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Archive for settembre 2014

NUOVO LIBRO SULLE REPUBBLICHE PARTIGIANE NEL 70° ANNIVERSARIO

nunziaNella pur ricca pubblicistica resistenziale mancava una ricerca che offrisse un quadro completo e sistematico delle repubbliche partigiane e delle zone libere che si costituirono nel 1944: quest’anno ne ricorre pertanto il 70° anniversario. Per il loro numero, l’ampiezza territoriale, l’entità delle popolazioni interessate, rappresentarono un evento significativo che non può essere considerato solo un fatto marginale nella storia della Resistenza. La ricerca di Nunzia Augeri ne ripercorre dettagliatamente la storia, includendo anche un’esperienza meridionale di democrazia diretta, in Basilicata.

Nel 1944 già si profila la sconfitta dell’Asse e le truppe nazifasciste che occupavano l’Italia non hanno più il controllo totale del territorio. In molte zone di montagna le popolazioni contadine, riunite nei loro “comuni rustici”, iniziano un’inedita esperienza di libertà. Alcune repubbliche sono effimere e durano solo pochi giorni; la loro breve durata temporale non ne inficia l’importanza storico-politica e agisce comunque in maniera incisiva sull’esperienza quotidiana dei protagonisti. In altre zone libere ci fu il tempo di esprimere una nuova classe dirigente e di sperimentare nuove forme organizzative, fondate su organismi democratici composti da civili scelti mediante libere elezioni.

Fulcro dell’operazione per la costituzione delle amministrazioni civili furono i commissari politici, istituiti nelle formazioni partigiane comuniste, socialiste e del Partito d’Azione; essi agirono su impulso del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, ma i protagonisti assoluti di queste esperienze furono i contadini, che allora rappresentavano il 50% della popolazione italiana. Poveri, ma non di intelletto e dignità, essi seppero riconoscere nella Resistenza la speranza di un futuro di pace e la fine di servitù intollerabili. Le indicazioni legislative scaturite da quelle esperienze di libertà furono recepite dagli estensori della Costituzione repubblicana.

 la copertina e il dorso

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selfieAntefatto: il 31 luglio, Libero Traversa ed io, abbiamo incontrato un gruppo di scout di Siracusa, di passaggio a Milano lungo la Route Agesci che si è conclusa con il raduno nazionale a san Rossore. Il tema di quest’anno era il coraggio e con grande piacere abbiamo accolto la richiesta di un incontro con un partigiano e come “luogo del coraggio” quale miglior luogo se non la Loggia dei Mercanti dove sono ricordati i milanesi Caduti per la Libertà?
A ricordo di quel giorno i ragazzi ci hanno mandato i selfie che abbiamo fatto alla fine dell’incontro, in memoria di un incontro che ci ha segnati profondamente in maniera molto positiva. Grazie a voi per averci permesso di realizzare questo incontro. “

Abbiamo parlato di Resistenza ma soprattutto di Resistenti, giovani che hanno avuto il coraggio di scegliere anche a costo del carcere, della deportazione, della vita e ricordato la presenza dello scoutismo cattolico clandestino sotto il fascismo, la creazione del gruppo O.S.C.A.R., della diffusione del giornale clandestino “Il Ribelle”, di Don Giovanni Barbareschi che benedì le salme dei Martiri di Piazzale Loreto di cui di lì a pochi giorni sarebbe giunto il 70° anniversario del sacrificio.

Qui la storia de Natale Verri detto “Nino” scout e partigiano fucilato pochi giorni prima della Liberazione e il cui nome troviamo sulle lastre di bronzo della Loggia dei Mercanti, storia tratta da “L’inverno e il rosaio. Storie di scautismo clandestino”  a cura di Arrigo Luppi

[…]

Sono trascorsi sei anni da quando Nino, Gigetto e Lucianino hanno «cambiato pelle» e saltato il ruscello, passando da lupetti a scouts.
Gigetto, passato ai fascisti, ci si è invischiato sempre più ed ora fa parte delle «Brigate nere». Lucianino, tornato subito alla «Casa del Padre», ci protegge dal cielo.
aquilerandagieResta lui, a vivere sulla terra, con le Aquile Randagie, la sua promessa scout. È con Baden, al collegio San Carlo, dove ha cominciato a frequentare la terza liceo classico. Come gli altri giovani della sua età, vive nel timore di un bando della Repubblica Sociale, che lo chiami alle armi. E il bando arriva, con tutte le minacce per chi non si presenti, affisso su tutti i muri di Milano.
«Vuoi che ti faccia scappare in Svizzera?»
«Ma Baden, posso esporre la mia famiglia alle persecuzioni cui vanno soggette le famiglie dei renitenti alla leva?»
Dopo qualche mese, lo spediscono in Germania con la divisione Littorio, per addestramento. Terminato questo, lo rimpatriano e lo assegnano alla divisione antipartigiani, di stanza a La Thuile, sulla strada del piccolo San Bernardo.

