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Archive for novembre 2014

Sono una trentina di disegni a carboncino e ad acquarello eseguiti durante la prigionia da Fernando Cappuccio, detenuto politico nel carcere milanese nei primi mesi del 1945.
I lavori ritrovati dal conte Paolo Caccia Dominioni e da Mario Martinelli hanno trovato nuova visibilità grazie a Luigi Carissimi Priori e all’Istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione, e che oggi mettiamo in rete a disposizione di tutti per conoscere una pagina della lotta di Liberazione a Milano.

 cappuccio

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Ucci Rezzoli Zanni

Ieri mattina, 17 novembre 2014, ci ha lasciato Ucci Rezzoli Zanni, una cara compagna e amica impegnata da sempre nella sinistra italiana e iscritta all’ANPI nella Sezione 25 Aprile.
Noi tutti abbracciamo con grande affetto Luciano suo compagno da una vita, il figlio Emiliano, Laura e il piccolo Guido.

 La cerimonia funebre si terrà domani, 19 novembre 2014 alle ore 11, presso il cimitero di Lambrate

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Il monumento consiste in due lamiere in acciaio inox piegate, saldate e lucidate con figura riportata in acciaio cor-ten
MONUMENTO_PARTIGIANI

Milano, 15 novembre 2014 – Si intitola “Pagina della memoria” il monumento donato al Comune dall’Anpi – Sezioni Zona 3 di Milano, in ricordo dei 15 partigiani fucilati nel 1945 al campo sportivo Giuriati. La Giunta di Palazzo Marino ha approvato l’accettazione della donazione dell’opera dello scultore Mauro Giuntini: sarà collocata nel Giardino della Resistenza, all’interno del campo sportivo, in sostituzione della vecchia stele inaugurata nel gennaio del 1954 e ormai in stato di degrado.

“Ringrazio l’Anpi per il dono di questo monumento, adeguato al significato storico e morale rappresentato dalla Resistenza – dichiara l’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano Carmela Rozza -. È un nuovo riconoscimento alla memoria di 15 partigiani, molti dei quali giovanissimi, che hanno sacrificato la propria vita per la libertà dell’Italia e delle nuove generazioni”.

“Il campo Giuriati è un luogo della memoria: avere recuperato questo monumento è importante per Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza e capitale della Resistenza italiana al nazifascismo. È significativo fare l’inaugurazione l’anno prossimo, nel settantesimo anniversario della liberazione di Milano e d’Italia”, spiega il presidente provinciale dell’Anpi Roberto Cenati.

Il monumento consiste in due lamiere in acciaio inox – di dimensioni pari a 130 centimetri di larghezza, 250 centimetri di altezza e 4 millimetri di spessore – piegate, saldate e lucidate con figura riportata in acciaio cor-ten. Le lamiere sono posizionate in modo da formare tra loro un angolo di 120 gradi e sono fissate al suolo mediante tirafondi. Le scritte tagliate a laser e ricoperte all’interno con lamiera in acciaio cor-ten trattato riportano i nomi dei 15 partigiani e la loro età al momento della fucilazione. L’opera è stata realizzata dallo scultore Mauro Giuntini.

Il campo Giuriati fu una della sedi delle esecuzioni effettuate a Milano tra il 1944 e il 1945. I 15 condannati a morte, cui il monumento è dedicato, appartenevano alle formazioni partigiane dei Gap e del Fronte della Gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà, e vennero fucilati tra il 14 gennaio e il 18 marzo 1945.

 

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Abbiamo raccolto alcuni passi della relazione tenuta da Roberto Cenati alla conferenza provinciale di organizzazione di sabato 8 novembre.

L’ANPI coscienza critica

ANPI - LOGOL’Anpi, in questa delicatissima fase della vita politica e istituzionale del Paese, deve svolgere il suo ruolo di coscienza critica, senza che ciò comporti la sua ingerenza nelle questioni che riguardano la vita e le scelte delle forze politiche e in quelle più strettamente partitiche. Coscienza critica significa osservare la situazione politica e istituzionale formulando valutazioni sulla base di un metro fondamentale: la Costituzione e i suoi valori. Bisogna evitare comunque un rischio nel nostro dibattito politico. Quello di credere che l’ANPI sia onnipotente e che da sola riesca a cambiare il nostro Paese.

