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Archive for maggio 2013

liberoE’ stata ristampata a cura dell’ANPI la bella testimonianza del compagno Libero sulla sua esperienza di vita a Milano nei mesi della Resistenza:

Avevamo 15 anni.
La Resistenza e la seconda guerra mondiale vissute a Milano da uno che c’era

Il libretto è disponibile presso la Sede dell’ANPI Provinciale in via San Marco 49 o facendone richiesta alla nostra Sezione  scrivendoci all’indirizzo  anpi25aprile@gmail.com

Riportiamo qui la prefazione scritta da Roberto Cenati.

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“Avevamo quindici anni ma eravamo invecchiati precocemente”. Così si legge nelle pagine iniziali del bellissimo opuscolo di Libero Traversa, partigiano e da decenni impegnato nel Comitato Provinciale dell’ANPI di Milano, dedicato alla Resistenza e ai terribili anni della Seconda Guerra Mondiale. Con un linguaggio chiaro ed efficace Libero racconta la storia di quanto accadde a Milano “da uno che c’era” e che, come tanti giovani che scelsero di combattere contro il nazifascismo, era precocemente maturato e aveva capito che solo la ribellione contro il regime poteva porre fine alla guerra e alle sofferenze di un intero popolo. Dalla narrazione emerge il quadro della Milano di allora martoriata dai bombardamenti anglo-americani, particolarmente devastanti nell’agosto del 1943, di una città travagliata dalla fame, dal freddo, dalle sofferenze provocate dalla guerra. Terribile poi fu l’inverno 1944-1945, come racconta Traversa. “Fu l’inverno delle tre “F”, come dicevano i milanesi: famm, fredd, fastidi”.Efficace è la descrizione dei cosiddetti “canili”, cioè le mense collettive dove venivano somministrati pasti caldi, ma molto scadenti, al costo di 5 lire. Alle sofferenze si aggiungeva il clima di terrore provocato da tedeschi e repubblichini sempre in prima fila nel denunciare, arrestare e uccidere antifascisti, oppositori politici, partigiani. Come avvenne nel giugno del 1944 in occasione di un incontro di calcio tra l’Ambrosiana (cioè l’Inter) e la Juventus, trasformatosi in una trappola: alla fine della partita migliaia di giovani “renitenti alla leva”, perchè non arruolatisi nell’esercito di Salò, vennero fermati.

Nell’agosto del 1944 Libero, formatosi in una famiglia di antifascisti, di cui aveva respirato l’aria fino in fondo, “assimilando l’odio per la dittatura fascista e per la guerra”, entra a far parte del 23° Distaccamento della Gioventù d’Azione della Brigata Giustizia e Libertà Rosselli e con altri quattro ragazzi, tutti tra i quattordici e sedici anni forma una squadra, assumendosi il nome di battaglia di Aiace. Inizia così l’ attività clandestina del gruppo che si protrarrà sino al 25 aprile 1945, giorno dell’insurrezione nazionale e della liberazione dal nazifascismo.
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ore 17,30 presso la sede di via San Marco 49:

Presentazione del libro Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano 

Ne discute con l’autore Ruggero Meles il coordinatore ANPI Zona 3 Antonio Quatela
Saranno proiettati due straordinari filmati d’epoca

Locandina 

ore 20,45  al Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare

Tre giorni e poi l’inferno
Accadde a Milano il 10 agosto 1944

Un progetto di Andrea Facciocchi,  regia di Michela Blasi

Locandina

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gioventupartigiana_optLa Resistenza non è stata un pranzo di gala: è detto nell’introduzione del libro di Franco Foglino. Per liberare l’Italia dal nazifascismo, non dimentichiamolo mai, decine di migliaia di giovani uomini e giovani donne hanno perso la vita.
Quelle storie, quei sacrifici estremi, con le loro molteplici narrazioni, vanno ricordati e trasmessi alle nuove generazioni.
Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz in un suo scritto afferma giustamente “Che parlino soprattutto i testimoni” anziché gli storici. Nelle testimonianze vissute c’è una realtà insostituibile, e in Gioventù partigiana di Franco Foglino ritroviamo tutta quanta quella incredibile realtà.
Non è solo un bel libro, è in verità un bellissimo libro testimoniale di quella formidabile stagione. E devo dirvi che mi sembra di vederla quella gioventù partigiana, ognuna con il proprio fazzoletto distintivo: i Garibaldini con quello rosso, le Matteotti bordò, i Badogliani blu, gli Azionisti verde, ma tutti impegnati per il colore della Libertà.

