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Archive for the ‘L’Anpi di Risorgimento e Resistenza’ Category

Milano.
Il traffico è assordante. L’aria puzzolente e irrespirabile intorno al monumento delle “Cinque giornate di Milano”. Quasi nessuno si ferma a guardare l’opera dello scultore scapigliato Giuseppe Grandi. La scultura sta lì dal 1895 a ricordare le straordinarie “Cinque giornate” (18-22 marzo 1848) che videro la cacciata austriaca dalla città.
E’ il 150° dell’Unità d’Italia e così decido di fermarmi a guardare questo scenografico monumento alla memoria dei milanesi. Impiantato su una base di granito, svetta un obelisco  bronzeo avvolto da allegoriche figure femminili e da un leone e un’aquila. Osservando bene ti accorgi pure che il monumento è ricoperto da una densa coltre di smog: è il prezzo che paghiamo ogni giorno alla modernità e alla società dei consumi.

L’imponete scultura sta a simboleggiare le gloriose giornate insurrezionali di Milano. Sì, perché è in questa piazza che si svolsero gli episodi più importanti delle cinque giornate milanesi. Erano ben 14000 i soldati, ben armati e organizzati, al comando dell’ottantaduenne feldmaresciallo Josef Radetzky a presidiare la città meneghina. Un numero non da poco. Ma ciò non bastò a fermare i rivoltosi.
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Risorgimento e Resistenza : perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione.

Il libro, il cui autore è un noto giornalista del “Corriere della Sera”, nonché scrittore, è da consigliare perché è uno dei pochi che dimostra il legame tra il Risorgimento e la Resistenza, proprio in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.

Dice Cazzullo: “ Il Risorgimento oggi non è di moda e anche la Resistenza viene spesso ignorata se non calunniata.”

Ma l’Italia è questa: quella che nasce regno e diventa Repubblica, con la sua Costituzione nata dalla Resistenza.

Il libro racconta di 150 anni di storia dalle guerre risorgimentali a quelle coloniali, dalla prima alla seconda guerra mondiale passando per la tragedia del fascismo. Vi si raccontano le belle pagine  gloriose dei patrioti caduti nel Risorgimento e dei partigiani caduti nella Resistenza.

Forse si può non condividere tutte le pagine scritte da Cazzullo, qualche volta segnate da giudizi non sempre condivisibili. Il libro rimane tuttavia una testimonianza importante che dimostra come l’Italia di oggi, con tutti i suoi pregi e i suoi enormi difetti, sia frutto di un primo Risorgimento che non si sarebbe compiuto se non ci fosse stata la Resistenza antifascista, non a caso celebrata come “secondo Risorgimento”.

In un momento in cui c’è chi vorrebbe riscrivere la storia, persino nei libri di testo, ben vengano libri come quello di Aldo Cazzullo.

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Penso al libro di Libero Traversa Avevamo 15 anni e vado a rileggere il suo intervento a una conferenza ANPI,  riportato nel nostro sito in “Letteratura partigiana”: leggo così di ragazzi caduti per mano nazifascista all’età di 15, 16, 17anni.

Aveva 16 anni Amleto Livi, il martire che avrebbe dato il suo nome al glorioso Convitto Rinascita.
Per ricordare altri ragazzi, caduti nella mia zona: aveva 15 anni Vincenzo Arcari, fucilato a Omegna; avevano 17 anni Libero Basaglia ed Elvezio Rossi, fucilati a Milano. E avevano 16 anni tre dei quattro martiri di via Botticelli, fucilati dai fascisti il 6 gennaio 1945, Tullio Di Parti, Orazio Maron, Giancarlo Tonissi. L’altro, Giuseppe Bodra, ne aveva ben 18, come molti di Porta Romana, appartenenti al Fronte della Gioventù di Eugenio Curiel, fucilati al Campo Giuriati il 14 gennaio 1945.”

