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Posts Tagged ‘10 agosto’

sala_optMattino -Commemorazione, deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri.
Interventi di rappresentanti delle istituzioni e di Sergio Temolo, figlio di Libero.

 

 

 

sera_optSera – Manifestazione popolare antifascista con monologo teatrale “Le Voci di Piazzale Loreto”  voce recitante Livia Bonetti e interventi musicali di Renato Franchi & Orchestrina del Suonatore Jones. Intervento di Sergio Fogagnolo, figlio di Umberto.

Il saluto di Roberto Cenati 

loretobandiera_optIl 10 Agosto 1944 in questo luogo, dove è deposta la stele, si verificava uno dei più tragici avvenimenti della storia milanese durante la Resistenza. Un plotone fascista della legione Muti fucilava, per ordine della sicurezza nazista, 15 partigiani: Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati.  Con queste fucilazioni si pensava che la strategia del terrore nazifascista potesse isolare i combattenti della Resistenza dalla popolazione.  L’eccidio di piazzale Loreto ottenne invece l’effetto opposto e Milano non ha mai dimenticato questa barbarie. I Quindici Martiri di piazzale Loreto sono stati l’anima di una Milano che opponendosi al fascismo lottava per la libertà, la democrazia e la legalità, fino al sacrificio della propria vita. L’esempio dei Quindici Martiri costituisce un forte monito per noi, perché, raccogliendo l’eredità che ci hanno lasciato, continuiamo a difendere la pace, il bene più prezioso conquistato dalla Resistenza italiana ed Europea, la libertà e la convivenza civile, oggi seriamente minacciate dallo stragismo jihadista. Il disinteressato sacrificio dei 15, per il bene comune, era volto alla realizzazione di una società più giusta e di un mondo migliore, prefigurati dalla Costituzione repubblicana, vero faro della nostra democrazia. Milano non ha dimenticato quella barbarie. Ricordare per noi è un dovere. Riteniamo, infatti, che la memoria sia il vaccino culturale che può renderci immuni dal virus dell’antisemitismo, della xenofobia, del razzismo. Ricordava Giovanni Pesce, di cui ricorrerà il prossimo anno il decimo anniversario della scomparsa che “Anche la targa di una via o di una piazza che ricordi un nome glorioso o un episodio significativo della lotta popolare antifascista rappresentano un contributo da non sottovalutare.” Per questo ci
stiamo battendo per la riqualificazione
della Loggia dei Mercanti che ricorda i Caduti milanesi per la Libertà, per questo chiediamo, da tempo, che il monumento che ricorda il sacrificio dei 15 Martiri, ormai usurato dal tempo, venga risistemato. Così come chiediamo che a Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro al valor Militare, Milano, capitale della Resistenza, dedichi nel decimo anniversario della sua scomparsa, una via o un giardino magari proprio accanto alla stele dei Quindici Martiri, come richiesto da tempo dall’Acorone_optNPI e dal Consiglio di Zona 3, ora Municipio 3. Siamo convinti che anche in tal modo si possa tene
re viva la memoria di chi ha combattuto e sacrificato la propria giovane vita per liberare l’Italia dal nazifascismo e costruire una società più giusta.

Milano, 10 Agosto 2016

Roberto Cenati – Presidente ANPI Provinciale di Milano

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71° Anniversario Milano dell’eccidio di piazzale Loreto – Lunedì 10 Agosto 2015

