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Archive for marzo 2014

libroborgomaneriRinnovo la tesi che un libro non vada mai spiegato, ma prima d’ogni cosa letto e poi certamente discusso. E’ questo un lavoro che certamente farà discutere e proprio per questa ragione va consigliato al popolo dell’Anpi e non solo.

Fedele a questa impostazione riportiamo solo il testo della quarta di copertina per dire grazie e ancora grazie a Gigi Borgomaneri, storico di assoluto primordine della Resistenza per questo suo nuovo contributo di verità, che ci invita a liberarci dal culto di certi stereotipi, che non fanno certamente bene alla gloriosa stagione resistenziale.

“Attraverso una documentazione assolutamente inedita e la testimonianza di Lamberto Caenazzo, all’epoca giovanissimo partigiano del popolare quartiere milanese del Giambellino, Luigi Borgomaneri ricostruisce la figura e le imprese – a tutt’oggi dimenticate e incredibili se non fossero documentate – di Carlo Travaglini, un maturo intellettuale di origine tedesca che, espulso dalla Germania negli anni Trenta dopo essere stato rinchiuso in un lager, nella Milano occupata dai nazisti si beffa per mesi della Wehrmacht e Gestapo, alternando a spericolate azioni il salvataggio dalla deportazione di centinaia tra operai, ebrei e ex prigionieri di guerra alleati, finché, scoperto, continua la sua lotta contro il nazifascismo in una formazione partigiana Lecchese.

Una biografia, quella di Travaglini, che nella sua unicità e nel suo divenire partigiano offre a Borgomaneri materia per ritornare sul tema della “scelta” al di fuori di schemi e rimandi ideologici o di partito, ragionando al contempo sulla necessità inderogabile di sottrarre la storia della resistenza a censure, a enfatizzazioni e soprattutto all’ “oleografia a tutto tondo della madre di tutti i revisionismi, quella delle ricostruzioni a posteriori di partito e ufficiali.”

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compagnidisettembreAlberto Vigevani è stato uno dei più importanti scrittori milanesi del Novecento, “anzi un poeta che ha scritto romanzi” come suggerì Lalla Romano. Il suo scritto in ordine di tempo, novembre 1944, è il primo romanzo sulla Resistenza italiana, ancor prima di Uomini e no di Elio Vittorini e del Sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. La storia si sviluppa “all’indomani dell’8 settembre, in una Italia abbandonata a sé, senza armi, senza capi e tradita umanamente, dove un giovane artista decide di abbandonare in città la moglie e un figlio appena nato, per unirsi a un piccolo gruppo di partigiani di montagna.

Il romanzo è il fedele resoconto di questa scelta: i primi cauti contatti, la distribuzione delle armi, i turni di guardia, gli scontri a fuoco, i rastrellamenti, il pensiero della morte che non dà tregua.

Con uno stile asciutto e già neorealistico, Vigevani registra la ferocia delle imboscate, l’infamia dei delatori, le viltà dei possidenti in fuga, i dubbi e gli ardori di un ventenne borghese che si misura con la necessità di uccidere e di salvare la pelle.

E’ un libro che restituisce al lettore l’aria, l’atmosfera, la passione di quei giorni tremendi ed esaltanti.”

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Giornata della tessera dimenticata

TESSERA2014Chi … ho dimenticato di rinnovare la tessera

Chi …non ho trovato il tempo

Chi …non sapevo come fare

Chi …ce l’avevo in mente ma…

Chi …non l’ho mai fatta

                                                                                                                                         

Sabato 22 marzo  dalle 16,30 alle 18,30

Cooperativa La Liberazione

Via Lomellina 14

Cattura1

Festeggiamo assieme con pane salame e un bicchiere di vino le giornate del marzo ’44 in cui

“un milione di lavoratori incrociò le braccia”                   

 Nel corso del pomeriggio verrà proiettato un breve filmato  a ricordo di quei giorni.

