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Archive for ottobre 2014

montesole-4In quei giorni del 1944 si compì la più grande mattanza, per violenza e numero di vittime, di civili in Italia e nell’Europa occidentale occupata dai tedeschi. Venne perpetrata dal feroce 16° battaglione della divisione S.S. Reichsfuhrer Recce Unit al comando del maggiore Walter Reder in diverse località: Tagliadazza, Caprara, Castellano, Casaglia, Vado di Monzuno, Grizzana e Marzabotto. Anche in quell’occasione italiani, militi fascisti della R.S.I furono guide e spie dei nazisti e anch’essi parteciparono al massacro camuffati sotto le divise delle S.S.

Il principale responsabile della strage, il maggiore Walter Reder fu condannato all’ergastolo dal Tribunale Militare di Bologna nel 1951 ma liberato nel 1985 nonostante le proteste dei familiari delle vittime e delle Associazioni Partigiane.

La Corte di Assise di Brescia nel 1946 aveva condannato due repubblichini, Lorenzo Mingardi e Giovanni Quadri per collaborazione, omicidio, incendio e devastazione: Mingardi alla pena di morte, poi tramutata in ergastolo, Quadri a trenta anni poi ridotti a dieci anni e otto mesi. Entrambi furono rimessi in libertà per amnistia

Il 13 gennaio 2007 il Tribunale Militare della Spezia ha condannato all’ergastolo per l’eccidio di Monte Sole dieci dei diciassette ex-ufficiali nazisti, tutti ultraottantenni, tutti in contumacia, ritenuti colpevoli di violenza pluriaggravata e continuata con omicidio.

Dossier: La strage di Marzabotto. I responsabili della strage. di Renato Giorgi

Da Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, Giulio Einaudi editore, 1953

“Due reggimenti di S.S. Adolf Hitler, di ritorno da un rastrellamento, circondano al zona oltre il fiume Reno. Nella frazione Casaglia una folla s’è raccolta nella chiesa, in preghiera. Irrompono i tedeschi; uccidono il prete officiante; nella chiesa trucidano tre vecchi che non obbediscono in fretta all’intimazione di uscire dal luogo sacro. Gli altri, in numero di 147, tra cui marzabotto50 bambini, sono ammassati nel cimitero e mitragliati: 28 famiglie, così, sono sterminate al completo. Si salvano solo alcuni bambini. Un piccolo di sei anni non vuol però allontanarsi dal luogo della tragedia; piange: “Voglio morire con la mamma!”; e più tardi è ucciso da una granata. 107, tra cui 24 bambini, sono gli assassinati nella frazione Caprara. In casolari poco discosti periscono 282 persone, a gruppi o isolate, e ci sono tra loro 58 bambini e due suore. In località Cerpiano  49 infelici, tra cui 24 donne e 19 bambini, sono rinchiusi in un oratorio e mitragliati a gruppi. Si salvano una maestra e due bambini. Altre 103 vittime i nazisti disseminano poco lontano, scovandole casa per casa. Le S.S.  si divertono a gettar bambini vivi tra le fiamme, a decapitare neonati sul seno delle mamme, a scempiar cadaveri. E la “marcia di morte”, come l’ha definita uno dei superstiti, Silvano Bonetti, lascia le sue tracce sanguigne da per tutto: donne, vecchi, bambini incontrati per via e uccisi come passeri. Ripiglia la strage più oltre: in località Creva 81 massacrati, molti altri nei pressi, 48 uomini, tra cui due sacerdoti, sono uccisi, e i cadaveri gettati nel fiume. Il 5 ottobre nuovi lutti: 23 sono i fucilati di questo giorno. Dall’8 settembre al 5 ottobre, il comune di Marzabotto lamenta 1830 morti, tra cui cinque  preti. Ma non è ancora finito. Il 18 ottobre cadono altri sei cittadini.” [1]

Si può distogliere il volto con orrore dalle righe scritte, ma non si può, non si deve dimenticare. Tutto ciò che ciascuno di noi ha fatto per distruggere il nazifascismo fu poco o non fu abbastanza. Assai più è ciò che dobbiamo fare per far sorgere un mondo ove non sia più necessario ricordare.

[1] L.Longo, Un popolo alla macchia, Mondadori, Milano 1947

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