Giuseppe Bodra, ne aveva ben 18, come molti di Porta Romana, appartenenti al Fronte della Gioventù di Eugenio Curiel, fucilati al Campo Giuriati il 14 gennaio 1945.”

Ma non è di loro che voglio parlare, bensì di altri due ragazzi, anzi bambini, che Libero ci ricorda: Gennaro Capuozzo, 12 anni e Gian Luigi Arioli, 11 anni. Uno morto a Napoli durante le 4 giornate eroiche del 1943, l’altro ucciso a Milano dai fascisti il 26 aprile 1945, unendo Sud e Nord nella lotta  per la libertà: altro grande insegnamento che ci lasciano questi due piccoli eroi strappati dalla morte all’età dei giochi e della spensieratezza. (altro…)

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Dieci racconti, ossia dieci avventure che sono in realtà come dieci capitoli di un romanzo. La vita di un uomo, quasi autobiografia, per episodi salienti che si possono raggruppare in tre momenti della storia e della vita anche di tante altre persone: i momenti della lotta di Resistenza, il tempo precedente e quello successivo. Noi qui ci soffermiamo solo sui tre racconti che hanno per contenuto vicende collegabili alla lotta  partigiana.

Il primo, “L’amore di Maria”, ci narra dell’amore sbocciato a Mergozzo  tra la staffetta partigiana Maria e Giovanni, milite della Decima Mas che, per amore, muore nel tentativo di liberare la sua amata dalla prigione dove è stata rinchiusa dai suoi amici fascisti.

Si sviluppa nel principio di quell’indimenticabile estate del ’44 il breve racconto “La svolta”. (altro…)

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E’ un romanzo per ragazzi, con una forte presenza di elementi autobiografici (“anche se i personaggi di questo libro sono immaginari, essi somigliano molto ai miei compagni d’infanzia”) questo che Guido Petter ha pubblicato  nel 1972.

Ambientata in un paese  della sponda lombarda del lago Maggiore durante la seconda guerra mondiale nel 1944, la storia è raccontata dal protagonista Borsa. Insieme ai suoi compagni di giochi Alex, Gambadiragno, Scheletro, il Gran Lama e Gildo  egli costituisce una banda  i cui componenti  rispettano regole e compiti condivisi, si allenano con armi improvvisate, costruiscono ripari, perlustrano il territorio, inventano un codice segreto e imparano ad essere solidali l’uno con l’altro. E presto si trovano a combattere  una piccola guerra con la banda rivale delle “teste di ferro”. Ma nel settembre del 1944 sono coinvolti nella realtà drammatica della guerra e della Resistenza. (altro…)

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E la bandiera
di tre colori
è sempre stata la più bella!
Noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!
Noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!
La libertà! La libertà

Ricordo che alle elementari intonavamo in classe questo canto, e ancora ricordo quel che le maestre  ci dicevano: il verde è il colore simbolo delle nostre pianure, il bianco delle nevi delle nostre montagne, il rosso il colore del sangue dei nostri patrioti. Non so se questo corrisponda alla verità, se i colori siano stati scelti effettivamente con questo intento; mancherebbero d’altro canto l’azzurro del mare e il colore caldo del nostro sole. (altro…)

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Il 26 e 27 febbraio 2011, Congresso provinciale presso il Centro congressi della Provincia, via Corridoni 16

Verso il Congresso Nazionale:
“più forza all’antifascismo, più futuro per la democrazia”

Programma

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“Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.”

Così canta Battiato nella sua profetica canzone. E come non dargli ragione quando vediamo oggi la nostra Patria in mano al lenone di Arcore, ai corruttori e ai poteri politico-mafiosi.

Patria:  “terra dei padri” recitano i dizionari. E i nostri padri, lo diciamo alto e forte, sono stati i garibaldini e quegli italiani virtuosi che combatterono per l’Unità d’Italia prima, e per la Liberazione dal nazifascismo poi. Certo, tra la Patria che avevano sognato i figli migliori del Risorgimento italiano e quelli che animarono la Resistenza al nazifascismo, lo scarto  con la realtà appare oceanico.

Siamo a 150anni dall’Unità d’Italia ed è tempo di bilanci e mi chiedo: “Ma quante patrie ha avuto questo benedetto-maledetto Paese nel suo lungo cammino?”Certo Garibaldi e Mazzini pensavano e sognavano una Patria repubblicana in cui gli uomini avrebbero avuto piena cittadinanza e non sudditanza come invece li ingabbiò lo Statuto Albertino dei Savoia all’indomani dell’Unità. Sì, perché in quello Stato dei regnanti “piemontesi” non si era cittadini, ma solo sudditi senza diritti. (altro…)

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Nell’autunno del 1944 eravamo un gruppo di studenti all’Istituto per Geometri “Cattaneo” di Milano e avevamo tutti tra i 15 e 16 anni. Costituimmo una squadra di cinque membri all’interno del 23° Distaccamento della Brigata Rosselli di “Giustizia e Libertà”. La squadra operava in città clandestinamente con azioni di propaganda e militari.

Libero Traversa dopo la Liberazione con la divisa fornita ai partigiani dagli inglesi

Caposquadra era Luigi, nome di battaglia “Ulisse”, mentre io divenni “Aiace”: eravamo freschi di Iliade. Ulisse venne arrestato dalla Muti durante l’inverno e deportato  nel campo di concentramento di Bolzano e io dovetti sostituirlo.

La nostra attività consisteva nel lancio di volantini antifascisti  nei teatri e nei cinema, sui mercati ambulanti, davanti alle scuole e alle Università, fuori dalle fabbriche all’uscita degli operai e sul sagrato delle chiese al termine della messa. Più volte fummo rincorsi dai fascisti con relative sparatorie nelle vie di Milano. Partecipavamo come “pali” alle azioni di disarmo dei fascisti, compiute da squadre partigiane durante il coprifuoco notturno.

Il mio primo comizio fu davanti ad una fabbrica del Giambellino: all’uscita degli operai  saltai su un  cumulo di macerie e gridai “ Morte al fascismo, viva i partigiani!”. Fu proprio un bel comizio.

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Sbandati

L’ANPI provinciale di Monza e Brianza indice un Bando di selezione per esibizioni musicali per tre serate di spettacoli da tenersi in occasione del Festival Provinciale, il bando è rivolto a gruppi giovanili, è articolato in quattro categorie

  • gruppi musicali emergenti nella struttura del gruppo rock
  • gruppi musicali a progetto scolastico
  • gruppi musicali di indirizzo classico
  • over 22

Le iscrizioni di adesione dovranno pervenire entro il 28 febbraio all’indirizzo:

ANPI Comitato Provinciale di Monza e Brianza
viale Vittorio Veneto 1
20052 Monza

Per informazioni, schede di iscrizione e tutto il resto :

www.sbandanpi.it

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Staffetta partigiana nella brigata “7° Alpini” operante nel Bellunese, Tina, dopo la guerra, scrive come corrispondente per L’Unità. Pubblicati nel 1957 questi otto racconti hanno per protagoniste donne che hanno combattuto nella Resistenza : antieroine, che agiscono con la semplicità delle popolane della montagna veneta dentro una guerra totale che s’insedia nei loro paesi, appicca incendi alle loro case e pone in gioco, in ogni istante, le loro vite. Donne fiancheggiatrici coraggiose e preziose: staffette, portaordini, raccoglitrici di viveri , indumenti e materiali necessari per i combattenti, propagandiste per la consegna di stampa clandestina, informatrici, insomma,  elementi indispensabili al collegamento.

Menica è l’ anziana bottegaia del primo racconto (altro…)

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