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Archive for the ‘Iniziative’ Category

sala_optMattino -Commemorazione, deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri.
Interventi di rappresentanti delle istituzioni e di Sergio Temolo, figlio di Libero.

 

 

 

sera_optSera – Manifestazione popolare antifascista con monologo teatrale “Le Voci di Piazzale Loreto”  voce recitante Livia Bonetti e interventi musicali di Renato Franchi & Orchestrina del Suonatore Jones. Intervento di Sergio Fogagnolo, figlio di Umberto.

Il saluto di Roberto Cenati 

loretobandiera_optIl 10 Agosto 1944 in questo luogo, dove è deposta la stele, si verificava uno dei più tragici avvenimenti della storia milanese durante la Resistenza. Un plotone fascista della legione Muti fucilava, per ordine della sicurezza nazista, 15 partigiani: Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati.  Con queste fucilazioni si pensava che la strategia del terrore nazifascista potesse isolare i combattenti della Resistenza dalla popolazione.  L’eccidio di piazzale Loreto ottenne invece l’effetto opposto e Milano non ha mai dimenticato questa barbarie. I Quindici Martiri di piazzale Loreto sono stati l’anima di una Milano che opponendosi al fascismo lottava per la libertà, la democrazia e la legalità, fino al sacrificio della propria vita. L’esempio dei Quindici Martiri costituisce un forte monito per noi, perché, raccogliendo l’eredità che ci hanno lasciato, continuiamo a difendere la pace, il bene più prezioso conquistato dalla Resistenza italiana ed Europea, la libertà e la convivenza civile, oggi seriamente minacciate dallo stragismo jihadista. Il disinteressato sacrificio dei 15, per il bene comune, era volto alla realizzazione di una società più giusta e di un mondo migliore, prefigurati dalla Costituzione repubblicana, vero faro della nostra democrazia. Milano non ha dimenticato quella barbarie. Ricordare per noi è un dovere. Riteniamo, infatti, che la memoria sia il vaccino culturale che può renderci immuni dal virus dell’antisemitismo, della xenofobia, del razzismo. Ricordava Giovanni Pesce, di cui ricorrerà il prossimo anno il decimo anniversario della scomparsa che “Anche la targa di una via o di una piazza che ricordi un nome glorioso o un episodio significativo della lotta popolare antifascista rappresentano un contributo da non sottovalutare.” Per questo ci
stiamo battendo per la riqualificazione
della Loggia dei Mercanti che ricorda i Caduti milanesi per la Libertà, per questo chiediamo, da tempo, che il monumento che ricorda il sacrificio dei 15 Martiri, ormai usurato dal tempo, venga risistemato. Così come chiediamo che a Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro al valor Militare, Milano, capitale della Resistenza, dedichi nel decimo anniversario della sua scomparsa, una via o un giardino magari proprio accanto alla stele dei Quindici Martiri, come richiesto da tempo dall’Acorone_optNPI e dal Consiglio di Zona 3, ora Municipio 3. Siamo convinti che anche in tal modo si possa tene
re viva la memoria di chi ha combattuto e sacrificato la propria giovane vita per liberare l’Italia dal nazifascismo e costruire una società più giusta.

Milano, 10 Agosto 2016

Roberto Cenati – Presidente ANPI Provinciale di Milano

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Il 25 luglio 1943 cade il fascismo e Mussolini viene arrestato. Le notizie dell’arresto di Mussolini furono accolte in tutta Italia con manifestazioni di giubilo; gli antifascisti e molta gente comune scese in piazza e divelse i simboli del vecchio regime, inneggiando alla democrazia e alla pace.

Così a casa Cervi si fece festa il 25 luglio 1943, per la caduta di Mussolini. .
“… Il più bel discorso contro il fascismo: la pastasciutta in bollore.”

Fu un momento di gioia e l’illusione della libertà, poi venne morte, deportazione, lager e distruzione. Poi venne la fucilazione dei fratelli Cervi.

Ma quella sera di gioia vale la pena ricordarla

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Libero, che c’era, racconta

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in fondo a sinistra

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il salame mantovano dei compagni di calvairate

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Immagini di momenti della vita della nostra Sezione

23 maggio

80° della guerra civile spagnola 

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Storia di due donne e condizione femminile 

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11 e 12 giugno  – Firma days

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L’intervento di Carlo Smuraglia

15 giugno 

Auditorium Franco Cerri di via Valvassori Peroni

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1 luglio  – Presidio davanti alla sede RAI

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15 luglio – Presidio e flash mob in piazza Fontana

 

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MULTIVISIONE

Domenica 20 marzo in occasione dell’anniversario dell’inaugurazione del monumento dedicato ai 15 Partigiani fucilati al Campo Giuriati, ci siamo ritrovati alla cooperativa La Liberazione per una spettacolare multivisione dei video realizzati durante le varie fasi che hanno preceduto e accompagnato la realizzazione del monumento.

