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Archive for marzo 2012

“Orazione civile per la Resistenza” è il nuovo libro (Promo Music – pagg.270 – Euro 14) di Daniele Biacchessi, giornalista e scrittore, vice-capo redattore di Radio24-Il Sole 24 ore, che ha al suo attivo 23 libri e una lunga attività di teatro civile.
Tra i suoi libri quelli dedicati a Fausto e Iaio, alle stragi di Piazza Fontana e della Stazione di Bologna.

“Orazione civile per la Resistenza” percorre la lunga strada del fascismo e dell’antifascismo,per giungere alla guerra e alla Resistenza, sostenendo e dimostrando che la Resistenza non è stata certo “guerra civile” ma Guerra di Liberazione dal nazi-fascismo. Nel libro appaiono anche le interviste a Tina Anselmi, Giorgio Bocca, Vittore Bocchetta, Gianfranco Maris, Carlo Smuraglia, Libero Traversa e Giuliano Vassalli.

Il libro è senz’altro da raccomandare anche come testo per le scuole.
Accanto al libro si svolgerà un lungo ciclo di spettacoli di teatro civile, interpretato da Biacchessi con altri attori e gruppi musicali. Il denso programma prevede iniziative in tutta Italia nei prossimi mesi e che si svolgeranno in Librerie, a cura dei Comuni , dei Consigli di Zona e di Sezioni dell’ANPI.

Il 29 aprile alle ore 17  “Orazione civile per la Resistenza” verrà presentato al Museo del Fumetto di Viale Campania a Milano

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Notizie e programma

Le Sezioni Anpi di Zona 3 organizzano per domenica 20 maggio un Viaggio della Memoria a Boves, cittadina che per prima in Italia conobbe la ferocia della rappresaglia nazista sulla popolazione civile.
Solo 11 giorni dopo l’armistizio le truppe tedesche diedero alle fiamme Bovescinaugurando la politica del terrore, 45 i morti tra cui il parroco bruciato vivo e  350 case distrutte .

Scrisse Giorgio Bocca in Storia dell’Italia partigiana: ” Boves, per quanto possa apparire assurdo, offre questo triste conforto: la strage e la crudeltà hanno un fondo, un villaggio bruciato non è un villaggio distrutto e un villaggio distrutto non sarebbe la fine della Resistenza. I ribelli scesi a Boves la sera dell’incendio hanno incontrato i paesani in fuga: si sono salutati, si sono parlati. E’ stato un altro amaro conforto: una popolazione punita, perseguitata dall’occupante, non è una popolazione ostile alla ribellione, è una popolazione ormai legata alla ribellione.”

Boves, 19 settembre 1943

A Boves è stata conferita la medaglia d’oro al valor civile, per aver sopportato «con eroico comportamento e stoico coraggio, per ben due volte, la rappresaglia crudele del nemico invasore, subendo la distruzione di numerose abitazioni e sacrificando la vita di molti suoi figli all’ideale patriottico» e anche la medaglia d’oro al valor militare: perché «Martoriata dalla ferocia teutonica, la città di Boves, culla della Resistenza armata piemontese, il 19 settembre 1943, con il primo sacrificio di 45 cittadini trucidati e 350 case incendiate, aggiungeva una pagina di gloria alle glorie d’Italia».

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Pubblicato la prima volta nel 1961, cioè quindici anni dopo la fine del conflitto mondiale, “La quarantasettesima” di Ubaldo Bertoli, giudicato da Franco Fortini “Bellissimo, di una semplicità veramente epica”, è un romanzo in cui l’autore racconta fatti realmente accaduti con personaggi realmente esistiti, senza forzare mai, facendo vivere i suoi partigiani, e inglesi, e fascisti e tedeschi, e montanari e facendoli morire senza intervenire.