CLICCA QUI PER IL VOLANTINO

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Vogliamo ricordare la Festa Internazionale della Donna dell’8 Marzo con due brevi storie, apparentemente lontane geograficamente, ma in realtà vicine per via del contributo che l’universo femminile ha dato alla conquista della libertà nella lotta al nazifascismo.

Le “streghe della notte”: che  donne!

Le streghe della notte

Le streghe della notte

Il giorno 8 marzo 1945 – durante le Festa Internazionale della Donna – nel teatro cittadino di Tuhol nella Prussia Orientale riconquistata dalle truppe sovietiche, il Comandante in capo Maresciallo Rokossovskij è di fronte a un folto pubblico composto di ragazze vestite con le pesanti tute di volo da aviatore. Rokossovskkij dichiara “Compagne, conoscevo le vostre gesta leggendarie, so che volete combattere alla pari degli uomini, dunque continuate pure fino a Berlino !” e conferisce a molti piloti donne l’ onorificenza della Stella d’Oro di Eroine dell’URSS.
Sono i piloti dei 586° 587° e 588° Reggimenti aerei che combattono dal 1941 in Gruppi operativi composti solo da personale femminile.
Questa è una storia interessante per non dire incredibile e poco conosciuta nel mondo, che rivela, se ancora fosse necessario, come le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini e anche con più dedizione.
Il 22 giugno 1941 la Germania e i suoi alleati hanno attaccato l’URSS con 2 milioni di soldati, 2000 aerei e 3000 carri armati sbaragliando le Forze Armate sovietiche che subiscono perdite inaccettabili di soldati, aerei, carri armati. La Wehrmacht baldanzosa e invincibile minaccia Mosca.
In quei giorni drammatici e di incertezza sul futuro arrivano al Governo sovietico le lettere di centinaia di ragazze frequentatrici degli club di volo che si offrono volontarie per combattere sul fronte; moltissime hanno il brevetto di pilota, navigatore o di paracadutista. Le spinge non solo la volontà di difendere la Patria ma anche la riconoscenza verso uno Stato che, contrariamente all’impero zarista, ha permesso loro l’accesso allo studio, alla sanità e la libertà di scelte grazie alla Costituzione che sancisce la parità tra i due sessi.

Marina Raskova

Marina Raskova

Alla fine del 1941 Marina Raskova, forte del proprio prestigio e popolarità di pilota detentrice di diversi record ottiene l’autorizzazione alla costituzione di tre Reggimenti aerei composti esclusivamente da personale di terra e piloti donne.

Al bando di arruolamento le risposte sono stupefacenti: centinaia di giovani donne tra i 17 e i 22 anni, studentesse, laureate, operaie, aviatrici esperte si propongono e si presentano spontaneamente con gli zaini in spalla. Inizia la selezione per armieri, meccanici, ufficiali di rotta, piloti nonostante l’ironia dei militari maschi, mancano gli indumenti, le tute di volo e gli stivali delle misure adeguate e tutto va adattato con risvolti spesso umoristici.

La Raskova provvede a selezionare tutti i quadri poi le ragazze vengono trasportate a Engels, una cittadina lontana dal fronte, dove imparano la disciplina militare e la preparazione al combattimento durante pesanti corsi accelerati di oltre 12 ore al giorno. Gli ufficiali uomini non nascondo ironia e ilarità “ragazzine pretendete di combattere e di pilotare dei veri aerei da caccia?”
Nell’aprile 1942 diventano operativi tre reggimenti aerei:

aereiIl 586° reggimento caccia sul monoplano Yak-1  sotto il comando di Ekaterina Budanova e Lidija Litvjak

il 587° reggimento sul bimotore Petliakov-2 detto Boston difficile da pilotare, simile al De Havilland Mosquito inglese per prestazioni e allo Ju. 88 tedesco, è un bombardiere dotato di aereofreni in cui l’equipaggio deve resistere alla spaventosa accelerazione del tuffo in verticale sull’obiettivo.

