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Archive for ottobre 2012

A MICHI PESTALOZZA
( ricordando i suoi meravigliosi caffè bevuti a casa sua )

Sono qui a porgere l’estremo saluto alla compagna Michi e le condoglianze fraterne a Luigi e Alessandro, a nome dell’ANPI Provinciale di Milano e in particolare del suo presidente Roberto Cenati, che tra l’altro è stato suo coinquilino e amico per tanti anni.
Ma ora voglio parlare di lei come amico e compagno.
Michi era donna impegnata nella politica, militante antifascista, partecipava a tutte le iniziative dell’ANPI, a partire da quella del 25 Aprile e della sua sezione, la “25 Aprile”.
Donna di cultura, appassionata anche lei come Luigi, alla musica e alla pittura. Coppia fissa per andare al cinema e ai concerti con Luigi.
Accanto a Luigi nel PCI, in Rifondazione Comunista e nel Partito del Comunisti Italiani.
Partecipava alla vita della Associazione Culturale Marxista, ai convegni, spesso assieme a Silvia Vegetti e Anna Oldrini, sue amiche.
Michi fece un grande regalo a Luigi per il suo 70° compleanno, celebrato alla Sala Di Vittorio della Camera del Lavoro nel 1998.
Senza dirgli niente, raccolse e pubblicò in un libro le testimonianze di amicizia per Luigi di 108 personaggi della cultura e della politica, tra cui Abbado, Pinin Carpi, Enzo Collotti, Gillo Dorfles, Carlo Fontana, Roberto Leydi, Giacomo Manzoni, Citto Maselli, Riccardo Muti, Paolo Pietrangeli, Giovanni Raboni, Edoardo Sanguineti ed anche Armando Cossutta, Fausto Bertinotti,Giovanni Pesce, Luciano Gruppi, Livio Maitan, Riccardo Terzi, Pasquale Voza.
Poi accanto a Luigi nel 2007 quando gli venne consegnato l’Ambrogino d’Oro e alla festa per il suo 80° alla Cooperativa Liberazione, organizzata dalla loro sezione ANPI, la “25 Aprile”.
Luigi ha terminato da poco di scrivere un importante libro che vedrà la luce prossimamente.
Come sempre Michi l’ha aiutato a scriverlo perché come sempre leggeva (e correggeva) quello che Luigi scriveva.
E Luigi non poteva che dedicare a lei il suo libro.
Come poteva non farlo? Luigi e Michi erano una cosa sola.

Testo dell’intervento del compagno Libero Traversa al funerale di Michi Cima Pestalozza
( Cimitero di Lambrate – 12 ottobre 2012)

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Conoscevo Micaela Cima, sin dalla mia infanzia. La mia famiglia e quella dei miei nonni abitavano sullo stesso pianerottolo del Signor Cima e dei suoi figli, in via San Gregorio 53. Si può dire che costituivamo un’unica famiglia.             I rapporti erano così intensi e amichevoli che le porte dei due appartamenti erano quasi continuamente aperte. Sono rimaste aperte anche quando i figli del Signor Cima si sono sposati e nella casa dei miei faceva spesso visita l’amico inseparabile del signor Cima: Rocco, una bellissimo gattone bianco.Se penso a Michi mi viene automaticamente in mente la figura di suo padre, il Signor Cima, antifascista e comunista convinto che, ricordo, mi affidava il compito, quando la mattina ero a casa, di andargli a comprare “l’Avanti !” e “l’Unità”. 

Michi mi riporta indietro negli anni, quando nel caseggiato di via San Gregorio ci si conosceva tutti e i bambini frequentavano le case dei vicini per andare a giocare o fare merenda.
E ripenso a mia mamma che mi raccontava di quella volta che il Signor Cima, irriducibile oppositore al regime fascista, aveva scritto al figlio Tullio che era al fronte in Russia, parlandogli bene dell’Unione Sovietica. La lettera, passata al vaglio della censura, gli costò la reclusione a San Vittore per quaranta giorni. Quando uscì dal carcere i miei nonni vollero festeggiare l’evento con un brindisi al quale si unì il Signor Cima che, imperturbabile, gridò: “Viva l’Unione Sovietica”. Mio nonno che era molto pauroso impallidì e pregò il signor Cima di stare attento e di non ripetere più quelle frasi che avrebbero potuto metterlo in pericolo.

