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Archive for febbraio 2014

locandinaEntrare a San Vittore è sempre una esperienza speciale. E chi vi accede per la prima volta, anche da cittadino libero s’intende, può provare una certa inquietudine, presto risolta dalla gentilezza professionale della polizia penitenziaria che ti accoglie con garbo.
Dopo l’identificazione e i controlli di rito del primo step, si varcano in successione portoni e poderosi cancelli per sbucare infine alla imponente “rotonda”, che incapsula la spaziosa volta, dagli affreschi usurati per via degli anni, da cui si irradiano, su tre livelli, i sei famosi raggi.
Lì, da quell’osservatorio centrale, un tempo, bastava un solo agente per sorvegliare l’insieme dei raggi (si tratta del cosiddetto effetto panottico pensato sul finire del XVIII sec. dal filosofo utilitarista inglese Jeremy Bentham ). Oggi non è più così per via delle ristrutturazioni avvenute a partire dagli anni ‘50.
Noi dell’ANPI ci abbiamo messo piede la mattina del 23 gennaio per il Giorno della Memoria 2014. L’occasione era la presentazione di Sei petali di sbarre e cemento di Antonio Quatela, un libro che narra le vicende di politici ed ebrei che ebbero la sventura di transitare tra quelle mura tra il settembre ’43 e l’aprile ’45.

Direttrice primi piano_optOspitati, grazie alla sensibile disponibilità della direttrice del carcere, dott.ssa Gloria Manzelli, la quale ha portato un caloroso e sincero saluto ai presenti a nome di tutto il personale attivo nel penitenziario, sottolineando nel suo intervento il valor della libertà e delle istituzioni democratiche nate dalla lotta di liberazione.
La riuscita dell’iniziativa, sul piano organizzativo, è stata possibile grazie all’aiuto e alla disponibilità della dott.ssa Maria Michela De Ceglie del settore educatori e dell’ispettore di polizia penitenziaria Rocco Cilurzo, ambedue sempre così amabilmente pronti a dare una mano per la buona riuscita dell’incontro. Incontro che si è svolto in un settore del  terzo raggio alla presenza di detenuti, di alunni e alunne della classe V dell’Istituto A. Vespucci, accompagnati dalla prof.ssa Marina Olivieri e di diversi ospiti, tra i quali figli e parenti i cui genitori subirono durante la carcerazione, a opera delle SS e della polizia di Salò, umiliazioni, crudeltà, torture.

Pubblico_optIn un clima di grande attenzione il prof. Quatela ha esordito affermando che “Qui nel cuore di Milano durante l’occupazione nazifascista furono incarcerati uomini, donne, vecchi e bambini non perché colpevoli ma paradossalmente perché innocenti, cioè perché credevano nel bene supremo della libertà.”
Dopo aver considerato che “a Milano ci sono in particolare tre luoghi, tre presidi della Memoria: l’albergo Regina in via Santa Margherita 6, il Binario 21 alla Stazione Centrale e il carcere di San Vittore, al 2 di piazza Filangieri”, l’intervento è proseguito attraverso  una narrazione, che ha riassunto le vicende più drammatiche consumate all’interno di quella strana margherita formata appunto da “sei petali di sbarre e cemento”. Narrazione che è stata accompagnata da una sequenza di suggestive immagini selezionate da Renato Gianotti, tra le quali spiccano i lavori di alcune detenute, coordinate dall’artista di talento Alice Werblosky, sempre sul tema della Memoria, per una mostra che si è tenuta l’anno scorso dal titolo Il filo dimenticato.

cenaticavallo_optA comprendere ciò che accadde nei cosiddetti “bracci tedeschi” delle SS hanno contribuito due significative riflessioni: quella del Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano Roberto Cenati, che ha delineato la numerosa presenza di politici e partigiani nei gironi dell’ “inferno” che, pur appartenendo a orientamenti ideologici e credo religiosi diversi, si dimostrarono uniti nel sacrificio per dare dignità e riscatto al nostro Paese.
Una seconda riflessione è stata operata da Marco Cavallarin, attento osservatore della storia della comunità ebraica, che ha documentato con dovizia di particolari la tragedia che vissero intere famiglie di ebrei tra quei raggi del terrore prima d’essere avviati attraverso il binario 21 della Stazione Centrale ai campi di sterminio.