Un sentito GRAZIE a tutti gli amici e compagni per la numerosa e calda partecipazione all’incontro.

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27 gennaio 2016 ore 21,00

Auditorium via Valvassori Peroni 56

In occasione della Giornata della Memoria, il Consiglio di Zona 3 e le Sezioni ANPI di Zona 3 presentano il film di Giovanni Coda

IL ROSA NUDO

rosanudoLa deportazione degli omosessuali nei campi di sterminio nazisti, una tragedia spesso dimenticata che viene rievocata nel film di Giovanni Coda IL ROSA NUDO.
Il Rosa Nudo è un lavoro di cinematografia sperimentale ispirato alla vita di Pierre Seel e si concentra su un episodio della sua biografia, che ne segnerà tutta l’esistenza: lʼarresto da parte dei nazisti all’età di 17 anni con l’accusa di omosessualità e lʼinternamento.
Deportato nel campo di Schirmeck, torturato e violentato, fu costretto ad assistere impotente all’atroce morte del suo compagno. Alla liberazione non parlò con nessuno della sua drammatica esperienza, si sposò ed ebbe tre figli. Solo nel 1982 decise di parlare e dire il perché del suo internamento.

Il Rosa Nudo è stato inserito quale evento speciale, “per il suo alto valore artistico, storico e morale”, all’interno della 7ª edizione del Queer Lion Award nel corso della 70ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2013.
Il film ha riscosso il plauso del pubblico e della critica in tutti i festival internazionali in cui è stato presentato

Sarà presente il regista Giovanni Coda

Locandina

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Racconti dalla conferenza

“1943-1945 Il Politecnico di Milano. La figura di Gianfranco Mattei e la topografia della memoria”

Aula Natta, 3 dicembre 2015.

 

Quando si studia la Resistenza di un’istituzione, di una fabbrica o di un quartiere si dovrebbe sempre partire dallo studio della sua
fascistizzazione. Nel caso del Politecnico di Milano, questo studio si fa piuttosto interessante. La propaganda fascista dei corsi di italianità e poi dei corsi di educazione militare non attecchì molto, né tra gli studenti né tanto meno tra i docenti, che vivevano con una certa sufficienza queste imposizioni, viste quasi come folcloristiche. Il legame con il fascismo fu più profondo e di altra natura: il regime era impegnato in un tentativo, per quanto imperfetto, di rapida modernizzazione industriale e di sfruttamento economico delle colonie; la classe tecnica, che aveva nei politecnici del nord i suoi più illustri rappresentanti, era stata cooptata in questo percorso. La percezione della propria importanza in questo processo si esprimeva in termini di un marcato nazionalismo e talvolta in un sostegno al regime, soprattutto in funzione della sua tensione modernizzatrice e industriale.

politecnicoNonostante ciò, il Politecnico di Milano ebbe fin dai primi anni diversi docenti e ricercatori che non si sottomisero all’obbligo di tesseramento al Partito nazionale fascista e che non giurarono fedeltà al regime. Primo fra tutti, l’anarchico Henry Molinari, ingegnere industriale esperto di impianti chimici, che venne allontanato dal Politecnico all’inizio degli anni ’30, seguito a sua volta da ben 22 docenti e ricercatori, che furono destituiti dall’incarico in tutto l’arco del ventennio. Infine le leggi razziali mieterono altre 11 vittime, tra cui due docenti, Camillo Levi e Michelangelo Böhm, che morirono nei campi di concentramento tedeschi.

Con il volgere del decennio però qualcosa cambiò. La ribellione al regime passò da essere un fatto individuale a qualcosa di più strutturato. La fiducia nel fascismo incominciava a scemare e anche le prospettive di guerra italiane, dopo i primi momenti, non sembravano più rosee. Al Politecnico di Milano queste inquietudini presero corpo in due fenomeni diversi, ma collegati.

matteimessaggioInnanzitutto giunsero all’università alcuni giovani ricercatori provenienti da altre città ed esperienze, ma politicamente già formati. Tra questi ricordiamo Mario Alberto Rollier, antifascista grazie alla ricerca teologica svolta tra i giovani valdesi e militante di Giustizia e Libertà, e Gianfranco Mattei, che si era impegnato già dalla gioventù nelle file del Partito comunista. Da quest’incontro scaturì il primo gruppo che si impegnò politicamente all’interno dell’università e che prese pubblicamente posizione con un documento, significativamente redatto la notte del 25 luglio 1943, che auspicava il rinnovamento della vita accademica e chiedeva l’epurazione dagli elementi fascisti.