Micaela Cima, accanto, alla sua destra, Luigi Pestalozza

La Michi, come veniva chiamata da mia mamma, l’ho incontrata dopo diversi anni, in via Canaletto, sede della Sezione ANPI 25 Aprile e del Coordinamento di Zona 3, di cui, nel 1997, ero stato nominato responsabile. Ci siamo rivisti con immenso piacere. Michi era molto contenta nel vedermi impegnato nella nostra Associazione e mi accoglieva sempre con il suo bel sorriso. A volte, quando telefonavo a Luigi Pestalozza per qualche impegno dell’ANPI, mi rispondeva Michi ed entrambi facevamo considerazioni preoccupate sulla società e sulla situazione politica. Ci siamo ritrovati tante volte, nelle riunioni di Sezione o in occasione del 25 Aprile e devo dire che non riesco a separare l’immagine di Michi da quella di Luigi, perché li vedevo sempre insieme.
Mi rimane un rimpianto: quello di non essere riuscito, per una serie di ragioni contingenti, a rimettere in contatto mia mamma con Michi, anche se da parte di entrambe c’era il vivo desiderio di risentirsi per ricordare i giorni della loro giovinezza, felici, anche se attraversati dal dramma della guerra e del fascismo. Quel terribile periodo aveva rafforzato tra le nostre due famiglie quei sentimenti di solidarietà e amicizia che sono rimasti inalterati, nonostante il trascorrere del tempo.

Roberto Cenati

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Massacro di Etiopi
Mussolini e Graziani

Gli idioti posero. Chi fosse il cosiddetto “Maresciallo Graziani” sta scritto da tutte le parti: un guerrafondaio, non un guerriero, un forte coi deboli e coi forti un debole, anzi un idiota. Intendiamoci, qui non si vuol offendere nessuno, è la storia a parlare dei fatti, e l’etimologia degli aggettivi.
All’origine della nostra civiltà c’è la polis dei greci: chi la serve è un cittadino, chi se ne serve un idiota. Privato deriva dal latino, e connota privazione.

Centoventicinquemila euro è costato ai cittadini l’ennesimo gesto di una combriccola privata, idioti che fanno i propri comodi vociando che lo Stato è al servizio dei cittadini. Sono poi gli stessi che sotto-sotto alimentano l’idea che quelli che pagano sono idioti, rovesciando la verità pur di imbrogliare la gente onesta.
Tutti questi personaggi. Un privato che fa il sindaco ed interpreta il ruolo erigendo pubblici sepolcri a fascisti senza gloria. Un altro privato che fa il prete e benedice i monumenti, come avrà fatto un suo degno compare quando benediceva l’iprite. Un qualche consigliere regionale che media ed intermedia pranzando e cenando, un appetito insaziabile e un’inveterata abitudine da parassita. Una sindacalista della Cisnal che fa la presidentessa di una regione, una che o non sapeva o non poteva, cioè un’incapace, nella più benevola delle ipotesi, messa a fare un mestiere di cui non conosce nemmeno il senso.

Noi coltiviamo la civiltà. Noi rendiamo onore alla memoria. Ci tocca di veder trionfare tutti i giorni l’inciviltà, e di veder celebrare l’idiozia al posto dell’onore.

Migliaia di questi personaggi. Gente di tutte le risme. Faccendieri, avvocati, cantanti, ex fascisti o ex socialisti o ex qualcos’altro, mezzibusti, fascisti militanti, preti di un dio minore, giornalisti col pelo, sedicenti imprenditori, commercialisti di fondovalle, mediatori a tempo pieno, affaristi, palazzinari in debito d’aree, scolari asini e radicati nel territorio, praticanti di courettage, bancari aspiranti banchieri e banchieri non bancari, tutti in cerca d’autore, e tutti accomunati da un incrollabile e unica fede: molta libertà (privata) e poca giustizia, basta che se magna. In un ventennio si sono infilati dappertutto, gli è bastato trovare l’autore.
Questo non è un monumento alla memoria, non può, perché nulla di memorabile indica all’uomo civile. Qui si celebra piuttosto il funerale dell’intelligenza.
Per non ricascare nelle mani dei comunisti, dai quali peraltro non sono mai stati neanche lontanamente sfiorati, gli italiani non si sono mai fatti mancare niente. Dopo l’asino di Predappio hanno dovuto provare anche l’idiota di Arcore. Ma gli esperimenti hanno un costo, e siamo ancora di fronte alle macerie. L’altra volta c’è voluta la guerra mondiale, che per noi è diventata di Liberazione. Stavolta c’è voluta la guerra della finanza globalizzata, ma come ci libereremo dall’idiozia?

gzm

Giovanni Sartori

Polites: “… per i Greci l’uomo era, senza residuo, il polites, il cittadino, e la città precedeva il cittadino: era il polites a dover servire la polis, non la polis il polites.”
Idiota: “L’uomo non-politico era per i Greci un idion, un essere incompleto e carente (il nostro ‘idiota’) la cui insufficienza stava, potremmo dire, nella sua debolezza di polis.”

Giovanni Sartori: Enciclopedia delle Scienze Sociali – Treccani 1992
http://www.treccani.it/enciclopedia/democrazia_(Enciclopedia_delle_Scienze_Sociali)/

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Immagini dalla festa dell’Ortica

Clicca sull’immagine per seguire tutte le iniziative dei giorni di festa

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