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Archive for novembre 2012

Ciao Renato,
ricordarti vuol dire riportarti alla mente, ma anche al cuore, come dicevano i classici greci e latini, nella cui scia si era mosso quello straordinario poeta filosofo di Giacomo Leopardi, che piaceva a tutti e due, con il tema delle “Rimembranze”, quale contenitore indescrivibile di storie, affetti, sentimenti: insomma un universo nell’universo.
Ti ho conosciuto nel ’68 (il mitico ’68) quando era necessario, per iscriversi al PCI, essere presentati da almeno due garanti. Uno sei stato tu, l’altro l’indimenticabile amico prof. Giangiacomo Cantoni, filosofo e partigiano.
Con te è iniziata la mia avventura politica e con te mi recavo, nel fermento delle idee e delle passioni, alle assemblee studentesche a parlare di fascismo e antifascismo e a portare, in quel magma giovanile di confusione ideologica, un po’ di razionalità e conoscenze.
Con te andavamo anche alle assemblee dei movimenti cattolici più aperti per dialogare e confrontarci, ma soprattutto per trovare sintesi e unità di progetti tra noi materialisti storici (quelli dell’ideologia della terra) e loro i metafisici (quelli dell’ideologia del cielo).
Tu mi hai insegnato a non essere mai settario, ma sempre aperto al confronto, sottolineando che l’unità delle forze progressiste sono il bene più prezioso per la causa della democrazia.
Io caro Renato ti ho sempre apprezzato come un formidabile “animale politico” nel senso aristotelico, cioè a dire che senza la categoria politica l’uomo resta solo animale. Ma il politico non doveva mai prescindere dall’etica. Infatti per te, valori etici e politici erano una unità inscindibile e prendevi giustamente le distanze dal grande Machiavelli.
Ho sempre apprezzato la tua intelligenza, la tua memoria formidabile, l’eloquio preciso, asciutto, tranciante che metteva ko gli avversari nei dibattiti. Eri una forza della natura.
E poi non c’era argomento che tu non conoscessi.
Ricordo che mi ero appena laureato con una tesi su Karl Marx e Sigmund Freud, e che tra le opere di Marx considerate c’erano I manoscritti economici, filosofici del 1844, sconosciuti ai più, anche a molti marxisti. Ebbene ho scoperto, discutendone con te, che tu ne sapevi più di me.
Tu Renato fai parte di quella catena umana che viene da molto lontano, che si è formata nella storia con le lotte per i diritti di giustizia sociale e di libertà; di quella catena umana che libera gli uomini dalle “catene” dei vari fascismi, anche quelli più recenti e mascherati dal potere della videocrazia e della nascente crazia del web; di quella catena umana che ha trovato nella nostra storia più recente le sue radici nella Resistenza, nella nostra Costituzione, “la più bella del mondo” come ha detto qualcuno.
Per me sei stato un maestro e un amico e, come amico, avevamo in comune l’amore per la natura, il paesaggio, le montagne.
Non posso non ricordare le sciate sulle Dolomiti del “Sella Ronda”, in bella compagnia con i nostri figli, che filavano come lippe e noi dietro ad arrancare, ma noi non mollavamo mai la presa, perché tu venivi dal rugby, e di senso della presa ne avevi da vendere, io dall’alpinismo dove ho imparato che in parete è bene non mollare mai l’appiglio.
E poi Renato come non ricordare la mitica e rituale escursione in neve che facevamo al Passo delle Erbe dove ci sembrava d’essere immersi nel Grande Nord di Jack London: momenti perfetti, assoluti.
Sai Renato penso sempre che ognuno di noi sia anche in parte, nel bene e nel male, gli altri.
Per quanto riguarda noi penso solo nel bene per via delle affinità elettive che ci legavano.
Ecco perché oggi qui tra le persone più care a te dico che sei vivo in noi e vivrai per sempre in quella catena umana di persone per bene.

Ciao Renato – Antonio

Milano, 5 novembre 2012
Testo dell’intervento di Antonio Quatela, Presidente “Anpi 25 Aprile” – Città Studi – Milano

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Nei nomi dei caduti per la Libertà incisi al Campo della Gloria è racchiusa una parte importante della storia del Secondo Risorgimento nazionale, la Resistenza, così come è menzionato nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita alla nostra città.
Da ogni nome emerge la memoria di quelle unità italiane che cancellarono la vergogna del fascismo, che combatterono e caddero nelle isole dell’Egeo, a Cefalonia, a Lero, a Rodi; dei nostri soldati che combatterono a fianco delle truppe alleate, che parteciparono allo sfondamento della linea gotica e che nelle giornate dell’Aprile 1945 percorsero di slancio la via Emilia; dei militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943, deportati nei lager tedeschi (furono complessivamente 650.000; 50.000 dei quali non fecero ritorno) che preferirono la prigionia alla promessa di rientrare in Italia, subordinata alla loro adesione alla Repubblica di Salò; degli ebrei milanesi che videro spegnere la propria vita nei campi di sterminio nazisti; dei partigiani, delle partigiane del Corpo Volontari della Libertà, degli oppositori politici al regime nazifascista, dei lavoratori deportati nei campi di concentramento a seguito degli scioperi del novembre-dicembre 1943 e del marzo 1944. La memoria di questi caduti ci ricorda anche quella delle migliaia di civili trucidati dai nazifascisti nelle numerosissime stragi compiute tra l’8 settembre 1943 e l’aprile 1945. Emblematiche rimangono quelle avvenute, tra l’agosto e il settembre 1944 a Marzabotto, a Grizzana Morandi, a Monzuno, a Sant’Anna di Stazzema, dopo che le truppe tedesche, costrette ad abbandonare Roma, si ritirarono lungo la linea Gotica. Proprio recentemente la procura tedesca, con una gravissima decisione, che ha suscitato un’ondata d’indignazione nel nostro Paese, ha deciso di archiviare l’inchiesta riguardante otto SS responsabili dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema avvenuto il 12 agosto 1944 nel corso del quale furono trucidate 550 persone, di cui 116 bambini, crimine per il quale il tribunale di La Spezia nel 2005 aveva condannato all’ergastolo le otto SS.
La memoria dei morti qui, al Campo della Gloria, esige che ci interroghiamo su come abbiamo raccolto l’eredità spirituale che Caduti e Combattenti per la Liberazione ci hanno lasciato. A questa riflessione, a questo vero e proprio esame di coscienza ci invitava Piero Calamandrei sin dal lontano febbraio 1954 quando osservava che la ricerca del significato della Resistenza voleva dire “indagare dentro di noi per verificare cosa è rimasto di vivo della Resistenza nelle nostre coscienze; che cosa ci sentiamo ancora capaci di trasmettere di quel tempo a coloro che verranno dopo di noi”, se qualcosa si è rinnovato dentro di noi per ritenerci realmente degni di quel monito. Rispetto a questo interrogativo mai, finora, ci siamo ritrovati con animo così turbato come oggi. Dobbiamo affrontare, nel nostro Paese, una drammatica crisi economico sociale che investe l’Europa, che sta mettendo in discussione il futuro delle giovani generazioni e che rischia di provocare il disgregarsi della convivenza civile, la miseria, la messa in discussione delle basi e delle fondamenta della stessa democrazia. (altro…)

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