Nella Premessa Franco Foglino spiega le ragioni della sua scelta partigiana: “Creare un mondo migliore, più libero, più giusto, qui da noi in Italia e non solo”.
Nelle conclusioni, amaramente registra in parte il fallimento di quella speranza di vedere realizzato un mondo migliore, più libero, più giusto… E come non dargli ragione.

Quelle parole profetiche di delusione oggi più che mai inquadrano il nostro benedetto e maledetto tempo fatto di ammucchiate improponibili.
Certi incesti politici generano voragini di amarezze soprattutto per chi ha posto al centro della propria esistenza l’etica politica come valore principe

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foglinoviso_optFranco Foglino, nato a Torino il 21 marzo 1926, aderisce alla resistenza nel periodo 1944-1945 come partigiano combattente delle formazioni “Garibaldi” e “Giustizia e Libertà”. Conseguita la laurea in Agraria nel 1949, si specializza in Scienza e conservazione del suolo, agricoltura tropicale e subtropicale. Partecipa a progetti di sviluppo in Africa, Asia e America, soprattutto per la FAO.

Franco Foglino durante l’inaugurazione della nuova Sezione Anpi di Pieve Emanuele

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In occasione della Festa della Liberazione alcuni rappresentanti della Sezione si sono recati presso la Scuola Elementare di via Clericetti dove hanno incontrato i ragazzini delle quinte, accompagnati dalla maestra Elena Ondetti.

Dopo la proiezione del video Oltre il ponte  che ripercorre la storia della Resistenza e della guerra a Milano e in particolare nella nostra zona, Lidia Tebaldi, Libero Traversa,  Giorgio Ferrari Bravo, Franco Meroni, Maurizio Pratesi e Antonio Quatela hanno risposto alle domande poste loro dai giovanissimi interlocutori:

  • “come si diventa partigiani?”
  • “cosa significa Resistenza?” …. “e partigiani?”
  • “aveva mai sparato a qualcuno?
  • cos’è la borsa nera?”
  • “dove si scappava quando cadevano le bombe?”

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attività4_optLa Resistenza non fu solo guerra guerreggiata ma impartì ai giovani partigiani che vi parteciparono una educazione ad alti valori morali e civili. Alcuni combattenti delle formazioni “Garibaldi”, appena scesi dalle montagne dell’Ossola ed entrati vittoriosi a Milano, si impegnarono in un’altra difficile battaglia: dare ai giovani che non avevano potuto istruirsi per la guerra o per la povertà l’istruzione necessaria per inserirsi con dignità ed efficacia nel grande processo di ricostruzione fisica, economica e morale dell’Italia.

Come descritto nel precedente articolo, il primo Convitto-Scuola della Resistenza nacque a Milano ad opera di alcuni professori antifascisti, Luciano Raimondi, Claudia Maffioli e Antonio Banfi, e di alcuni giovani partigiani. La prima sede è ad Affori, ma si tratta di una sistemazione provvisoria, e tale risulta anche la sede successiva, nella centrale Via Conservatorio. Sempre alla ricerca di un luogo adatto, i giovani del Convitto trovano uno stabile vuoto in Viale Monza, subito dopo la cerchia ferroviaria, e lo occupano. Si tratta di uno stabile di vari piani, elegantemente arredato e destinato a diventare una delle più prestigiose “case chiuse” della città. I convittori ne coprono con teli gli ampi specchi e i dipinti non precisamente casti, che li distraevano dagli studi. E’ però un immobile di proprietà privata e il legittimo proprietario non tarda a rivendicarlo, sfrattando la scuola e denunciando Raimondi per l’occupazione abusiva. Si verifica allora una sorpresa clamorosa per quei tempi già segnati da un vivo anticomunismo: per difendere la scuola dei partigiani dallo sfratto, la polizia si trova di fronte il parroco della chiesa vicina, a capo un corteo di pie donne; per loro era certamente più apprezzabile una scuola, anche se comunista, che non un postribolo borghese. La partecipazione del clero locale alla salvezza della scuola “rossa” restò oggetto di grande divertimento per tutti gli anni successivi. (altro…)

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La “nostra” mostra “Fumetti Resistenti” ha valicato i confini della città, della provincia e perfino della regione approdando al Centro Giovani Vintola 18 a Bolzano

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