Il 588° reggimento sui vecchi biplani Polikarpov Po-2  sotto il comando di Marina Raskova per il bombardamento notturno. Si tratta di un biplano spartano, obsoleto, in legno e tela prodotto in 13.000 esemplari usato inizialmente come addestratore e per lavori agricoli, con modeste prestazioni ma affidabile, due abitacoli aperti per pilota e mitragliere, un modesto carico di bombe ma grande portanza alare che lo rendono idoneo ormai solo per il volo a bassa quota.

Nella sua vita operativa il 588° compie ben 23.672 missioni di guerra sganciando circa 3.000 tonnellate di bombe. La tecnica notturna è di imballare il motore e scendere a quote basse per silenziare la planata; spesso vengono eseguite anche dieci missioni per ogni notte in ogni condizione meteo mettendo a dura prova la resistenza degli equipaggi, che poi di giorno devono rifornire e manutenzionare i vecchi biplani. Gli aerei non hanno un vano bombe per cui spesso vengono lanciati nel buio grappoli e cesti pieni di bombe a mano.
Nel settembre 1942 il Comandante tedesco Johannes Steinhoff, irato e stupefatto, conia nel suo diario per il 588° stormo il termine “streghe della notte” e scrive: “noi non ci capacitiamo che i piloti russi che ci danno più fastidio siano donne, vengono di notte con i loro vecchi biplani e non ci fanno dormire”
E’ questa l’unità più decorata, al massimo della sua efficienza conta 40 equipaggi di due donne ciascuno, dei quali 31 membri muoiono in combattimento tra il 1942 e il 1945.
Marina Raskova, l’animatrice delle “streghe della notte”, precipita il 4 gennaio 1943 sul fronte di Stalingrado durante una tempesta di neve, aveva solo 30 anni.

Tutte le donne (con funzioni di pilota, armeria e meccanica) vivono in rifugi distrutti, umidi e freddi, con poco cibo e acqua, scarsi rifornimenti, senza mensa e dormitori, in aeroporti improvvisati senza segnaletica dove devono provvedere alla manutenzione degli aerei, delle armi e al carico delle pesanti bombe.
Gli equipaggi volano senza paracadute perché impaccia i movimenti negli angusti abitacoli, inoltre sanno che sarebbe una tragedia finire vive nelle mani dei tedeschi. Solo dopo un incidente che coinvolge mortalmente un equipaggio le ragazze si rassegnano ad adottarlo.

Lidija Litvajak è la prima donna al mondo ad abbattere un aereo nemico, abbatte 12 aerei prima di cadere in battaglia nell’agosto 1943.

Nadia Popova

Nadia Popova

I tre gruppi di combattimento partecipano a tutte le principali battaglie: Vorosilograd, Stalingrado, Kursk, Kiev, Grozny in Cecenia, Smolensk, in Crimea e in Prussia poi fino a Berlino.
Nadia Popova  ricorda nel suo diario i valori di amicizia e di solidarietà che legavano queste combattenti provenienti da ogni etnia: ucraine, russe, ebree, armene, bielorusse.

stregheIl famoso fotoreporter russo Eugenij Chaldej – il Frank Capa del fronte orientale – ricorda come le ragazze, alcune molto belle, nonostante tutte le difficoltà logistiche mantengono molta attenzione al proprio aspetto fisico e all’ ordine nelle divise ignorando il gelo, la nebbia, la pioggia, il fango sulle piste improvvisate e negli alloggi precari.

Nel dopoguerra inizia la smobilitazione delle tre unità aeree, molte ragazze proseguono gli studi come insegnanti, giornaliste, memorialiste, medici, funzionari pubblici; una di loro dirige un film sulle vicende belliche delle formazioni. Nell’ ex -URSS vi sono ancora molti monumenti e targhe a memoria di queste donne.
Tutte queste persone intervistate nel dopoguerra rispondono con la medesima frase “sono stati i giorni migliori delle nostre vite!” (1)

Valter Barretta

(1) Per saperne di più: M. Rossi, Le streghe della notte, Unicopli; G.P. Milanetti, Le streghe della notte, IBN Edit.

