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Archive for aprile 2011

Innanzitutto quello che è successo dopo la Liberazione non può prescindere da quello che è avvenuto prima.

Dobbiamo tener conto che dopo l’8 settembre 1943 l’Italia del Centro e del Nord è stata occupata dall’esercito tedesco.
Nei giorni seguenti, con la nascita della Repubblica fascista di Salò, i tedeschi hanno affidato i compiti amministrativi e di polizia ai repubblichini.
Era intanto nata la Resistenza armata sulle montagne, nelle città e nelle campagne.

Soldati italiani massacrati a Cefalonia

L’Esercito italiano, disorientato dalla fuga del governo del re e di molti generali, in gran parte si schierò contro i tedeschi. Molti reparti andarono in montagna: erano i “badogliani” poi diventati partigiani.

Centinaia di migliaia di soldati all’estero (Balcani, Francia, isole greche) si rifiutarono di continuare a combattere accanto all’esercito di Hitler e preferirono i campi di concentramento in Germania. Altri vennero massacrati combattendo contro i tedeschi, come a Cefalonia e Corfù.
Altri ancora diedero vita nell’Italia del Sud al Corpo Italiano di Liberazione, combattendo accanto agli anglo-americani, lasciando sul campo migliaia di caduti.

A Milano, prima del 25 Aprile

A Milano durante l’occupazione erano i tedeschi a comandare, pur delegando ai fascisti i compiti più infami (rastrellamenti, arresti, fucilazioni). (altro…)

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Dopo la fine della guerra

I partigiani furono smobilitati e tornarono alle loro occupazioni, sempre che le trovassero ancora, poiché molte fabbriche erano state distrutte. Comunque si dedicarono alla ricostruzione.

Tuttavia non si può certo dimenticare che vi furono episodi, compiuti da singoli o gruppi, con rappresaglie e vendette anche personali, frutto amaro dei delitti e dei danni perpetrati dal fascismo e dai nazisti. Questi episodi, anche gravi, sono sempre stati condannati dalle associazioni partigiane e dai partiti antifascisti.

Nel dopoguerra vi furono anche gruppi di ex-partigiani che non vollero considerare chiusa la Resistenza. Ancora nel ’45 alcuni partigiani delle ex-formazioni “Matteotti” tentarono di tornare in montagna.

Negli anni successivi alcuni gruppi di ex-partigiani svolsero opera di servizio di vigilanza nelle campagne lombarde per conto dell’Agip di cui era presidente il comandante partigiano Enrico Mattei, democristiano.

Uomini della "Volante rossa"

Tra le storie più rilevanti a Milano vi fu quella della “Volante rossa”, nata  nel 1946 come servizio d’ordine della Federazione comunista e composta da giovani ex-partigiani. Alcuni di loro si staccarono e diedero vita ad attività clandestine con l’uccisione di esponenti neofascisti.

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Video-cronaca della giornata, partenza con biciclette e auto resistenti, posa delle corone con la declamazione di poesie, prose e articoli della Costituzione, ritrovo alla cooperativa con i compagni delle altre sezioni e infine la partecipazione al corteo unitario con il nostro striscione da tanti immortalato, i canti, i colori e per finire il discorso di Smuraglia.

E’ stata proprio una bella giornata di festa!

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Dal sito di Repubblica con lo striscione più fotografato nel corteo

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Trovate qui il prezioso e intelligente lavoro di alcuni compagni, una raccolta di poesie, prose e articoli della Costituzione la cui lettura accompagnerà la posa delle corone alle lapidi della nostra zona, la mattina del 25 Aprile.

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ANPI sezione “25 APRILE”  via Lomellina, 14

Come ogni anno, il 25 Aprile, ricordiamo i caduti per la libertà portando le corone alle lapidi della nostra zona. Il pallino rosso indica le lapidi che raggiungeremo in bici (ma anche in auto…)


         

Partenza ore 9,00 da via Ponzio 35 davanti al comando dei Vigili.

Alle ore 12, giunti alla Cooperativa

“La Liberazione”  di via Lomellina 14, 

ricorderemo, festeggeremo e brinderemo  alla Liberazione

Locandina   

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Pubblichiamo l’intervista di Oreste Pivetta al professor Carlo Smuraglia, neo Presidente Nazionale dell’Anpi, pubblicata su lUnità del 18 aprile.

Dagli insulti ai magistrati, dalle offese ripetute alla istituzioni, dall’assalto alla Costituzione all’occupazione della televisione pubblica, ai nuovi attacchi nei confronti della scuola pubblica: è il quadro di un paese, che vive alcuni tra i suoi giorni peggiori, che deve assistere a una messinscena, dal copione ormai risaputo, ripetuto, noioso, che frastorna però, che confonde le idee, che nel frastuono continuo maschera le minacce alla democrazia.