Costituzione repubblicana: faro della democrazia

costituzioneFra mille problemi, quelli delle riforme Costituzionali sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui è giusto che si occupi chi ha il dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché i cittadini non possono consentire di essere privati di una parte della propria sovranità e permettere radicali cambiamenti della Costituzione che, secondo il pensiero dominante dovrebbe essere adeguata alle necessità del mercato e della competitività. Nel nostro Paese il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali e ridursi gli spazi di democrazia diretta, con un sistema fortemente maggioritario, con un ampio premio di maggioranza e un’elevata soglia di sbarramento, previsti dalla legge elettorale approvata alla Camera e con una sola Camera politica. La nostra Costituzione, antifascista in ogni suo aspetto, anche se questo termine viene ormai considerato superato dagli stessi ultimi tre Presidenti del Consiglio, va oggi difesa e conservata nella sua impalcatura fondamentale rappresentata dall’equilibrio dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che sono alla base della democrazia repubblicana, senza nessun sbilanciamento a favore dell’esecutivo. Nel disegno di legge costituzionale approvato in prima lettura dal Senato, si prevede però che “il governo può chiedere alla Camera dei Deputati che un disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla votazione finale entro 60 giorni”. Tutto ciò, se realizzato, rappresenterebbe un passo avanti nella direzione del rafforzamento del potere esecutivo e della riduzione al minimo del legislativo. La stessa ratifica Parlamentare che si fa al contempo obbligata (con la fiducia) e vaga (con la delega, come nella materia del lavoro), contribuisce a trasferire sempre più il potere dal legislativo all’esecutivo. Il parlamentare conta sempre meno, legato com’è ad un ferreo vincolo di mandato, che si pone in netto contrasto con quanto prevede l’articolo 67 della Costituzione

Il futuro dell’ANPI

memoriafuturoAlle questioni riguardanti il futuro dell’ANPI sono stati dedicati un Comitato e un Consiglio nazionale. Il futuro, si è detto, è già nel presente. Su tre questioni, in particolare, si potrebbe giocare il futuro dell’ANPI: la necessità del mantenimento della coesione nella nostra Associazione, quella di conservare e garantire la nostra autonomia da condizionamenti partitici e il superamento di una certa fragilità organizzativa diffusa.

Natura dell’ANPI

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi 135.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista.
Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
comandante-bulowIl 4 giugno 1945, con la Liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow” e Cino Moscatelli. Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 rappresentanti e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui annunziata-cesani-CEDAgodeva. Questa è l’ANPI. E questa la sua gloriosa storia.
Per Annunziata Cesani, la nostra Ceda, che all’ANPI ha dedicato tutta se stessa, l’ANPI veniva per lei sempre prima di tutto e non doveva essere anteposta a direttive di partito, sindacali o di altre associazioni.
“L’ANPI è l’ANPI” diceva Ceda e non vogliamo che si trasformi in una Associazione qualsiasi. E’ questo un punto fondamentale che dobbiamo sempre tenere presente: quello di mantenere e conservare le caratteristiche che hanno fatto dell’ANPI un’Associazione, stimata e tenuta in grande considerazione da tutti.

Manifestazione Lega del 18 Ottobre 2014

Abbiamo ritenuto di non aderire alla contromanifestazione dei centri sociali del 18 ottobre scorso. L’Anpi non può manifestare con associazioni di cui non condivide parole d’ordine e aderire a piattaforme precostituite. C’è stata una presa posizione nostra che ha avuto visibilità anche sulla stampa e della Diocesi di Milano contro la deriva xenofoba e razzista della Lega, incentrata sull’importanza di sviluppare un’azione di sensibilizzazione nei confronti delle giovani generazioni, nelle scuole, sulla Costituzione. Siamo profondamente convinti che la sconfitta della xenofobia e del razzismo non siano configurabili con una o più contromanifestazioni.

Cosa intendiamo per antifascismo

Un dato vorrei sottolineare, a questo proposito: la nostra concezione dell’antifascismo è profondamente diversa da quella di chi lo considera autentico solo se ci si mobilita scendendo in strada e manifestando. Essere antifascisti significa per noi anche battersi per difendere la legalità repubblicana e la democrazia non solo dal fascismo in camicia nera, ma da tutti i fascismi e gli autoritarismi comunque si presentino. vittoriofoaOsservava Vittorio Foa nel libro Il cavallo e la torre che “essere antifascista significa resistere sempre al dominio arbitrario di altri su noi stessi. Antifascismo è pluralismo politico e pluralismo sociale, cioè legittimazione delle differenze. Antifascismo è l’ansia di intervenire contro l’ingiustizia, piccola o grande che sia, di intervenire contro ogni minaccia alla libertà. E’ la democrazia come partecipazione e non solo come garanzia. E’ il rifiuto di ogni delega globale, la fiducia nelle spinte che vengono dal basso.”

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