Nino Verri

Nino Verri

«Il prezzo da pagare per l’incolumità della mia famiglia diventa troppo alto; né, penso, i miei lo vorrebbero. Dovrei, ora, attuare contro i partigiani quel fanatismo e quelle crudeltà che hanno tentato di inculcarmi in Germania. Non è possibile».
Altri la pensano come lui, e si organizzano per tentare la fuga.
«Domani andrò con la mia squadra per il pattugliamento, nella zona del «Piccolo» – gli dice Marco. Avvertirò anche Renzo, Franco e Gianni. Fatevi trovare alle quattro, al ponte sul Ruitor. Io mi porterò fino al bivio, per non destare sospetti; là, mi butterò nel bosco e vi raggiungerò». Tutto si volge secondo i piani, e il gruppo al completo si trova al ponte.
«Ci siamo già abbastanza allontanati, e passeranno almeno altre due ore, prima che scoprano la nostra assenza. Né possono sapere quale direzione abbiamo preso. Ci attende ora, una lunga e pesante camminata, per raggiungere la zona dove operano i partigiani della divisione «Vall’Orco», avverte Marco. Camminano da otto ore, e sono molto stanchi, quando, improvvisa, una voce ordina:
«Non muovetevi. Gettate le armi e alzate le braccia. Siete circondati». Una ventina di partigiani, infatti, li tengono sotto il tiro dei loro «mitra». Eseguiti i comandi, la voce riprende: «Chi siete? E dove andate?» Per tutti risponde Marco: «Abbiamo abbandonato il nostro reparto, per non combattere contro di voi. Vorremmo aggregarci ad una formazione partigiana».
«Vi portiamo dal Capo. Avanti. Cecco, fai strada; noi seguiamo e… non fate scherzi! »

L’inverno era stato duro, in montagna; ma ormai le campane della Resurrezione avevano riempito le valli del loro suono festoso, risvegliando una gran voglia di nuova vita. Purtroppo, erano ripresi anche i rastrellamenti dei repubblichini (come venivano chiamati i soldati della Repubblica Sociale).
Quindici giorni dopo Pasqua, un gruppo di partigiani, mentre si trasferisce ad altra base, incappa in un reparto fascista, che rastrella la zona. Riescono a sganciarsi ed a riprendere il cammino. Renzo, però, che è stato ferito ad un piede, non riesce a reggere andatura. Mi fermo con te. Li raggiungeremo più tardi».
«No Nino, vai, ci prenderanno tutti e due. Lasciami, me la caverò da solo. E, per male che vada, ne avranno uno solo da fucilare». I fascisti, che danno loro la caccia, si stanno avvicinando. «Non ti lascio, ci faremo coraggio a vicenda».
Catturati e malmenati, vengono riportati a La Thuile e sottoposti a processo sommario da quelli che erano stati i loro ufficiali.
«Morte per fucilazione», la sentenza.
certificatoverriIl Parroco tenta di distogliere gli ufficiali dall’eseguire la sentenza:«Entro pochi giorni dovrete arrendervi. Perché volete caricarvi la coscienza di un inutile delitto?» ma non riesce, e in attesa dell’esecuzione, conforta in carcere i condannati, e porta loro i Sacramenti. «Se vuoi, tento di farti fuggire, propone». «Grazie, no; Renzo non potrebbe venire con me, e, forse, fucilerebbero un altro al mio posto».
Alle ore venti, del 16 aprile, Natale Verri, detto Nino, col suo compagno Renzo viene fucilato in località La Salpetiera di La Thuile.
Il giorno dopo gli ufficiali che l’avevano condannato a morte, si arrendevano agli Alleati.

[…]

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Il 7 settembre ricorre il 70° anniversario della fucilazione di Quintino di Vona, professore del liceo Carducci, a cui è stata intitolata la scuola media di via Sacchini.

quintino di vona“Il professor Quintino Di Vona veniva da una modesta famiglia di lavoratori, tanto modesta che il padre dovette emigrare per mantenere la famiglia. L’amore per lo studio che il ragazzo manifestava venne sostenuto con grande sacrificio dai genitori, ed egli riuscì a laurearsi in lettere a Salerno nel 1921. Da questo modo di vivere, dalle condizioni nelle quali si trovava allora la gente che lo circondava, nacquero in una mente critica e appassionata come la sua, le convinzioni politiche che lo accompagnarono per tutta la vita.