Elena Rasera la partigiana Olga operaia della OLAP

Elena Rasera, la partigiana Olga

Elena Rasera, la partigiana Olga

La OLAP, ossia Officine Lombarde Apparecchi di Precisione, sin dagli anni della Prima Guerra Mondiale faceva parte del gruppo tedesco Siemens. Lo stabilimento si trovava tra piazza Piola e via Spinoza.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la fabbrica contava ben tremila operai di cui millesettecento donne.
La OLAP costituiva un complesso tra i più importanti, per il particolare tipo di produzione strettamente legata alla guerra: strumentazioni di altissima precisione per radiofonia e telefonia.
Nel corso del dopoguerra lo stabilimento è trasferito e al suo posto viene costruito in via Spinoza un supermercato GS.
Una lapide, collocata sul muro del supermercato, ricorda oggi i lavoratori della fabbrica caduti per la libertà: Ugo Armani, Gilberto Carminelli, Enrico Ferrari, Giovanni Ferrario, Venerino Mantovani, Marco Roveda, Sergio Serafini, Mario Sordini.

raseraquatLe vicende della fabbrica, durante gli anni della dittatura fascista e della Resistenza, ci vengono raccontate da Elena Rasera, la partigiana Olga, che oggi ha 100 anni e che di recente siamo andati a festeggiarla nel centro anziani dove dimora.
Elena entra, con la sorella Lina, alla OLAP nel 1935, all’età di 21 anni, dopo essersi trasferita a Milano, dal suo paese di Santa Giustina Bellunese.
Di famiglia antifascista: il padre era un vecchio socialista, che aveva partecipato all’impresa d’Abissinia e alla guerra di Spagna.
Elena oggi vive a Milano, in una casa di cura per anziani in via Mecenate. Sopra il suo letto nella stanza, che condivide con un’altra signora, ha appeso il diploma d’onore di partigiana combattente, conferitole nel settembre del 1984 dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. E custodisce gelosamente, tra le proprie cose, il libro-intervista della sua storia.
Queste alcune pagine della sua vicenda partigiana.

Come entrò a far parte della Resistenza?
“Un giorno un impiegato della ditta, un uomo che aveva già una cinquantina d’anni, mi disse: ‘Elena sapresti farmi una bella stella?’ Un po’ ingenuamente, risposi: ‘Ma come la vuoi questa stella ?’ ‘La voglio bella rossa’. Gli feci la stella e nel consegnargliela, scherzando gli chiesi: ‘Ma dove la mandi questa stella, la doni forse a qualche tua morosa oppure la doni a tua moglie?’ Allora lui, molto serio mi disse: ‘La mando ai partigiani’. Poi soggiunse: ‘Sai, vi sono anche delle donne che lavorano per i partigiani.’
Così il Mambrini, come si chiamava quel bravo impiegato, con quello stratagemma mi aveva abbordata e saggiata nello stesso tempo la mia disponibilità a lavorare nella lotta clandestina. In quei mesi, eravamo ormai in pieno inverno del 1943, fui messa a contatto della Emma Gessati “Maria”, la quale curava l’organizzazione femminile, quella stessa che in seguito doveva diventare l’organizzazione dei Gruppi di Difesa della Donna che operava in una vasta zona, partendo dalla fabbrica Innocenti di Lambrate arrivava sino alla Redaelli di Rogoredo.”

In fabbrica, oltre ad Elena Rasera, responsabile delle donne, agiva anche Gilberto Carminelli che venne poi fucilato il 21 gennaio 1945 a Cima di Porlezza, con altri cinque giovani. Carminelli era uno dei capi-gruppo della OLAP, nella quale si muoveva tutto un movimento sotterraneo. Vi erano, inoltre, Del Negro Giuseppe “Oslavio” ed Ercolani “Disnam”. Tutti questi patrioti facevano parte della 116a Brigata Garibaldi Distaccamento OLAP, a capo del quale vi era Losavio Antonio, un impiegato del reparto contabile, che era di Città degli Studi.

