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Archive for the ‘Iniziative’ Category

sala_optMattino -Commemorazione, deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri.
Interventi di rappresentanti delle istituzioni e di Sergio Temolo, figlio di Libero.

 

 

 

sera_optSera – Manifestazione popolare antifascista con monologo teatrale “Le Voci di Piazzale Loreto”  voce recitante Livia Bonetti e interventi musicali di Renato Franchi & Orchestrina del Suonatore Jones. Intervento di Sergio Fogagnolo, figlio di Umberto.

Il saluto di Roberto Cenati 

loretobandiera_optIl 10 Agosto 1944 in questo luogo, dove è deposta la stele, si verificava uno dei più tragici avvenimenti della storia milanese durante la Resistenza. Un plotone fascista della legione Muti fucilava, per ordine della sicurezza nazista, 15 partigiani: Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati.  Con queste fucilazioni si pensava che la strategia del terrore nazifascista potesse isolare i combattenti della Resistenza dalla popolazione.  L’eccidio di piazzale Loreto ottenne invece l’effetto opposto e Milano non ha mai dimenticato questa barbarie. I Quindici Martiri di piazzale Loreto sono stati l’anima di una Milano che opponendosi al fascismo lottava per la libertà, la democrazia e la legalità, fino al sacrificio della propria vita. L’esempio dei Quindici Martiri costituisce un forte monito per noi, perché, raccogliendo l’eredità che ci hanno lasciato, continuiamo a difendere la pace, il bene più prezioso conquistato dalla Resistenza italiana ed Europea, la libertà e la convivenza civile, oggi seriamente minacciate dallo stragismo jihadista. Il disinteressato sacrificio dei 15, per il bene comune, era volto alla realizzazione di una società più giusta e di un mondo migliore, prefigurati dalla Costituzione repubblicana, vero faro della nostra democrazia. Milano non ha dimenticato quella barbarie. Ricordare per noi è un dovere. Riteniamo, infatti, che la memoria sia il vaccino culturale che può renderci immuni dal virus dell’antisemitismo, della xenofobia, del razzismo. Ricordava Giovanni Pesce, di cui ricorrerà il prossimo anno il decimo anniversario della scomparsa che “Anche la targa di una via o di una piazza che ricordi un nome glorioso o un episodio significativo della lotta popolare antifascista rappresentano un contributo da non sottovalutare.” Per questo ci
stiamo battendo per la riqualificazione
della Loggia dei Mercanti che ricorda i Caduti milanesi per la Libertà, per questo chiediamo, da tempo, che il monumento che ricorda il sacrificio dei 15 Martiri, ormai usurato dal tempo, venga risistemato. Così come chiediamo che a Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro al valor Militare, Milano, capitale della Resistenza, dedichi nel decimo anniversario della sua scomparsa, una via o un giardino magari proprio accanto alla stele dei Quindici Martiri, come richiesto da tempo dall’Acorone_optNPI e dal Consiglio di Zona 3, ora Municipio 3. Siamo convinti che anche in tal modo si possa tene
re viva la memoria di chi ha combattuto e sacrificato la propria giovane vita per liberare l’Italia dal nazifascismo e costruire una società più giusta.

Milano, 10 Agosto 2016

Roberto Cenati – Presidente ANPI Provinciale di Milano

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Il 25 luglio 1943 cade il fascismo e Mussolini viene arrestato. Le notizie dell’arresto di Mussolini furono accolte in tutta Italia con manifestazioni di giubilo; gli antifascisti e molta gente comune scese in piazza e divelse i simboli del vecchio regime, inneggiando alla democrazia e alla pace.

Così a casa Cervi si fece festa il 25 luglio 1943, per la caduta di Mussolini. .
“… Il più bel discorso contro il fascismo: la pastasciutta in bollore.”

Fu un momento di gioia e l’illusione della libertà, poi venne morte, deportazione, lager e distruzione. Poi venne la fucilazione dei fratelli Cervi.

