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Archive for ottobre 2018

28 settembre – Nozze di ferro

1948 – 1978 

70 anni insieme – Amore e Lotta 

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30 settembre – IntolleranzaZero

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Intervento di Roberto Cenati

Ottant’anni fa il regime fascista emanava le famigerate leggi razziste che privarono gli ebrei dei loro diritti, per la sola colpa di essere nati, per poi privarli delle loro vite dopo l’8 settembre 1943. Quei provvedimenti infami, firmati dal re Vittorio Emanuele III, di fatto prepararono la Shoah anche in Italia, alla quale parteciparono attivamente i repubblichini di Salò, senza l’apporto dei quali, non bisogna mai dimenticarlo, i nazisti non avrebbero potuto arrestare e deportare partigiani, ebrei, oppositori politici, lavoratori in sciopero. Proprio questa mattina si è svolta, un’iniziativa che idealmente ci unisce, la cerimonia nella ricorrenza del 74° anniversario della terribile strage di civili a Marzabotto e Monte Sole, compiuta dai nazisti con la collaborazione dei repubblichini di Salò. Il fascismo, nato da subito come movimento razzista, non fece mai nulla di meritevole, ha ricordato il Presidente della Repubblica, per rispondere a chi ogni tanto sostiene che qualcosa di buono il fascismo ha fatto. E la senatrice Liliana Segre ironicamente osservava, in una intervista: “Sì, qualcosa il fascismo ha fatto. I treni arrivavano in orario, anche quelli delle deportazioni.” A distanza di 80 anni dalle leggi antiebraiche l’Europa e il nostro Paese sono attraversati da una pericolosa deriva razzista, xenofoba e antisemita, dal ripresentarsi del nazionalismo, all’origine della Prima e della Seconda guerra mondiale e di movimenti neofascisti e neonazisti. In Italia non solo riemergono termini come quello di “razza” che pensavamo fossero definitivamente scomparsi, ma si assiste ad un crescendo di azioni intimidatorie e persino di aggressioni fasciste e a sfondo razziale. Se il nazifascismo è stato sconfitto militarmente il 25 aprile 1945 dalla Resistenza italiana, alla quale diedero un fondamentale contributo le donne, non lo è stato culturalmente e idealmente. Il nostro Paese non ha fatto fino in fondo i conti con il fascismo. Ci sono persone a cui si mette in testa che le ideologie nazifasciste e razziste siano ancora oggi la risposta alle problematiche attuali, scaricando su chi fugge dalle guerre e dalla fame la responsabilità della crisi della società contemporanea: è la ricorrente teoria del capro espiatorio. La discriminazione razziale e l’odio per lo straniero così come la purezza etnica sono risposte tragicamente già date nel secolo appena trascorso. La storia può purtroppo ripetersi anche se in modi e forme diversi. Osservava Primo Levi nel 1959: “Secondo ragione, una restaurazione concentrazionaria non dovrebbe minacciarci. Ma è imprudente impostare previsioni sulla ragione.” Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie del secolo scorso e la stessa memoria della storia, se il Presidente del Consiglio che all’Assemblea generale dell’Onu ha elevato un inno al sovranismo e al populismo, confonde l’8 settembre con il 25 aprile. Non è questo il Paese, non è questa l’Europa che volevano i Combattenti per la Libertà. In questo riaffacciarsi di pulsioni razziste e xenofobe il ministro Salvini che ha fatto proprio lo slogan di Casa Pound “prima gli Italiani” si vanta di avere ridotto le domande per il diritto d’asilo previsto nella nostra Costituzione e nella Convenzione internazionale per i diritti dell’uomo, mentre nel decreto sicurezza, il governo a trazione Salviniana, pone ulteriori restrizioni per quanto riguarda la protezione umanitaria. Forse il ministro dell’Interno non si ricorda di avere giurato sulla Costituzione che all’articolo 2 parla dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. E invece di impedire gli sbarchi sulle coste italiane, persino alle navi della Guardia Costiera, dovrebbe preoccuparsi, da ministro degli Interni, di combattere chi minaccia veramente la nostra sicurezza: le mafie e la ‘ndrangheta che, molto spesso accumulano milioni di euro speculando proprio sulla situazione disperata di chi fugge dalla guerra e dalla fame. La fase che stiamo vivendo è preoccupante, ma non dobbiamo perdere la speranza. Siamo qui per ribadire che non vogliamo l’Europa dei muri, di Orban e Salvini, ma un’Europa unita nei valori della pace, della solidarietà, dell’accoglienza, come quella prefigurata nel Manifesto di Ventotene e dalla Resistenza italiana ed europea che furono una guerra alla guerra per realizzare la pace e una società più giusta. Da Milano, capitale della Resistenza parte oggi, come negli anni della strategia della tensione e del terrorismo un forte segnale per tutto il Paese: quello di un’ampia e unitaria mobilitazione, contro la deriva razzista e l’intolleranza che si manifesta anche nei confronti di chi assuma posizioni di autonomia dall’esecutivo, dai magistrati ai funzionari del ministero. Ma la mobilitazione non basta. Occorre una forte controffensiva ideale e culturale, per battere l’indifferenza e l’anestetizzazione delle coscienze e per rilanciare i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana, oggi più mai bussola e guida della democrazia, e i valori dell’antifascismo. Come affermava Vittorio Foa l’antifascismo non esprime soltanto la negazione del fascismo, una negazione in nome dell’uomo, ma è la riaffermazione di fondamentali valori: il rispetto assoluto dell’Altro e della sua identità, l’intervento contro l’ingiustizia e contro ogni minaccia alla libertà, la democrazia intesa come partecipazione e non solo come garanzia e delega. Gian Battista Stucchi, autorevole esponente del Corpo Volontari della Libertà ricordava : “La Resistenza ha una privilegio, quello di non invecchiare. Perchè c’è sempre qualcosa contro cui resistere: le ingiustizie, i soprusi, il razzismo, la xenofobia, l’intolleranza.”

piazza

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