cenati10-8_optLa manifestazione di oggi assume un’importanza particolare. Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, della liberazione dei campi di concentramento e di sterminio nazisti, della fine della Seconda Guerra Mondiale e della vittoria della Resistenza europea e degli eserciti Alleati contro la barbarie nazifascista.
Il 10 agosto 1944 un plotone della legione Muti fucila Quindici partigiani scelti tra i detenuti nel reparto tedesco del carcere milanese di San Vittore. L’ordine di fucilazione parte del capitano della Gestapo Saevecke e viene eseguito dalla Muti che lo attua alle 5,45 del mattino del 10 agosto 1944 e lo conclude alle 6,10. E’ significativo essere qui questa sera: per rilanciare, con la nostra partecipazione, in una società che vive quasi esclusivamente nel presente, il valore della memoria e richiamare il contributo e l’impegno politico disinteressato che tanti giovani, come i Quindici di Piazzale Loreto, hanno dato per la nostra libertà e per la costruzione di una società più giusta.
Voglio qui ribadire che Piazzale Loreto ha già il suo simbolo e la sua identità, senza la necessità di aggiungere altri elementi che ne offuschino la memoria. La stele (ormai logorata dal tempo) ricorda il sacrificio di quei giovani, i cui corpi rimasero esposti per tutta quella caldissima giornata di agosto, suscistando orrore e indignazione nei milanesi.
Nella ricorrenza del 70° anniversario della Liberazione riteniamo importante che l’Amministrazione Comunale intitoli i giardini a Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro della Resistenza, cui tutti noi, come ai 15 partigiani e antifascisti che hanno sacrificato la propria giovane vita, dobbiamo la nostra libertà e la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.

Tra i Quindici è rappresentato l’intero arco delle forze che partecipò alla Resistenza: azionisti, socialisti, comunisti, cattolici e quasi tutte le categorie sociali.
C’è persino un agente di Pubblica sicurezza Emidio Mastrodomenico, appartenente dal gennaio al luglio 1944 al Gruppo di Azione Patriottica guidato dai partigiani Alfonso ed Enzo Galasi. Voglio qui ricordare il gappista Enzo Galasi, che ci ha lasciati il 10 marzo di quest’anno. Con lui abbiamo perso un amico e un compagno. Insieme al suo il nostro commosso ricordo va a Quinto Bonazzola che assunse, dopo l’uccisione di Eugenio Curiel il 24 febbraio 1945, il comando militare della Brigata d’Assalto “Fronte della Gioventù”. Questa sera esprimiamo la nostra affettuosa vicinanza ad Armando Cossutta, Vicepresidente dell’ANPI Nazionale, per la scomparsa della sua cara moglie.

Lo sciopero generale del marzo 1944
scoperounitaI tragici fatti di piazzale Loreto si inquadrano in un anno, il 1944 segnato da importanti avvenimenti internazionali e nazionali. Il 1944 si caratterizza, soprattutto, in Italia, per l’unico grande sciopero generale svoltosi nell’Europa occupata dai nazifascisti. Dall’1 all’8 marzo 1944 a Milano e Provincia i lavoratori delle grandi fabbriche, gli impiegati, i tranvieri, i tipografi del Corriere della Sera sfidarono il regime nazifascista. A fianco dei lavoratori che pagarono a caro prezzo, con la deportazione nel lager di Mauthausen e nei suoi sottocampi, questa loro coraggiosa protesta, massiccia è stata la partecipazione delle donne che, pur prive del diritto di voto, hanno svolto un ruolo fondamentale nel corso della Resistenza, come la partigiana Elena Rasera, protagonista dello sciopero del marzo 1944 alla Olap, che il primo gennaio di quest’anno ha compiuto 101 anni. Ad esse va la nostra profonda riconoscenza.
L’eccidio di piazzale Loreto arriva a conclusione di un mese nel quale le esecuzioni per mano dei repubblichini si sono succedute l’una dopo l’altra, a Milano e nei Comuni della sua Provincia. Con queste fucilazioni si pensava che la strategia del terrore nazifascista potesse isolare i combattenti della Resistenza dalla popolazione. L’eccidio di piazzale Loreto ottenne invece l’effetto opposto.

La Repubblica di Salò
mutiUna scalata del terrore dunque, alla quale non furono estranei i militi della Repubblica di Salò, a dimostrazione del fatto che i repubblichini collaborarono attivamente alla denuncia, alla cattura, alla fucilazione di partigiani, ebrei, oppositori politici. Le reazioni dei repubblichini alle prime azioni gappiste a Milano, dopo l’8 settembre 1943, sono addirittura più brutali e sanguinose rispetto a quelle delle autorità tedesche. Il 19 dicembre 1943 otto antifascisti vengono fucilati dai fascisti all’Arena, come rappresaglia per l’uccisione del federale Aldo Resega. Questo dato è sempre bene tenerlo presente se pensiamo alla dilagante deriva revisionistica da anni in corso e alla ormai aperta rivalutazione del fascismo . E’ di questi giorni la decisione del sindaco di Atri (provincia di Teramo) di dedicare una via ad Almirante. Poiché in Italia si fa presto a dimenticare, vogliamo ricordare che Almirante ha rivestito responsabilità importanti nella Repubblica di Salò ed ha svolto un ruolo rilevante nei terribili anni della strategia della tensione. Questo è bene ricordarlo, era Giorgio Almirante.