Ma quella sera di gioia vale la pena ricordarla

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Libero, che c’era, racconta

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in fondo a sinistra

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il salame mantovano dei compagni di calvairate

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Immagini di momenti della vita della nostra Sezione

23 maggio

80° della guerra civile spagnola 

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Storia di due donne e condizione femminile 

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11 e 12 giugno  – Firma days

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L’intervento di Carlo Smuraglia

15 giugno 

Auditorium Franco Cerri di via Valvassori Peroni

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1 luglio  – Presidio davanti alla sede RAI

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15 luglio – Presidio e flash mob in piazza Fontana

 

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MULTIVISIONE

Domenica 20 marzo in occasione dell’anniversario dell’inaugurazione del monumento dedicato ai 15 Partigiani fucilati al Campo Giuriati, ci siamo ritrovati alla cooperativa La Liberazione per una spettacolare multivisione dei video realizzati durante le varie fasi che hanno preceduto e accompagnato la realizzazione del monumento.

Un sentito GRAZIE a tutti gli amici e compagni per la numerosa e calda partecipazione all’incontro.

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27 gennaio 2016 ore 21,00

Auditorium via Valvassori Peroni 56

In occasione della Giornata della Memoria, il Consiglio di Zona 3 e le Sezioni ANPI di Zona 3 presentano il film di Giovanni Coda

IL ROSA NUDO

rosanudoLa deportazione degli omosessuali nei campi di sterminio nazisti, una tragedia spesso dimenticata che viene rievocata nel film di Giovanni Coda IL ROSA NUDO.
Il Rosa Nudo è un lavoro di cinematografia sperimentale ispirato alla vita di Pierre Seel e si concentra su un episodio della sua biografia, che ne segnerà tutta l’esistenza: lʼarresto da parte dei nazisti all’età di 17 anni con l’accusa di omosessualità e lʼinternamento.
Deportato nel campo di Schirmeck, torturato e violentato, fu costretto ad assistere impotente all’atroce morte del suo compagno. Alla liberazione non parlò con nessuno della sua drammatica esperienza, si sposò ed ebbe tre figli. Solo nel 1982 decise di parlare e dire il perché del suo internamento.

Il Rosa Nudo è stato inserito quale evento speciale, “per il suo alto valore artistico, storico e morale”, all’interno della 7ª edizione del Queer Lion Award nel corso della 70ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2013.
Il film ha riscosso il plauso del pubblico e della critica in tutti i festival internazionali in cui è stato presentato

Sarà presente il regista Giovanni Coda

Locandina

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Racconti dalla conferenza

“1943-1945 Il Politecnico di Milano. La figura di Gianfranco Mattei e la topografia della memoria”

Aula Natta, 3 dicembre 2015.

 

Quando si studia la Resistenza di un’istituzione, di una fabbrica o di un quartiere si dovrebbe sempre partire dallo studio della sua
fascistizzazione. Nel caso del Politecnico di Milano, questo studio si fa piuttosto interessante. La propaganda fascista dei corsi di italianità e poi dei corsi di educazione militare non attecchì molto, né tra gli studenti né tanto meno tra i docenti, che vivevano con una certa sufficienza queste imposizioni, viste quasi come folcloristiche. Il legame con il fascismo fu più profondo e di altra natura: il regime era impegnato in un tentativo, per quanto imperfetto, di rapida modernizzazione industriale e di sfruttamento economico delle colonie; la classe tecnica, che aveva nei politecnici del nord i suoi più illustri rappresentanti, era stata cooptata in questo percorso. La percezione della propria importanza in questo processo si esprimeva in termini di un marcato nazionalismo e talvolta in un sostegno al regime, soprattutto in funzione della sua tensione modernizzatrice e industriale.

