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Archive for dicembre 2011

“E’ necessario ricordare la storia vissuta soprattutto in questo momento in cui è in atto un’offensiva volta a negare il movimento resistenziale come base della nostra democrazia”. Questa la motivazione principale che ha portato l’autore a pubblicare la sua testimonianza nel 2005, senza pretese storicistiche o letterarie, assieme all’esigenza di conservare momenti importanti della storia di un territorio, la storia di tanti ragazzi delle valli del  Parma e del Baganza, del Cedra e dell’Enza, di Langhirano e di Felino che hanno combattuto per la libertà.

Testimonianza di vita partigiana e insieme racconto di una esperienza esaltante e drammatica. Storia autobiografica, quasi racconto di formazione. C’è un narratore senza nome che, testimone, lascia parlare i fatti, i luoghi, i personaggi e le sensazioni. L’adulto che scrive la storia naturalmente un nome ce l’ha: è Renato Lori, il partigiano “Crik”.
Il ragazzo è arruolato negli alpini, insieme ad altri coetanei, e spedito a Gemona nel Friuli. (altro…)

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Nel giorno di Natale è morto nella sua casa di Milano Giorgio Bocca, comandante partigiano, scrittore e giornalista.  Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato Bocca come “figura di spicco del movimento partigiano rimasto sempre coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia. Dedicatosi subito al giornalismo di inchiesta e di battaglia civile Bocca ha scandagliato nel tempo la realtà del nostro paese e le sue trasformazioni sociali con straordinaria intransigenza e combattività”.

Comunicato ANPI

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 Riportiamo da Repubblica del 2 dicembre un interessante intervento di Gustavo Zagrebelsky,  che può diventare spunto per confronto e sviluppo dei concetti esposti.

  “Se il diritto ha il dovere di pensare al futuro”

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La Cooperativa ‘La Liberazione’ di via Lomellina 14, ha festeggiato il ritorno di Giuseppe Garibaldi, attraverso un bel dipinto dalle dimensioni ciclopiche, datato fine anni ’40 del secolo scorso, il cui autore resta ancora sconosciuto.
L’eroe dei due mondi aveva bisogno, da tempo, di un restauro e ci si è affidati alla ‘FERRARI RESTAURI’, che doverosamente ringraziamo per il pregevole recupero dell’opera. In particolare il nostro affettuoso grazie va alla restauratrice Veronica Sfondrini, che con competenza e maestria ha portato a termine l’operazione restauratrice del dipinto, e che nel contesto dei festeggiamenti ci ha relazionato sulle varie fasi del lavoro, che di seguito riportiamo in immagini.

Durante il conviviale pranzo tra un antipasto, un primo, un secondo e dessert, i presenti sono stati chiamati a raccontare aneddoti e curiosità sulla vita leggendaria del generale Garibaldi. Ne riportiamo alcuni: i Mille non erano 1.000, ma 1.089; le camicie rosse erano state confezionate con stoffe provenienti dal Brasile; negli 8.100 comuni d’Italia, ben 5.500 di questi hanno dedicato vie, viali, corsi e piazze al nostro eroe; tra i Mille c’era una sola donna, la savoiarda Rosalia  Montmasson, la quale si mimetizzava vestendosi da uomo; al seguito della spedizione, come corrispondente di guerra, si era aggregato lo scrittore Alexandre Dumas autore del notissimo ‘I tre moschettieri’; molta antipatia ha riscontrato il luogotenente del generale Nino Bixio per via dell’eccidio di Bronte; la quota più numerosa dei Mille era composta da ben 250 avvocati; 100 erano medici, 20 i farmacisti,50 tra ingegneri, capitani di nave e commercianti; una dozzina di volontari erano artisti vari e c’erano pure 59 carabinieri genovesi. A completare il variegato gruppo troviamo tra gli altri anche qualche prete. Un commensale ha ricordato infine che molte formazioni partigiane, durante la lotta di Liberazione tra il 1943-1945, avevano assunto il nome di Brigate Garibaldi in onore del guerrigliero dei Due Mondi.

Guarda tutte le fasi del restauro

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Libro adatto anche per ragazzi dai 10 anni 

La protagonista del romanzo è Lilli o Lisetta, una ragazzina di otto anni sfollata in un paese, confinante al di là della montagna con la Svizzera, assieme alla mamma e al fratellino Fredo, a causa dei bombardamanti diventati sempre più frequenti sulla città di origine, mentre il papà , soldato, è prigioniero. Siamo nel 1944, in periodo di guerra, e in Italia c’è l’occupazione nazista. In alcune zone del paese, nasce e si sviluppa un movimento di Resistenza ad opera di formazione di partigiani , chiamati anche “ribelli”. Mentre a fondovalle circolano camion e camionette di tedeschi e fascisti, sui monti comandano i partigiani che sono , in massima parte, i giovani degli stessi paesi  e delle città rifugiati lassù per sfuggire alla prigione o addirittura dalla deportazione in Germania. Ecco, Lilli e le sue nuove amiche si trovano spesso a chiacchierare e a fare il bagno al torrente e un giorno , per paura di una biscia nell’acqua, Lilli è costretta  a rientrare in paese per un sentiero che la porta alla frazione dei Due Tassi dove incontra Gustìn, un vecchio contadino, una volta anche contrabbandiere, parente della mamma. Il giorno dopo passando, in fondo al paese, vicino a “villa Giulietta” dove abita sola la signorina Rebaudi, vede una ragazzina che nessuno conosce. (altro…)

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Nunzia Augeri iscritta per molti anni alla nostra sezione Anpi ci ha gentilmente fatto dono di questa straordinaria pagina di lotta resistenziale, tratta da Uomini sui monti di Mario De Micheli, che ha visto come protagonista il comandante partigiano Luciano Raimondi.

 “Vi sono delle formazioni, come ad esempio quella di Nicola (1), che raggiungono un complesso di 30 e persino 40 colpi in un mese… La domenica dell’11 giugno, dopo aver isolato la zona tagliando i fili del telefono, egli [Nicola] coi suoi uomini fermò il treno del mattino proveniente da Milano. Sul treno c’era una scorta di fascisti e di tedeschi che, colti di sorpresa, non reagirono affatto e consegnarono di buon grado armi e munizioni. Solo un maggiore della G.N.R. [Guardia Nazionale Repubblicana] tentò di opporre resistenza. Era riuscito senza farsi notare a rinchiudersi nel gabinetto e di lì, puntando il mitra dal finestrino, fece improvvisamente fuoco sui partigiani a terra. Morì male: i partigiani lo impiombarono in quel luogo reagendo di scatto con una precisione da tirasegno. I più sbalorditi erano i tedeschi. (altro…)

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Il 12 dicembre è una ricorrenza simbolo per Milano e per l’Italia tutta. Quel giorno del 1969 un attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, in Piazza Fontana, organizzato dai fascisti protetti da apparati dello Stato,  causò 17 morti e quasi cento feriti. Seguì una campagna di depistaggio ai danni della sinistra e degli anarchici. Solo la mobilitazione popolare riuscì a far  indirizzare le indagini verso l’area fascista e di estrema destra  senza però mai vedere l’arresto dei colpevoli e dei mandanti.
La manifestazione di quest’anno è stata preceduta da un Consiglio Comunale Straordinario dedicato al ricordo della strage,   durante il quale è intervenuto  anche il presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana, Carlo Arnoldi.

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