Il secondo fenomeno fu invece dato dall’impegno di alcuni docenti di più vecchia data, che durante gli anni del regime avevano rinunciato all’attività politica per dedicarsi all’insegnamento. Tra questi in particolare Gino Cassinis, che fu eletto rettore all’inizio del 1944. Egli lavorò attivamente per proteggere il patrimonio materiale del Politecnico dalle razzie tedesche, protesse gli studenti richiamati alle armi e diede copertura alle attività clandestine delle SAP, che agivano sotto le spoglie del Servizio antiaereo, coordinato dal professor Bruno Setti. Negli scantinati dell’università si arrivò perfino a costituire un servizio radio clandestino, molto importante per il coordinamento delle squadre resistenziali milanesi. Tra gli uomini impegnati nell’attività resistenziale al Politecnico ricordiamo anche l’ingegner Francesco Moschettini, che venne catturato durante l’unica retata avvenuta in università e che morì nel campo di concentramento di Gusen.

Glrmlaboi esponenti più in vista, che si erano esposti dopo la caduta del fascismo, scelsero di entrare in clandestinità, in momenti diversi, abbandonando l’insegnamento. Uno di questi fu proprio Gianfranco Mattei, che con l’8 settembre decise di lasciare la cattedra per unirsi ai GAP romani e confezionare per loro gli ordigni essenziali all’attività militare, grazie alla sua esperienza di chimico. Lì incontrò Giorgio Labò, studente di architettura del Politecnico di Milano, intellettuale poliedrico, che era diventato suo collaboratore dopo l’esperienza fatta nel genio minatori. L’impegno di entrambi si concluse tragicamente con una retata alla santabarbara dei GAP, in Via Giulia, fatta dai militari tedeschi il primo febbraio 1944, grazie alle informazioni estorte con la tortura a due gappisti arrestati nei giorni precedenti. Gianfranco Mattei, ancora debole per i postumi di una malattia, non si sentì di reggere alla tortura e scelse di suicidarsi tra le pareti di via Tasso. Giorgio Labò resistette fino alla fucilazione, avvenuta il 7 marzo 1944.

La loro storia si è dipanata lontana da Milano, in un connubio apparentemente casuale, ma estremamente prolifico, che ci ricorda come la Resistenza sia stata animata da figure giovani, diversissime tra loro, ferventi sia di impegno politico che umano, culturale, sociale. Una storia che, proprio per queste caratteristiche merita di essere raccontata e conosciuta.

Riferimenti bibliografici

Sulla figura di Gianfranco Mattei http://www.anpi.it/donne-e-uomini/236/gianfranco-mattei e la pubblicazione fuori collana “Gianfranco Mattei: 1916-1944”, Milano, 1956, reperibile presso l’Università di Milano

Sulla figura di Giorgio Labò http://www.anpi.it/donne-e-uomini/847/giorgio-labo e l’ottimo libro di Pietro Boragina, “Vita di Giorgio Labò”, Torino, 2011, che narra nel dettaglio l’attività clandestina, l’arresto e la morte dei due gappisti.

Sulla Resistenza al Politecnico di Milano consultare “Il ruolo del Politecnico di Milano nel periodo della liberazione: atti del Convegno e catalogo della Mostra” a cura di Andrea Silvestri, Milano, 1996 e “Il Politecnico di Milano nella storia italiana: 1914-1963”, Bari, 1988, a cura di Enrico Decleva. Esiste del materiale d’archivio relativo all’attività clandestina del Politecnico di Milano conservato presso l’Insmli di Milano e distribuito prevalentemente nei fondi Mario Alberto Rollier, Cln lombardia, Cln Alta Italia.

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LUNEDI’ 26 OTTOBRE – ORE 21
COOPERATIVA “LA LIBERAZIONE”
VIA LOMELLINA 14

Cossutta 2_optIncontro-dibattito sul libro di Libero Traversa

ARMANDO COSSUTTA
L’ULTIMO TOGLIATTIANO

(Editrice Aurora –Pagine 130 – Euro 15)
Presentazione di Bruno Casati (Presidente del Centro Culturale Concetto Marchesi)
Prefazione di Alex Hobel (storico,Università Federico II di Napoli,
presidente della Fondazione Luigi Longo)

Interverranno, oltre all’autore :

Prof. Luigi Pestalozza (Comitato provinciale ANPI, già membro del Comitato Centrale del PCI, della Direzione nazionale del PRC e del PDCI)
Cossutta 3_optProf. Mario Vegetti (già Presidente della Associazione Culturale Marxista)

Prof. Gaspare Jean (già capogruppo del PDCI al Consiglio Provinciale di Milano)

Coordina Nunzia Augeri, curatrice del libro

Il libro è una testimonianza lunga oltre sessant’anni. Armando Cossutta, partigiano, attualmente vice-presidente nazionale dell’ANPI, è stato segretario del PCI a Sesto San Giovanni, segretario della Federazione milanese, coordinatore della Segreteria nazionale con Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, poi presidente del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani. Consigliere comunale e provinciale di Milano, deputato, senatore e parlamentare europeo

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