politecnicoNonostante ciò, il Politecnico di Milano ebbe fin dai primi anni diversi docenti e ricercatori che non si sottomisero all’obbligo di tesseramento al Partito nazionale fascista e che non giurarono fedeltà al regime. Primo fra tutti, l’anarchico Henry Molinari, ingegnere industriale esperto di impianti chimici, che venne allontanato dal Politecnico all’inizio degli anni ’30, seguito a sua volta da ben 22 docenti e ricercatori, che furono destituiti dall’incarico in tutto l’arco del ventennio. Infine le leggi razziali mieterono altre 11 vittime, tra cui due docenti, Camillo Levi e Michelangelo Böhm, che morirono nei campi di concentramento tedeschi.

Con il volgere del decennio però qualcosa cambiò. La ribellione al regime passò da essere un fatto individuale a qualcosa di più strutturato. La fiducia nel fascismo incominciava a scemare e anche le prospettive di guerra italiane, dopo i primi momenti, non sembravano più rosee. Al Politecnico di Milano queste inquietudini presero corpo in due fenomeni diversi, ma collegati.

matteimessaggioInnanzitutto giunsero all’università alcuni giovani ricercatori provenienti da altre città ed esperienze, ma politicamente già formati. Tra questi ricordiamo Mario Alberto Rollier, antifascista grazie alla ricerca teologica svolta tra i giovani valdesi e militante di Giustizia e Libertà, e Gianfranco Mattei, che si era impegnato già dalla gioventù nelle file del Partito comunista. Da quest’incontro scaturì il primo gruppo che si impegnò politicamente all’interno dell’università e che prese pubblicamente posizione con un documento, significativamente redatto la notte del 25 luglio 1943, che auspicava il rinnovamento della vita accademica e chiedeva l’epurazione dagli elementi fascisti.

Il secondo fenomeno fu invece dato dall’impegno di alcuni docenti di più vecchia data, che durante gli anni del regime avevano rinunciato all’attività politica per dedicarsi all’insegnamento. Tra questi in particolare Gino Cassinis, che fu eletto rettore all’inizio del 1944. Egli lavorò attivamente per proteggere il patrimonio materiale del Politecnico dalle razzie tedesche, protesse gli studenti richiamati alle armi e diede copertura alle attività clandestine delle SAP, che agivano sotto le spoglie del Servizio antiaereo, coordinato dal professor Bruno Setti. Negli scantinati dell’università si arrivò perfino a costituire un servizio radio clandestino, molto importante per il coordinamento delle squadre resistenziali milanesi. Tra gli uomini impegnati nell’attività resistenziale al Politecnico ricordiamo anche l’ingegner Francesco Moschettini, che venne catturato durante l’unica retata avvenuta in università e che morì nel campo di concentramento di Gusen.

Glrmlaboi esponenti più in vista, che si erano esposti dopo la caduta del fascismo, scelsero di entrare in clandestinità, in momenti diversi, abbandonando l’insegnamento. Uno di questi fu proprio Gianfranco Mattei, che con l’8 settembre decise di lasciare la cattedra per unirsi ai GAP romani e confezionare per loro gli ordigni essenziali all’attività militare, grazie alla sua esperienza di chimico. Lì incontrò Giorgio Labò, studente di architettura del Politecnico di Milano, intellettuale poliedrico, che era diventato suo collaboratore dopo l’esperienza fatta nel genio minatori. L’impegno di entrambi si concluse tragicamente con una retata alla santabarbara dei GAP, in Via Giulia, fatta dai militari tedeschi il primo febbraio 1944, grazie alle informazioni estorte con la tortura a due gappisti arrestati nei giorni precedenti. Gianfranco Mattei, ancora debole per i postumi di una malattia, non si sentì di reggere alla tortura e scelse di suicidarsi tra le pareti di via Tasso. Giorgio Labò resistette fino alla fucilazione, avvenuta il 7 marzo 1944.