La pace in pericolo
Stiamo attraversando un periodo in cui la pace, bene prezioso donatoci dalla Resistenza italiana ed europea che furono guerra alla guerra è messa in serio pericolo. Dall’Iraq alla Siria, alla Libia, al Libano, alla Palestina, all’Egitto, alla Tunisia: il Medio Oriente è una regione destabilizzata, attraversata da conflitti sempre più sanguinosi. L’Europa sta vivendo una delle crisi più gravi del dopoguerra, con la pericolosissima tensione nei rapporti tra Russia e Nato e con la situazione drammatica determinatasi in Ucraina, dilaniata da un sanguinoso conflitto, in cui stanno riemergendo forze dichiaratamente antisemite, ultranazionaliste e xenofobe.

Hiroshima e Nagasaki
atomicaQuest’anno ricorre il 70° anniversario del catastrofico bombardamento atomico americano su Hiroshima e Nagasaki. Si fece subito credere che il bombardamento atomico sulle due città fosse un “male necessario” perché il Giappone aveva respinto le richieste di resa incondizionata. In realtà le ragioni dell’impiego della bomba atomica furono altre. Uno dei più alti ufficiali del Progetto Manhattan, un programma di ricerca che aveva come finalità la realizzazione delle prime bombe atomiche, affermò: “Era importante che la bomba atomica fosse un successo. Si era speso tanto per costruirla. Tutte le persone interessate provarono un sollievo enorme quando la bomba fu finita e sganciata.”
Il disarmo atomico è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Già nel luglio del 1955 a Londra, durante una conferenza pubblica Bertrand Russell annunciò quello che sarà chiamato manifesto Russell-Einstein e che rappresenterà il primo documento di denuncia sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano. A distanza di settant’anni il trattato di non proliferazione nucleare è ancora lontano dall’essere pienamente applicato e intanto, il rischio di diffusione di armi atomiche si è moltiplicato.

Il dramma dell’immigrazione
immigratiE’ oggi impossibile sottrarci alle sfide globali, come quella costituita dagli spostamenti di grandi e dolenti masse umane (sono 232 milioni i migranti nel mondo) che cercano di sottrarsi alle guerre, alla fame, alla violenza. Dall’inizio dell’anno sono 2000 i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.
Contro questo vero e proprio esodo biblico si contrappone la Lega di Salvini, alleata di Casa Pound che individua, come è già avvenuto nel corso del Novecento, un nemico esterno su cui scaricare tutte le responsabilità e le frustrazioni.
Scriveva Primo Levi: “La dottrina da cui i campi sono scaturiti è molto semplice, e perciò molto pericolosa: ogni straniero è un nemico, ed ogni nemico deve essere soppresso: ed è straniero chiunque venga sentito come diverso per lingua, religione, aspetto, costumi o idee. Che questa dottrina abbia portato, nel giro di pochi anni a milioni di vittime, è un segno infausto: è segno che, accanto al bisogno d’amore si annida il seme dell’intolleranza, e può germogliare e ingigantire se le circostanze lo consentono.”
Si tenta addirittura di accreditare la tesi volta a scambiare i migranti per orde nemiche che starebbero invadendo l’Italia, tra le cui pieghe si infiltrerebbero terroristi islamici.
Bisogna a proposito di terrorismo combattere lo stragismo dell’Isis, ma è doveroso, da parte nostra, distinguere i terroristi dalle migliaia di cittadini di religione islamica che vivono e lavorano nella nostra città. Ciò deve essere ben chiaro.
Per queste ragioni abbiamo denunciato il Convegno svoltosi il 9 luglio scorso nella sede istituzionale della Regione Lombardia con Roberto Fiore e con il sindaco ungherese ideatore del muro da costruire ai confini con la Serbia per impedire l’ingresso di profughi in Ungheria. Il leader di Forza Nuova è giunto persino a dire che “quando le nostre case sono attaccate ci vuole il muro, il filo spinato”. Tutto ciò Milano, capitale della Resistenza non può accettarlo.