Ma non è di loro che voglio parlare, bensì di altri due ragazzi, anzi bambini, che Libero ci ricorda: Gennaro Capuozzo, 12 anni e Gian Luigi Arioli, 11 anni. Uno morto a Napoli durante le 4 giornate eroiche del 1943, l’altro ucciso a Milano dai fascisti il 26 aprile 1945, unendo Sud e Nord nella lotta  per la libertà: altro grande insegnamento che ci lasciano questi due piccoli eroi strappati dalla morte all’età dei giochi e della spensieratezza. (altro…)

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E la bandiera
di tre colori
è sempre stata la più bella!
Noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!
Noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!
La libertà! La libertà

Ricordo che alle elementari intonavamo in classe questo canto, e ancora ricordo quel che le maestre  ci dicevano: il verde è il colore simbolo delle nostre pianure, il bianco delle nevi delle nostre montagne, il rosso il colore del sangue dei nostri patrioti. Non so se questo corrisponda alla verità, se i colori siano stati scelti effettivamente con questo intento; mancherebbero d’altro canto l’azzurro del mare e il colore caldo del nostro sole. (altro…)

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“Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.”

Così canta Battiato nella sua profetica canzone. E come non dargli ragione quando vediamo oggi la nostra Patria in mano al lenone di Arcore, ai corruttori e ai poteri politico-mafiosi.

Patria:  “terra dei padri” recitano i dizionari. E i nostri padri, lo diciamo alto e forte, sono stati i garibaldini e quegli italiani virtuosi che combatterono per l’Unità d’Italia prima, e per la Liberazione dal nazifascismo poi. Certo, tra la Patria che avevano sognato i figli migliori del Risorgimento italiano e quelli che animarono la Resistenza al nazifascismo, lo scarto  con la realtà appare oceanico.

Siamo a 150anni dall’Unità d’Italia ed è tempo di bilanci e mi chiedo: “Ma quante patrie ha avuto questo benedetto-maledetto Paese nel suo lungo cammino?”Certo Garibaldi e Mazzini pensavano e sognavano una Patria repubblicana in cui gli uomini avrebbero avuto piena cittadinanza e non sudditanza come invece li ingabbiò lo Statuto Albertino dei Savoia all’indomani dell’Unità. Sì, perché in quello Stato dei regnanti “piemontesi” non si era cittadini, ma solo sudditi senza diritti. (altro…)

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La famiglia Cervi

Io non ve la posso raccontare, la storia dei fratelli Cervi. Mi prende un nodo alla gola e gli occhi diventano lucidi. Fucilati, tutti e sette, giusto tre giorni dopo il Natale del 1943. Partigiani, certo. Ma prima ancora contadini. Di quei contadini che volevano saper leggere, e scrivere. Per innovare, progredire nel lavoro della terra, nella conduzione delle colture. La famiglia Cervi aveva una biblioteca casalinga.

Babbo Alcide potrà celebrare il funerale dei suoi figli soltanto nell’ottobre del 1945. Le sue parole condensano una vita, e non solo: “Mi hanno sempre detto… tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta… la figura è bella e qualche volta piango… ma guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo.” Babbo

Babbo Alcide

Alcide muore nel 1970, a 95 anni. Duecentomila persone andranno a Reggio Emilia per dargli l’ultimo saluto, tra loro anche il Presidente Sandro Pertini che scriverà poi che la storia della famiglia Cervi  è “una testimonianza della perennità dei valori della Resistenza, fondamento del nostro civile consorzio “.

In un dibattito a Porta a Porta, Fausto Bertinotti nominò “Papà Cervi” a Silvio Berlusconi, che rispose: “Io sarò felicissimo di conoscere Papà Cervi a cui va tutta la mia ammirazione”. Al che Bertinotti lo informò: “Papà Cervi purtroppo è morto”.

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Goffredo Mameli

Sembra quasi di sentirlo ancora, nelle giornate della primavera milanese del 1848, tra gli spari, i fischi delle pallottole, le cannonate dell’esercito austriaco, sulle barricate sorte nelle strade di Milano si cantava un canto di ribellione contro l’oppressore straniero, di rinascita di una identità nazionale: era il Canto degli Italiani il cui testo Goffredo Mameli scrisse solo l’anno precedente, ma già diventato popolare:

Fratelli d’Italia
l’Italia s’è desta
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.

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