La loro storia si è dipanata lontana da Milano, in un connubio apparentemente casuale, ma estremamente prolifico, che ci ricorda come la Resistenza sia stata animata da figure giovani, diversissime tra loro, ferventi sia di impegno politico che umano, culturale, sociale. Una storia che, proprio per queste caratteristiche merita di essere raccontata e conosciuta.

Riferimenti bibliografici

Sulla figura di Gianfranco Mattei http://www.anpi.it/donne-e-uomini/236/gianfranco-mattei e la pubblicazione fuori collana “Gianfranco Mattei: 1916-1944”, Milano, 1956, reperibile presso l’Università di Milano

Sulla figura di Giorgio Labò http://www.anpi.it/donne-e-uomini/847/giorgio-labo e l’ottimo libro di Pietro Boragina, “Vita di Giorgio Labò”, Torino, 2011, che narra nel dettaglio l’attività clandestina, l’arresto e la morte dei due gappisti.

Sulla Resistenza al Politecnico di Milano consultare “Il ruolo del Politecnico di Milano nel periodo della liberazione: atti del Convegno e catalogo della Mostra” a cura di Andrea Silvestri, Milano, 1996 e “Il Politecnico di Milano nella storia italiana: 1914-1963”, Bari, 1988, a cura di Enrico Decleva. Esiste del materiale d’archivio relativo all’attività clandestina del Politecnico di Milano conservato presso l’Insmli di Milano e distribuito prevalentemente nei fondi Mario Alberto Rollier, Cln lombardia, Cln Alta Italia.

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LUNEDI’ 26 OTTOBRE – ORE 21
COOPERATIVA “LA LIBERAZIONE”
VIA LOMELLINA 14

Cossutta 2_optIncontro-dibattito sul libro di Libero Traversa

ARMANDO COSSUTTA
L’ULTIMO TOGLIATTIANO

(Editrice Aurora –Pagine 130 – Euro 15)
Presentazione di Bruno Casati (Presidente del Centro Culturale Concetto Marchesi)
Prefazione di Alex Hobel (storico,Università Federico II di Napoli,
presidente della Fondazione Luigi Longo)

Interverranno, oltre all’autore :

Prof. Luigi Pestalozza (Comitato provinciale ANPI, già membro del Comitato Centrale del PCI, della Direzione nazionale del PRC e del PDCI)
Cossutta 3_optProf. Mario Vegetti (già Presidente della Associazione Culturale Marxista)

Prof. Gaspare Jean (già capogruppo del PDCI al Consiglio Provinciale di Milano)

Coordina Nunzia Augeri, curatrice del libro

Il libro è una testimonianza lunga oltre sessant’anni. Armando Cossutta, partigiano, attualmente vice-presidente nazionale dell’ANPI, è stato segretario del PCI a Sesto San Giovanni, segretario della Federazione milanese, coordinatore della Segreteria nazionale con Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, poi presidente del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani. Consigliere comunale e provinciale di Milano, deputato, senatore e parlamentare europeo

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librogiovannipesceLunedì sera alle 21,00 presso la Cooperativa La Liberazione – via Lomellina 14 – serata eccezionale in onore di Giovanni Pesce, il mitico comandante “Visone”.

Presentazione del libro/dvd Giovanni Pesce. Per non dimenticare

Saranno presenti gli autori Laura Tussi e Fabrizio Cracolici  interverranno Ketty Carraffa e Vittorio Agnoletto

qui la locandina dell’iniziativa

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71° Anniversario Milano dell’eccidio di piazzale Loreto – Lunedì 10 Agosto 2015