Vallini  primo piano_optE’ venuto poi il turno  di Edio Vallini, figlio di Agenore, la cui famiglia, è emerso, è stata per così dire di casa fra quelle mura: prima il nonno anarchico nell’Italia giolittiana perché antimonarchico. Infatti ogni qual volta veniva in visita a Milano il re sabaudo, prudentemente nonno Dante finiva tra le sbarre per poi essere rilasciato alla partenza di “sua maestà”. Nel 1938  toccò al padre Agenore per attività antifascista con una condanna a 12 anni e mezzo, cui seguirono le carcerazioni nel 1943 della mamma Gianna e della nonna Luisa Lardera per attività contro il regime di Mussolini.
Suor Clerici primo piano_optA seguire è intervenuta Suor Wandamaria Clerici, anche a nome di suor Maria Guglielma Saibene, che ha ricordato l’intrepida figura di Suor Enrichetta Alfieri, madre superiora delle suore di Carità, chiamata l’angelo di San Vittore, che si è prodigata con altre 11 suore impegnate nel settore femminile, in aiuto di ebrei e politici con spirito umanitario e cristiano, facendo la staffetta, la messaggera tra i reclusi e l’esterno del carcere, finendo anch’essa ai “ topi”, nelle luride tane dei sotterranei di San Vittore .
Gasparotto prmo piano_optPierluigi Gasparotto, a nome anche del fratello Giuliano, figlio di Leopoldo comandante di Giustizia e Libertà ha ricordato il ruolo del padre, un eroe cristallino della  Resistenza, animatore sin dall’8 settembre ’43 della Guardia nazionale a Milano per combattere i nazifascisti. Arrestato per via d’una spiata venne torturato più volte a San Vittore e poi assassinato vigliaccamente a Fossoli il 21 giugno 1944 sull’argine del canale Gabello. Pierluigi ha documentato la storia paterna attraverso la lettura di alcuni passi del prezioso manoscritto Diario di Fossoli recuperato negli anni a seguire dalla famiglia.
Fiocca primo piano_optBruno Fiocca, figlio di Franco, ha testimoniato come e perché il padre tenente degli alpini della Brigata Bergamo, dopo essere sopravvissuto alla ritirata di Russia benché ferito,  si è unito, dopo la guarigione, al moto resistenziale nelle formazioni delle Fiamme Verdi, impegnandosi a trasbordare prigionieri di guerra Alleati in Svizzera attraverso le  montagne valtellinesi e alla diffusione del giornale “il Ribelle”, finendo arrestato il 9 giugno 1944 a causa di una delazione.
Bianchi primo piano_optCarla Bianchi, figlia di Carlo esponente del CLNAI e redattore del giornale clandestino cattolico “il Ribelle” assieme a Teresio Olivelli, padre Turoldo, Claudio Sartori, don Giovanni Barbareschi e altri uomini liberi, ha riassunto l’itinerario culturale politico di suo padre il quale, dopo la detenzione nel carcere milanese, finì a Fossoli, dove venne assassinato il 12 luglio 1944 al poligono di tiro di Cibeno (Carpi) assieme ad altri 67 internati, tra politici e militari, molti dei quali già detenuti a San Vittore.
Massariello primo piano_optLucia Massariello, figlia di Maria Arata, ha ricordato tra la commozione dei presenti la sorella Giovanna straordinaria animatrice della Fondazione Memoria della Deportazione e dell’ANED, scomparsa improvvisamente nello scorso mese di ottobre, per delineare poi la figura di sua madre Maria, insegnante del Liceo classico Carducci, arrestata il 4 luglio 1944 per attività antifascista assieme ad alcuni studenti.  Incarcerata e  torturata a San Vittore in seguito venne deportata  nel campo di Bolzano-Gries, dal quale finì nel lager femminile di Ravensbruck. Di quella terribile detenzione Maria Arata ci ha lasciato uno straordinario diario-documento Il ponte dei corvi.
Fogagnolo primo piano_optFogagnolo Sergio, figlio di Umberto si è chiesto se noi figli della Resistenza siamo un po’ fuori tempo e ruolo in quanto, dopo il sacrificio dei padri e delle madri, ci si trovi ancora di fronte alle squallide imprese e manifestazioni di formazioni neofasciste e neonaziste. E se oggi, ha continuato, siamo ancora qui, è perché vogliamo fare testimonianza antifascista, cioè democratica, affinché mai più si affermino ideologia tiranniche come quelle del nazifascismo. Fogagnolo ha ricordato di seguito il ruolo che il padre ebbe nel CLN sestese, nel Partito d’Azione, l’avvenuto arresto per una spiata, le torture subite sino alla fucilazione a tradimento con altri 14 antifascisti in piazzale Loreto il 10 agosto 1944. Ma qui, a San Vittore, ha ricordato transitò anche sua zia Elena Bagnoli, sorella di sua madre Fernanda, la quale resterà imprigionata per nove mesi, prendendosi in “regalo” la tubercolosi, che guarirà grazie alla penicillina degli Alleati.

La mattinata si è conclusa con un’esortazione dell’autore indirizzata in specie ai giovani presenti:
Pubblico e studenti_opt”Non fatevi abbindolare dalle sirene che predicano l’indifferenza, il qualunquismo che sono poi l’anticamera delle tirannidi, ma coltivate nelle vostre coscienze la cultura del bene, della solidarietà, del rispetto, dell’onestà, della pace e della democrazia.
Opponetevi con intelligenza e fermezza alla cultura del male, dell’egoismo, del razzismo, della guerra, della tirannide.
Coltivate nelle vostre coscienze “l’umano contro il disumano”. Parole quest’ultime di Don Giovanni Barbareschi (nome di battaglia Don Paolo) prete partigiano, un grande maestro di civiltà.”

Si ringrazia Maurizio Pratesi  per le fotografie.

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mussoliniparlamento 16 novembre 1922 

“Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.”                                                                                                                                                                 .

apriscatoleMarzo 2013

“Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno!”

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mussoliniComizio di Mussolini ai miliziani                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

BEPPE GRILLO PER IL VAFFA DAY 25 APRILE 2008 © F. GALEONE/GRANAIl  VAFFA-DAY del 25 Aprile 2008                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                

festa-25-aprileIl 25 Aprile dei VERI PARTIGIANI                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

  rogolibri10 maggio 1933  

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