Partecipò alla guerra 1914-1918 e fu mutilato di guerra. Quintino Di Vona valorizzava la sua qualità di mutilato di guerra per eludere la tessera fascista e le manifestazioni di regime. Si iscrisse al Partito Socialista e collaborò con Matteotti. Nello stesso tempo approfondiva la sua cultura letteraria e fu autore di numerosi saggi su autori latini.
Amante dello studio, di una cultura conquistata con fatica materiale e intellettuale, vuole capire, vuole sapere e sceglie. Sceglie i valori, valori sociali e politici, nella prospettiva di una società che avrebbe difeso le categorie più deboli.
[….]
Dopo l’armistizio Di Vona si collega con il Partito Comunista Italiano diffondendone la stampa clandestina. Contribuisce alla nascita del CLN della scuola milanese. La casa milanese dell’insegnante divenne punto di riferimento per la Resistenza :vi si stampavano volantini, vi si raccoglievano armi, vi si ospitavano ebrei e partigiani.
divonaemoglie“Tu passavi lontano da noi tutto il giorno, a Milano – ricorda la moglie Lina Di Vona Caprio nel libro Colloquio con un martire – e tornavi in seno alla famiglia soltanto la sera. Subito sedevi a tavola e spesso quello era l’unico pasto della giornata, perché il tuo gran da fare t’impediva, il più delle volte, di prepararti la colazione frugale”.

Quintino Di Vona, inoltre, inquadrato con lo pseudonimo di “Lanzalone” nella 119ma Brigata Garibaldi (che dopo la sua morte gli sarebbe stata intitolata), partecipò a numerosi atti di guerriglia.
Avvisato di essere già nella lista nera come si soleva dire, gli fu offerto di fuggire in Svizzera, ma rifiutò: “Bisogna stare qui. E’ qui che si lotta e si vince” rispondeva.
Catturato in seguito a delazione da militi della Brigata Nera di Monza (che giunsero a Inzago all’alba del 7 settembre), Di Vona fu, per ore ed ore, picchiato a sangue. Dalle sue labbra non uscì una parola che potesse danneggiare la Resistenza. Nel primo pomeriggio i fascisti, al comando di un sottufficiale delle SS germaniche, trasportarono con un camion l’insegnante nella piazza principale del paese. Qui Di Vona fu fucilato da un manipolo di imberbi militi in camicia nera. I passanti atterriti dovettero anche assistere allo scempio che fu fatto del cadavere, lasciato sulla piazza per il resto della giornata e per tutta la notte. Prima di essere fucilato disse ai suoi assassini: “Col mio sacrificio l’Italia non sarà vostra lo stesso”.

Grazie al sacrificio di Quintino Di Vona l’Italia fu liberata dai nazifascisti.
Ma non era solo questo che volevano gli oppositori. La Resistenza è stata non solo una contrapposizione a un regime autoritario in Italia e in Europa, ma una vera e propria rivoluzione culturale, portatrice di valori di democrazia con al centro l’uomo. Chi ha lottato lo ha fatto anche per una società più libera e più giusta, mettendo a repentaglio la propria vita, in una visione della politica intesa come servizio al bene comune.

Dalla Resistecolloquionza è nata la Costituzione repubblicana che va difesa ed attuata.
Va difesa nella sua impalcatura istituzionale e nel fondamentale equilibrio che deve esserci tra i tre poteri su cui è fondata la nostra democrazia: esecutivo, legislativo e giudiziario, senza nessun sbilanciamento a favore dell’esecutivo perché in tal modo si potrebbe aprire la strada a pericolose involuzioni autoritarie nel nostro Paese. Ma la Costituzione va anche attuata nelle parti che riguardano il lavoro (soprattutto per le giovani generazioni) il diritto allo studio e la parità uomo donna. La Costituzione è senz’altro il miglior programma di governo.
Ricordare il sacrificio di uomini come Quintino Di Vona significa anche rilanciare in una società che sembra dimenticare il passato, come avvenuto con il caso vergognoso della realizzazione di un sacrario dedicato a Graziani, i valori dell’antifascismo e battersi per contrastare una visione deformata della storia.”

Dall’intervento del Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano Roberto Cenati nella ricorrenza del 68° Anniversario dell’uccisione di Quintino Di Vona (7/9/2012 )

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Le pagine che narrano di Quintino di Vona nel libro OLTRE IL PONTE – Storie e testimonianze della Resistenza in Zona 3 – Porta Venezia, Città Studi, Ortica-Lambrate a cura di Roberto Cenati e Antonio Quatela

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