cenati10-8_optLa manifestazione di oggi assume un’importanza particolare. Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, della liberazione dei campi di concentramento e di sterminio nazisti, della fine della Seconda Guerra Mondiale e della vittoria della Resistenza europea e degli eserciti Alleati contro la barbarie nazifascista.
Il 10 agosto 1944 un plotone della legione Muti fucila Quindici partigiani scelti tra i detenuti nel reparto tedesco del carcere milanese di San Vittore. L’ordine di fucilazione parte del capitano della Gestapo Saevecke e viene eseguito dalla Muti che lo attua alle 5,45 del mattino del 10 agosto 1944 e lo conclude alle 6,10. E’ significativo essere qui questa sera: per rilanciare, con la nostra partecipazione, in una società che vive quasi esclusivamente nel presente, il valore della memoria e richiamare il contributo e l’impegno politico disinteressato che tanti giovani, come i Quindici di Piazzale Loreto, hanno dato per la nostra libertà e per la costruzione di una società più giusta.
Voglio qui ribadire che Piazzale Loreto ha già il suo simbolo e la sua identità, senza la necessità di aggiungere altri elementi che ne offuschino la memoria. La stele (ormai logorata dal tempo) ricorda il sacrificio di quei giovani, i cui corpi rimasero esposti per tutta quella caldissima giornata di agosto, suscistando orrore e indignazione nei milanesi.
Nella ricorrenza del 70° anniversario della Liberazione riteniamo importante che l’Amministrazione Comunale intitoli i giardini a Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro della Resistenza, cui tutti noi, come ai 15 partigiani e antifascisti che hanno sacrificato la propria giovane vita, dobbiamo la nostra libertà e la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.

Tra i Quindici è rappresentato l’intero arco delle forze che partecipò alla Resistenza: azionisti, socialisti, comunisti, cattolici e quasi tutte le categorie sociali.
C’è persino un agente di Pubblica sicurezza Emidio Mastrodomenico, appartenente dal gennaio al luglio 1944 al Gruppo di Azione Patriottica guidato dai partigiani Alfonso ed Enzo Galasi. Voglio qui ricordare il gappista Enzo Galasi, che ci ha lasciati il 10 marzo di quest’anno. Con lui abbiamo perso un amico e un compagno. Insieme al suo il nostro commosso ricordo va a Quinto Bonazzola che assunse, dopo l’uccisione di Eugenio Curiel il 24 febbraio 1945, il comando militare della Brigata d’Assalto “Fronte della Gioventù”. Questa sera esprimiamo la nostra affettuosa vicinanza ad Armando Cossutta, Vicepresidente dell’ANPI Nazionale, per la scomparsa della sua cara moglie.

Lo sciopero generale del marzo 1944
scoperounitaI tragici fatti di piazzale Loreto si inquadrano in un anno, il 1944 segnato da importanti avvenimenti internazionali e nazionali. Il 1944 si caratterizza, soprattutto, in Italia, per l’unico grande sciopero generale svoltosi nell’Europa occupata dai nazifascisti. Dall’1 all’8 marzo 1944 a Milano e Provincia i lavoratori delle grandi fabbriche, gli impiegati, i tranvieri, i tipografi del Corriere della Sera sfidarono il regime nazifascista. A fianco dei lavoratori che pagarono a caro prezzo, con la deportazione nel lager di Mauthausen e nei suoi sottocampi, questa loro coraggiosa protesta, massiccia è stata la partecipazione delle donne che, pur prive del diritto di voto, hanno svolto un ruolo fondamentale nel corso della Resistenza, come la partigiana Elena Rasera, protagonista dello sciopero del marzo 1944 alla Olap, che il primo gennaio di quest’anno ha compiuto 101 anni. Ad esse va la nostra profonda riconoscenza.
L’eccidio di piazzale Loreto arriva a conclusione di un mese nel quale le esecuzioni per mano dei repubblichini si sono succedute l’una dopo l’altra, a Milano e nei Comuni della sua Provincia. Con queste fucilazioni si pensava che la strategia del terrore nazifascista potesse isolare i combattenti della Resistenza dalla popolazione. L’eccidio di piazzale Loreto ottenne invece l’effetto opposto.