Ed è proprio così che Bertoli racconta, senza forzare mai, di Holland maggiore inglese, paracadutato nella valli dell’Enza e del Parma per coordinare le attività partigiane e procurare rifornimenti di armi e vestiario attraverso i lanci programmati, che giudica la 47a Garibaldi “Una brigata dalla testa troppo calda” soprattutto la Griffith che è un distaccamento speciale della 47a. Ci parla di Tyler, altro militare inglese fuggito da un campo e capitato nelle vallate sulla sinistra dell’Enza dove una quarantina di giovani assediano e svuotano delle armi le caserme di carabinieri. Ci fa conoscere Afro in una casa a picco sul Termina dove abita ospite con i suoi compagni Lince, Moschetto e Vento, e Teresa rimasta sola con due figli dopo la deportazione del marito in Germania, che li ospita. Ci racconta di Afro che porta a Tyler un ufficiale tedesco catturato da solo dopo due giorni di assenza, con una rocambolesca avventura. (altro…)

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Un libro con immagini e illustrazioni, pubblicato nel 2009, adatto ad alunni delle ultime due classi delle scuole elementari  e di prima media.

Nato nel 1942, l’autore narra sotto forma di racconto-diario, in modo semplice e didascalico, gli eventi  vissuti da lui bambino e dalla sua famiglia a Roma, fino alla avvenuta liberazione della città.
Ci sono i razionamenti alimentari dovuti alla guerra, gli oscuramenti e gli allarmi aerei di giorno e di notte e le fughe precipitose verso casa o giù nelle cantine nei rifugi. I nonni Emilio ed Emilia, e nonna Anna. Ci sono le leggi razziali e le difficoltà che papà e mamma, che si amano, trovano nello sposarsi perché lei ha un sedicesimo di sangue ebreo nelle vene. Ci sono le deportazioni verso i campi di concentramento. Nello stesso palazzo dove abita Fabrizio, al primo piano, c’è la sede della milizia fascista dove, di notte, si sentono gli urli delle persone torturate.
Tre piani sopra , nell’appartamento di Fabrizio, si tengono riunioni di gruppi della Resistenza e nonno Emilio, ex ufficiale superiore durante la prima Guerra Mondiale, è costretto a nascondersi in casa di un cardinale. La mamma di Fabrizio trasporta , nascoste nel passeggino dove dorme il piccolo figlio, armi per i volontari della libertà. Spesso nel palazzo vengono nascosti militari ricercati e i vicini della nonna , in casa, hanno un nascondiglio dove possono vivere sei persone. “ Anche nascondersi è un modo per resistere”.
E poi la strage delle Fosse Ardeatine dove sono state uccise e sepolte 335 persone innocenti e l’arrivo degli Alleati e la liberazione di Roma il 4 giugno 1944. E il dopo con la riconquista della fiducia nel futuro e la speranza e l’amore… e la bicicletta di papà.

In fondo al libro brevi cenni alla vita durante la guerra e note storiche illustrative.

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Libro adatto ai bambini della scuola primaria

La narrazione della Resistenza è affidata ad un cagnolino, che si  chiama Fulmine,  che va alla ricerca del suo padroncino Nico tra le file dei partigiani. Il libro, pubblicato nel 2011 e  adatto ad alunni  della scuola primaria,  è scritto a due mani da Anna, che in versi racconta la storia del protagonista, e da Michele Sarfatti che ha scelto documenti originali (fotografie, lettere, saggi e testimonianze) raccolti da testimoni diretti e da protagonisti della lotta per la liberazione che affiancano il racconto per renderlo più comprensibile nel suo difficile contenuto storico.
Di Giulia Orecchia sono le belle immagini che illustrano il testo.

Fulmine si trova coinvolto in tutte le vicende caratteristiche della guerra partigiana e ne subisce, di volta in volta, il fascino dell’avventura e le ansie. (altro…)