Carlo Smuraglia cita Carlo Azeglio Ciampi: non è questo il paese che sognavamo. Non è il paese che volevano quanti si sono battuti contro il fascismo e contro il nazismo, non è il paese che attraverso la sua carta costituzionale si garantiva un futuro di libertà, lasciandosi alle spalle le macerie dell’oppressione. Carlo Smuraglia, una vita di studio e di politica, è diventato presidente dell’Anpi, a una settimana da un altro 25 Aprile, che torna a dirci quanto attuali e quanto vivi siano quei valori e quei principi per i quali si combattè ormai più di un sessantennio fa.

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TUTTI GLI ISCRITTI ALLA SEZIONE “ANPI 25 APRILE” – CITTA’ STUDI, ESPRIMONO LA LORO GIOIA NELL’APPRENDERE LA NOMINA DI PRESIDENTE DELL’ANPI NAZIONALE DEL CARISSIMO PROFESSOR CARLO SMURAGLIA.
CONGRATULAZIONI PRESIDENTE E BUON LAVORO.

Il Comitato di Sezione “Anpi 25 Aprile” – Città Studi.

Leggi l’intervista al prof. Smuraglia sul sito dell’Anpi Nazionale: “L’Anpi coscienza critica dell’Italia”

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Risorgimento e Resistenza : perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione.

Il libro, il cui autore è un noto giornalista del “Corriere della Sera”, nonché scrittore, è da consigliare perché è uno dei pochi che dimostra il legame tra il Risorgimento e la Resistenza, proprio in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.

Dice Cazzullo: “ Il Risorgimento oggi non è di moda e anche la Resistenza viene spesso ignorata se non calunniata.”

Ma l’Italia è questa: quella che nasce regno e diventa Repubblica, con la sua Costituzione nata dalla Resistenza.

Il libro racconta di 150 anni di storia dalle guerre risorgimentali a quelle coloniali, dalla prima alla seconda guerra mondiale passando per la tragedia del fascismo. Vi si raccontano le belle pagine  gloriose dei patrioti caduti nel Risorgimento e dei partigiani caduti nella Resistenza.

Forse si può non condividere tutte le pagine scritte da Cazzullo, qualche volta segnate da giudizi non sempre condivisibili. Il libro rimane tuttavia una testimonianza importante che dimostra come l’Italia di oggi, con tutti i suoi pregi e i suoi enormi difetti, sia frutto di un primo Risorgimento che non si sarebbe compiuto se non ci fosse stata la Resistenza antifascista, non a caso celebrata come “secondo Risorgimento”.

In un momento in cui c’è chi vorrebbe riscrivere la storia, persino nei libri di testo, ben vengano libri come quello di Aldo Cazzullo.

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Il ricordo commosso che ogni anno tributiamo alla Guardia di Pubblica Sicurezza Antonio Marino, caduto il 12 aprile 1973, nel corso di una manifestazione neofascista, non autorizzata dalla Questura di Milano, voglio quest’anno legarlo alla celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Non è questo un accostamento azzardato perché sussiste, a mio avviso, un legame molto stretto e profondo tra i protagonisti del nostro Risorgimento che contribuirono a realizzare il 17 marzo 1861 l’unità del nostro Paese, chi restituì la libertà all’Italia nel corso della Guerra di Liberazione e coloro che, negli anni della strategia della tensione e del terrorismo, seppero difendere le istituzioni repubblicane dagli attacchi eversivi.

Giustamente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso del 24 aprile 2010 al Teatro alla Scala sottolineava che “Il 25 aprile è non solo Festa della Liberazione: è Festa della riunificazione d’Italia. Dopo essere stata per 20 mesi tagliata in due, l’Italia si riunifica, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, su cui si era finalmente affacciata come moderno Stato unitario nel 1861, con il compimento del moto risorgimentale”.

Ma altrettanto fondamentale, come prima ricordavo, è stata, nel terribile periodo della strategia della tensione e del terrorismo, la tenuta della nostra città e dell’intero Paese contro gli attacchi eversivi, tenuta che ha consentito di salvaguardare le istituzioni repubblicane.

Antonio Marino, caduto il 12 aprile 1973 in via Bellotti, è stato insignito il 9 maggio del 2009 di un’onorificenza importantissima da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: la Medaglia d’Oro al Valor Civile, per aver salvato un suo collega, nel momento in cui si era accorto che una bomba a mano era stata scagliata nella direzione in cui si trovava il suo reparto.

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