La Repubblica di Salò
mutiUna scalata del terrore dunque, alla quale non furono estranei i militi della Repubblica di Salò, a dimostrazione del fatto che i repubblichini collaborarono attivamente alla denuncia, alla cattura, alla fucilazione di partigiani, ebrei, oppositori politici. Le reazioni dei repubblichini alle prime azioni gappiste a Milano, dopo l’8 settembre 1943, sono addirittura più brutali e sanguinose rispetto a quelle delle autorità tedesche. Il 19 dicembre 1943 otto antifascisti vengono fucilati dai fascisti all’Arena, come rappresaglia per l’uccisione del federale Aldo Resega. Questo dato è sempre bene tenerlo presente se pensiamo alla dilagante deriva revisionistica da anni in corso e alla ormai aperta rivalutazione del fascismo . E’ di questi giorni la decisione del sindaco di Atri (provincia di Teramo) di dedicare una via ad Almirante. Poiché in Italia si fa presto a dimenticare, vogliamo ricordare che Almirante ha rivestito responsabilità importanti nella Repubblica di Salò ed ha svolto un ruolo rilevante nei terribili anni della strategia della tensione. Questo è bene ricordarlo, era Giorgio Almirante.

La pace in pericolo
Stiamo attraversando un periodo in cui la pace, bene prezioso donatoci dalla Resistenza italiana ed europea che furono guerra alla guerra è messa in serio pericolo. Dall’Iraq alla Siria, alla Libia, al Libano, alla Palestina, all’Egitto, alla Tunisia: il Medio Oriente è una regione destabilizzata, attraversata da conflitti sempre più sanguinosi. L’Europa sta vivendo una delle crisi più gravi del dopoguerra, con la pericolosissima tensione nei rapporti tra Russia e Nato e con la situazione drammatica determinatasi in Ucraina, dilaniata da un sanguinoso conflitto, in cui stanno riemergendo forze dichiaratamente antisemite, ultranazionaliste e xenofobe.

Hiroshima e Nagasaki
atomicaQuest’anno ricorre il 70° anniversario del catastrofico bombardamento atomico americano su Hiroshima e Nagasaki. Si fece subito credere che il bombardamento atomico sulle due città fosse un “male necessario” perché il Giappone aveva respinto le richieste di resa incondizionata. In realtà le ragioni dell’impiego della bomba atomica furono altre. Uno dei più alti ufficiali del Progetto Manhattan, un programma di ricerca che aveva come finalità la realizzazione delle prime bombe atomiche, affermò: “Era importante che la bomba atomica fosse un successo. Si era speso tanto per costruirla. Tutte le persone interessate provarono un sollievo enorme quando la bomba fu finita e sganciata.”
Il disarmo atomico è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Già nel luglio del 1955 a Londra, durante una conferenza pubblica Bertrand Russell annunciò quello che sarà chiamato manifesto Russell-Einstein e che rappresenterà il primo documento di denuncia sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano. A distanza di settant’anni il trattato di non proliferazione nucleare è ancora lontano dall’essere pienamente applicato e intanto, il rischio di diffusione di armi atomiche si è moltiplicato.