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Il 22 giugno 1944, poco dopo le tredici, i nazisti prelevavano il partigiano Leopoldo Gasparotto (comandante delle formazioni lombarde di Giustizia e Libertà e braccio destro di Ferruccio Parri)  dal campo di prigionia di Fossoli (località nei pressi di Carpi in provincia di Modena) dove era detenuto dal 27 aprile.
Il prigioniero fa appena in tempo a consegnare all’amico Ferdinando Brenna un sottile quadernetto che teneva nascosto. Dopo aver messo in salvo il suo prezioso diario Leopoldo viene ammanettato e caricato su un’auto che parte a grande velocità nella calura estiva, seguita da una motocicletta con a bordo una SS.
Percorsi pochi chilometri l’auto si ferma e Gasparotto viene fatto incamminare per una stradina di campagna dove viene assassinato con una raffica di mitra alle spalle. Aveva solo 42 anni.
Due settimane dopo, il 12 luglio, i nazifascisti avrebbero ucciso con un colpo alla nuca altri sessantasette prigionieri del campo.
Proprio nelle pagine del diario di prigionia, pochi giorni prima di essere ucciso, Leopoldo Gasparotto manifesta tutta la sua passione e nostalgia per le montagne e per gli sconfinati spazi liberi. Le spedizioni in Caucaso e in Groenlandia, l’aperture di nuove vie sulle nostre Alpi, le prime ripetizioni e le frequentazioni di alcuni tra i più forti alpinisti dell’epoca ne fecero uno tra i protagonisti sulle crode.

Il volume racconta, documentandole con pregevoli immagini raccolte dallo stesso Gasparotto, le sue avventure verticali e le tappe fondamentali della sua vita con testimonianze di chi l’ha conosciuto.
La sua partecipazione alla Resistenza appare nel libro come la naturale prosecuzione e il compimento della sua attività alpinistica. La guerra partigiana infatti, verrà affrontata con lo stesso coraggio, la medesima ironia, il medesimo rigore che lo porterà al sacrificio.

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L’idea di donare un ramoscello di mimosa alle donne in occasione della Festa della Donna risale al primo dopoguerra, nel 1946, quando Luigi Longo propose di regalare alle donne un mazzolino di mughetti e violette, così come era in uso in Francia. Fu allora che Teresa Mattei, la partigiana Chicchi, propose invece la mimosa, più facile da trovarsi e per di più in piena fioritura nelle campagne: Perché non troviamo un fiore più povero? La campagna qui attorno è piena di mimosa, un fiore che a mio parere rappresenta la dolcezza e la fragilità femminile”, e la mimosa divenne così il simbolo della giornata dedicata alla Donna, il cui significato è forse oggi travisato ma che vuole essere ricordo delle lotte contro la discriminazione della condizione femminile, per la dignità e per la conquista di diritti inalienabili.
Teresa Mattei va ricordata per il suo impegno sul campo durante la Resistenza, quale comandante della Compagnia “Gianfranco Mattei” del Fronte della Gioventù, ma la sua attività antifascista iniziò ancora prima della guerra quando, assieme al padre e ai fratelli, nelle fila di Giustizia e Libertà, stampavano e affiggevano manifesti contro le guerre di conquista. “La Resistenza era fatta anche di piccole cose, che cominciarono molto prima dell’8 settembre, molto prima del 10 giugno ‘40”.
Suo fratello Gianfranco era studente del Politecnico di Milano, allievo prediletto del futuro premio Nobel Giulio Natta che gli dedicò il premio ricevuto, fabbricava esplosivi per i Gap. Catturato dalle SS e torturato nel carcere di via Tasso, si impiccò in cella nel febbraio 1944 per timore di cedere ai suoi carnefici.

La partigiana Chicchi stessa fu arrestata e subì le torture e le sevizie dei nazifascisti. Teresa fu una delle fondatrici dei Gruppi di Difesa della Donna e tra le prime iscritte all’Unione Donne Italiane, in seguito la “più giovane madre della Costituzione ” come recita il sottotitolo del libro di Patrizia Pacini a lei dedicato, eletta a soli 25 anni all’Assemblea Costituente; espulsa nel 1955 dal PCI continuò il suo impegno a favore delle donne,dei bambini, dei più deboli: a 80 anni la ritroviamo a Genova nel luglio del 2001 a manifestare contro i “grandi della Terra”.

“La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte”

Documento del Comitato Nazionale ANPI per la Festa della Donna

rg.

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