Ci racconti del famoso sciopero alla OLAP?
“Fui io ad organizzare lo sciopero del marzo 1944 in fabbrica, vi aderirono circa cinquecento donne tra cui di nuovo la Giuseppina Testa, la Rina, l’Angela Bruschi e la Bruna Caselli. Nel corso dello sciopero, dopo aver tolto la corrente, furono prima le donne ad uscire proteggendo così gli uomini che erano più esposti agli arresti e alle rappresaglie.
Poiché l’agitazione faceva leva su rivendicazioni economiche, in una situazione che diventava sempre più penosa dato il prolungarsi della guerra, la partecipazione delle operaie fu veramente notevole.
Poi vi erano anche le violenze che i fascisti e i tedeschi compivano impunemente a Milano. Un giorno, mi ricordo, passando davanti al gruppo fascista di via Andrea del Sarto, sentii le urla dei partigiani che stavano torturando. Alla fine dopo averli uccisi, li esposero per qualche tempo in viale Romagna per ammonire e terrorizzare la popolazione.
Come si possono dimenticare certe scene.”

E della vita partigiana?
“Era una vita randagia, ricordo che quando appunto gli operai della Caproni scesero in sciopero e la direzione fu costretta a dare agli operai tre etti di salsa, tre etti di lardo ed un etto di sale, in quella occasione i compagni mi aiutarono. A volte, quando andavo allo stabilimento Bianchi, nella zona 11 della Città degli Studi, qualche operaio mi faceva avere una scodella di minestra mentre, invece, a volte mi recavo in una panetteria di piazzale Susa dove, la signora Maria, quando riusciva di nascosto, mi consegnava un panino.”

“Ci spostavamo a piedi o in bicicletta, spesso chiedevamo un passaggio agli autisti di autocarri, viaggiavamo sotto il pericolo dei mitragliamenti che gli aerei alleati facevano sulle strade, specie quando vedevano degli autocarri. Tutto questo per portare preziose direttive oppure le lettere con le notizie da casa o dal paese a quelli che stavano in montagna, lettere che contenevano forti parole di conforto per i figli o i mariti che combattevano per la libertà e che mi incoraggiavano a lottare sempre più e sempre meglio.
Erano ore e ore di cammino, con soste pericolose ai posti di blocco, faticose marce in montagna nel durissimo inverno del 1944, sovente cibandoci solo di erbe selvatiche o di radici che trovavamo, non sempre, lungo il tragitto. Questa era la lotta che noi donne combattevamo anche quando, alla fine, dopo giorni e giorni, senza cibo e distrutte nel fisico per la stanchezza accumulata, eravamo costrette a fermarci pur se eravamo consapevoli dell’importanza della nostra missione!”

“La stampa, allora, aveva un’importanza eccezionale, con essa si riusciva a smuovere anche coloro che erano meno convinti della necessità della lotta. Quei piccoli foglietti di carta velina, spesso battuti a macchina in più copie, rappresentavano la guida alla nostra lotta che si stava combattendo contro i nazifascisti.”
“Ricordo, quando ancora lavoravo alla Olap, con quale ansia si attendeva l’arrivo di quei volantini che ci informavano sulla effettiva situazione e ci fornivano le indicazioni per gli scioperi. Nonostante il pericolo che essi rappresentavano, tutti li volevano, le donne poi, se li portavano a casa pur con molta cautela, per farli leggere in famiglia. Si aveva l’impressione che attraverso quei fogli, entrasse nella fabbrica e nelle case una ventata di aria pura.“ (2)

Red

(2) Per saperne di più: G. Perretta, Donne della Resistenza, Elena Rasera: la partigiana “Olga”, Istituto Comasco per la storia del Movimento di Liberazione, Graficoop, Como, 1989.

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