Il dramma dell’immigrazione
immigratiE’ oggi impossibile sottrarci alle sfide globali, come quella costituita dagli spostamenti di grandi e dolenti masse umane (sono 232 milioni i migranti nel mondo) che cercano di sottrarsi alle guerre, alla fame, alla violenza. Dall’inizio dell’anno sono 2000 i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.
Contro questo vero e proprio esodo biblico si contrappone la Lega di Salvini, alleata di Casa Pound che individua, come è già avvenuto nel corso del Novecento, un nemico esterno su cui scaricare tutte le responsabilità e le frustrazioni.
Scriveva Primo Levi: “La dottrina da cui i campi sono scaturiti è molto semplice, e perciò molto pericolosa: ogni straniero è un nemico, ed ogni nemico deve essere soppresso: ed è straniero chiunque venga sentito come diverso per lingua, religione, aspetto, costumi o idee. Che questa dottrina abbia portato, nel giro di pochi anni a milioni di vittime, è un segno infausto: è segno che, accanto al bisogno d’amore si annida il seme dell’intolleranza, e può germogliare e ingigantire se le circostanze lo consentono.”
Si tenta addirittura di accreditare la tesi volta a scambiare i migranti per orde nemiche che starebbero invadendo l’Italia, tra le cui pieghe si infiltrerebbero terroristi islamici.
Bisogna a proposito di terrorismo combattere lo stragismo dell’Isis, ma è doveroso, da parte nostra, distinguere i terroristi dalle migliaia di cittadini di religione islamica che vivono e lavorano nella nostra città. Ciò deve essere ben chiaro.
Per queste ragioni abbiamo denunciato il Convegno svoltosi il 9 luglio scorso nella sede istituzionale della Regione Lombardia con Roberto Fiore e con il sindaco ungherese ideatore del muro da costruire ai confini con la Serbia per impedire l’ingresso di profughi in Ungheria. Il leader di Forza Nuova è giunto persino a dire che “quando le nostre case sono attaccate ci vuole il muro, il filo spinato”. Tutto ciò Milano, capitale della Resistenza non può accettarlo.

La Grecia e il destino dell’Europa
greciaeuropaNon si ha esitazione a parlare dell’uscita dalla Grecia dall’euro, ma non si fa il minimo cenno a sanzioni contro l’Ungheria di Orbàn che vuole erigere un reticolato contro i profughi, che costringe gli stessi a viaggiare su treni blindati e che due anni fa voleva censire gli ebrei presenti in quel Paese.
Con i recenti provvedimenti adottati dall’Unione europea e con le ulteriori misure di austerità imposte, la Grecia ha cessato di esistere come stato indipendente. Coscienti o meno stiamo andando verso un’Europa orientata dagli egoismi nazionali. La politica tedesca, in particolare, è ispirata ad una ideologia rigida: solo risanando i conti pubblici l’economia può funzionare. Se prevarrà in Europa una visione puramente contabile allora vorrà dire che siamo di fronte ad una strategia senza sbocco che indebolendo la democrazia, favorirà una sostanziale disgregazione dell’Unione europea. Il sogno di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, di costruire un’Europa politicamente e socialmente unita che guardi ai bisogni e alle sofferenze dei popoli andrebbe pertanto a sfumare.

La crisi recessiva
Sul fatto che l’Italia stia meglio di un anno fa, grazie alle numerose riforme fatte o annunciate dal governo, ho profonde riserve. Per il nostro Paese, i dati ISTAT sono molto preoccupanti e il quadro non è certo rassicurante. La percentuale di giovani disoccupati sino a 25 anni è del 44,2%, che costituisce il livello peggiore dal 1977. Nel rapporto del Fondo Monetario internazionale si sostiene che ci vorranno vent’anni per ridurre il tasso di disoccupazione. L’Italia meridionale è devastata da anni da una terribile crisi. Lo Svimez ha fornito le cifre di questa devastazione, la più significativa delle quali riguarda la crescita del reddito. Quella del Mezzogiorno italiano è la metà della crescita greca e basterebbe questo dato per misurarne la gravità. A questo gravissimo fenomeno si aggiunge la penetrazione al Nord delle mafie, con infiltrazioni nelle stesse pubbliche amministrazioni. Altro che piagnisteo: ci troviamo di fronte ad una situazione disastrosa per il Sud e molto grave per il nostro Paese.

