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Archive for aprile 2013

Alcune strisce rosse de lUnità….. 

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….ed ecco alcune immagini del corteo di Milano

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sedegiambellinoC’era una volta… e c’è ancora a Milano, al Giambellino, in via Rosalba Carriera, una scuola media che si chiama “Rinascita” ed è intitolata ad Amleto Livi. E’ una storia ormai vecchia, ma di grande valore, da cui scaturisce ancor oggi un importante insegnamento civile e morale per le giovani generazioni; per cominciarla bisogna risalire all’ottobre del 1944.

In Ossola la giovane repubblica partigiana, diventata in poche settimane famosa in Europa per l’alto livello della sua classe dirigente, in piena occupazione nazifascista del paese può mostrare al mondo un’Italia nuova, antifascista, democratica e moderna, illuminata in prospettiva da una nuova scuola, eguale per tutti e basata sul sapere scientifico. Ma la reazione è feroce, l’Ossola va riconquistata ad ogni costo, e migliaia di nazifascisti vi convergono, con armi pesanti, carri armati e cannoni che bombardano la mura di Domodossola.

raimondiUn esiguo gruppo di partigiani, comandati dal commissario politico della X Brigata Garibaldi “Rocco”, Luciano Raimondi detto “Nicola”, si trova in alta montagna, all’alpe Valescia, dove sono andati a cercare viveri per alleviare la fame della città assediata. Di fronte all’attacco nemico cercano di resistere, ma l’urto è troppo forte e sono costretti a trasferirsi in Svizzera. Qui per i partigiani comunisti della unità garibaldine viene apprestato un campo speciale sullo Schwarz-See: una specie di lager, comandato da ufficiali svizzeri simpatizzanti delle idee naziste, dove i prigionieri italiani vengono trattati con estrema durezza.

Un operaio che aveva partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Beltrami, intervistato nel 1956 da Edio Vallini per il suo libro “Operai del Nord”, (Bari, 1957, p. 110), rende questa testimonianza: “Ho visto che gli svizzeri erano dei veri farabutti con i garibaldini, li provocavano in tutti i modi, anche la popolazione che era stata aizzata contro i comunisti gli voleva male. Ogni tanto i garibaldini reagivano disarmando le guardie svizzere perché li facevano veramente morire di fame tanto che noi nei nostri campi organizzavamo delle collette per dar da mangiare ai garibaldini”. (altro…)

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coronemarino2013_optAlla presenza di numerosi cittadini e delle forze dell’ordine di polizia schierate con un picchetto d’onore; dell’arma dei carabinieri, della guardia di finanza e di rappresentanti delle forze armate, giovedì 12 aprile 2013, alle ore 11,00 in piazza Fratelli Bandiera si è tenuta una commemorazione solenne per ricordare l’agente di pubblica sicurezza Antonio Marino assassinato in via Bellotti da mano fascista 40anni fa.

Coordinati da Antonio Quatela, quale rappresentante delle sezioni Anpi Zona 3, questore_optsono intervenuti l’Assessore alla Sicurezza Marco Granelli, in rappresentanza della municipalità milanese, il Questore di Milano dottor Luigi Savina per il corpo di polizia e Roberto Cenati Presidente dell’Anpi Provinciale di Milano, ognuno dei quali ha portato un suo contributo di toccanti ricordi e riconoscimenti per l’alto sacrifico di questo “ragazzo giusto” che ha pagato con la propria vita la difesa dell’ordine costituzionale, democratico e repubblicano, nato dalla lotta di liberazione al nazifascismo quasi 70 anni fa.

marino2013_optL’Anpi, assieme alle forze dell’ordine di Milano, in tutti questi anni, – è stato sottolineato – non si è mai dimenticata di questo “ragazzo del Sud” in divisa e, ogni 12 aprile, come gesto simbolico si è recata in via Bellotti, dove fu consumato il delitto, a deporre una corona d’alloro in sua memoria.
Antonio Marino, va ribadito è morto a 23 anni per la democrazia e per tale sacrificio è stato insignito nel 2009 di Medaglia d’oro al merito civile dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Quest’anno oltre alla solenne cerimonia, che si è conclusa con una breve benedizione del padre cappellano don Fabio, l’Anpi Provinciale ha inteso ricordare Antonio Marino con un opuscolo a lui dedicato in cui viene delineata la sua vicenda di giovane uomo al servizio della legalità democratica. Opuscolo che ha avuto il sostegno morale e umano del signor Questore Luigi Savina che l’Anpi milanese ringrazia riconoscente.

L’intervento di Roberto Cenati

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Opuscolo dedicato ad Antonio Marino

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rsz_operaidelnordViene ripubblicato oggi questo libro che il compagno Vallini pubblicò per Laterza nel lontano 1957.

Le ragioni dell’interesse oggi di questa raccolta di storie di operai e operaie che lavoravano, lottavano e maturavano nelle fabbriche milanesi può essere riassunta nell’incipit e nella conclusione della prefazione di Maria Grazia Meriggi:
“Il lettore contemporaneo può rileggere finalmente questa ricerca, appassionante come una narrazione di vite e di storie, Operai del Nord di Edio Vallini. Al momento della sua prima edizione nel 1957 essa inaugurò una serie di ricerche prodotte autonomamente da intellettuali e militanti collocati molto diversamente nell’ambito della sinistra che faceva riferimento ai mondi del lavoro.
……… Il mondo di questi Operai del Nord ha fatto un lungo cammino non univoco. Ripercorrerlo può contribuire a farci riflettere a come riaprire, ancora una volta, la “catena dei perché”.”

E ancora dall’INTERVISTA A EDIO VALLINI di Nunzia Augeri che correda questa edizione:
Come nasce “Operai del Nord”?
Operai del Nord – non sembri un paradosso – nasce in meridione. L’Editore Vito Laterza aveva pubblicato Contadini del Sud di Rocco Scotellaro. Un nome quasi del tutto dimenticato, ma che rappresentò allora – insieme con Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi – la scoperta di un meridione del tutto inedito. Perfino per il celebre film “Rocco e i suoi fratelli” il regista Luchino Visconti scelse quel nome in onore di Rocco Scotellaro, che era morto troppo giovane, a soli trent’anni. Da Contadini del Sud derivò come analogia l’idea di una ricerca sugli “operai del nord”. Ma la decisione di proporre a Laterza la pubblicazione del libro ebbe ragioni molto più profonde che non la similitudine del titolo. Vivendo in fabbrica – infatti dall’età di quindici anni lavoravo come operaio al Tecnomasio Brown Boveri – constatavo quotidianamente una “crisi di fiducia”, crisi che il mio partito – il PCI – e i sindacalisti esterni alla fabbrica non avvertivano pienamente, anzi a volte respingevano come “deviazione ideologica”. Il partito aveva forse per la sua stessa funzione un concetto macroscopico della classe operaia come “massa”, mentre io avrei voluto una maggiore attenzione all’operaio come persona. Per questa mia accentuata attenzione nelle analisi politiche ai valori umani , Vito Laterza in una sua lettera mi definì “non un politico ma un innamorato della politica”.

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