Revisioni costituzionali
Fra mille problemi, quelli delle riforme Costituzionali sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui si occupi chi ha il dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché i cittadini non possono consentire di essere privati di una parte della propria sovranità e permettere radicali cambiamenti della Costituzione che, secondo il pensiero dominante dovrebbe essere adeguata alle necessità del mercato e della competitività.
E’ questa una tesi non lontana da quanto si affermava in un recente documento della banca d’affari Morgan, nel quale vengono espressi quelli che sono i sogni dei finanzieri: uno stato che funzioni come un’azienda, basta con la divisione dei poteri, con le Costituzioni antifasciste contaminate dalle idee socialiste, basta con le protezioni del Lavoro. Nel nostro Paese si è già provveduto a smantellare lo Statuto dei lavoratori, con l’abolizione dell’articolo 18, con i controlli a distanza del personale, con il demansionamento.

Ma l’elemento di estrema gravità, quasi sempre sottaciuto, è costituito dal fatto che le revisioni costituzionali vengono varate da un Parlamento di non eletti, ma di designati dai partiti, grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale. In Italia il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali, ridursi gli spazi di democrazia diretta, con un sistema fortemente maggioritario, un ampio premio di maggioranza e un’elevata soglia di sbarramento, previsti dalla nuova legge elettorale determinando quindi l’allontanamento definitivo da un genuino sistema parlamentare a favore di un indiscutibile rafforzamento dell’esecutivo.

La riforma del Senato
senatoVi è la necessità, generalmente riconosciuta, di eliminare il bicameralismo “perfetto” anche se bisogna riconoscere che la storia di questi anni ci fornisce solidi esempi di situazioni in cui “le correzioni” da parte dell’altra Camera, rispetto a quella che per prima aveva deliberato, sono state positive ed addirittura determinanti. La sostanziale abolizione del Senato, non più elettivo e privo di reali poteri, indebolisce ulteriormente il potere legislativo, già minato dal frequentissimo ricorso ai voti di fiducia, ai decreti leggi, alle leggi delega, a vantaggio di un esecutivo che si concentra nelle mani di una persona che comanda da sola. La combinazione fra riforma costituzionale e riforma elettorale ci consegna un sistema fortemente accentrato, senza contrappesi di sorta. Recentemente il Presidente della Repubblica ha ribadito che in una democrazia parlamentare comandare da soli è peggio di un errore, perchè ciò contrasterebbe con l’essenza stessa della democrazia fondata sul popolo sovrano che non cessa di essere tale ad elezioni avvenute, ma tale rimane attraverso i suoi diretti rappresentanti che sono il Parlamento degli elettori. E Sergio Mattarella aggiunge che la democrazia parlamentare “deperisce” se “non vi è partecipazione”, come prevede la nostra Carta Costituzionale.

Applicare la Costituzione repubblicana
I problemi che abbiamo di fronte sono complessi e richiedono, impegno, rispetto dei principi e della impalcatura costituzionale fondata sull’equilibrio e la divisione dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che sono alla base della democrazia repubblicana. Noi siamo perché questo fondamentale equilibrio non sia turbato e sbilanciato a favore del potere esecutivo e del suo rafforzamento: come ANPI siamo sempre stati e saremo contro ogni ipotesi di Repubblica presidenziale o semipresidenziale, ipotesi scartata dalla Assemblea Costituente che periodicamente riaffiora. Non si può pensare di superare la gravissima crisi recessiva oltre che etica che investe il nostro Paese stravolgendo l’impalcatura fondamentale della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Per cambiare l’Italia non occorre modernizzare il Paese e la Costituzione. Basterebbe applicare la Costituzione perchè essa prefigura già una società migliore e più giusta. (altro…)

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Autista moravo

LunelogoRPdì 29 giugno presso la coop di via Lomellina abbiamo ospitato, nell’ambito dei Lunedì di liberazione, il recital prodotto da Radio Popolare “Autista moravo” che mischia spiegazioni, logocooptestimonianze e interventi musicali sulla Grande Guerra, un reportage che racconta i nazionalismi e le armi chimiche, preti interventisti e donne pacifiste, i primi bombardamenti aerei e gli “scemi di guerra”, i confini ridisegnati e i totalitarismi: la Grande Guerra ha cambiato il ‘900 proprio partendo da Sarajevo

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