La Grecia e il destino dell’Europa
greciaeuropaNon si ha esitazione a parlare dell’uscita dalla Grecia dall’euro, ma non si fa il minimo cenno a sanzioni contro l’Ungheria di Orbàn che vuole erigere un reticolato contro i profughi, che costringe gli stessi a viaggiare su treni blindati e che due anni fa voleva censire gli ebrei presenti in quel Paese.
Con i recenti provvedimenti adottati dall’Unione europea e con le ulteriori misure di austerità imposte, la Grecia ha cessato di esistere come stato indipendente. Coscienti o meno stiamo andando verso un’Europa orientata dagli egoismi nazionali. La politica tedesca, in particolare, è ispirata ad una ideologia rigida: solo risanando i conti pubblici l’economia può funzionare. Se prevarrà in Europa una visione puramente contabile allora vorrà dire che siamo di fronte ad una strategia senza sbocco che indebolendo la democrazia, favorirà una sostanziale disgregazione dell’Unione europea. Il sogno di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, di costruire un’Europa politicamente e socialmente unita che guardi ai bisogni e alle sofferenze dei popoli andrebbe pertanto a sfumare.

La crisi recessiva
Sul fatto che l’Italia stia meglio di un anno fa, grazie alle numerose riforme fatte o annunciate dal governo, ho profonde riserve. Per il nostro Paese, i dati ISTAT sono molto preoccupanti e il quadro non è certo rassicurante. La percentuale di giovani disoccupati sino a 25 anni è del 44,2%, che costituisce il livello peggiore dal 1977. Nel rapporto del Fondo Monetario internazionale si sostiene che ci vorranno vent’anni per ridurre il tasso di disoccupazione. L’Italia meridionale è devastata da anni da una terribile crisi. Lo Svimez ha fornito le cifre di questa devastazione, la più significativa delle quali riguarda la crescita del reddito. Quella del Mezzogiorno italiano è la metà della crescita greca e basterebbe questo dato per misurarne la gravità. A questo gravissimo fenomeno si aggiunge la penetrazione al Nord delle mafie, con infiltrazioni nelle stesse pubbliche amministrazioni. Altro che piagnisteo: ci troviamo di fronte ad una situazione disastrosa per il Sud e molto grave per il nostro Paese.

Revisioni costituzionali
Fra mille problemi, quelli delle riforme Costituzionali sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui si occupi chi ha il dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché i cittadini non possono consentire di essere privati di una parte della propria sovranità e permettere radicali cambiamenti della Costituzione che, secondo il pensiero dominante dovrebbe essere adeguata alle necessità del mercato e della competitività.
E’ questa una tesi non lontana da quanto si affermava in un recente documento della banca d’affari Morgan, nel quale vengono espressi quelli che sono i sogni dei finanzieri: uno stato che funzioni come un’azienda, basta con la divisione dei poteri, con le Costituzioni antifasciste contaminate dalle idee socialiste, basta con le protezioni del Lavoro. Nel nostro Paese si è già provveduto a smantellare lo Statuto dei lavoratori, con l’abolizione dell’articolo 18, con i controlli a distanza del personale, con il demansionamento.

Ma l’elemento di estrema gravità, quasi sempre sottaciuto, è costituito dal fatto che le revisioni costituzionali vengono varate da un Parlamento di non eletti, ma di designati dai partiti, grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale. In Italia il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali, ridursi gli spazi di democrazia diretta, con un sistema fortemente maggioritario, un ampio premio di maggioranza e un’elevata soglia di sbarramento, previsti dalla nuova legge elettorale determinando quindi l’allontanamento definitivo da un genuino sistema parlamentare a favore di un indiscutibile rafforzamento dell’esecutivo.

La riforma del Senato
senatoVi è la necessità, generalmente riconosciuta, di eliminare il bicameralismo “perfetto” anche se bisogna riconoscere che la storia di questi anni ci fornisce solidi esempi di situazioni in cui “le correzioni” da parte dell’altra Camera, rispetto a quella che per prima aveva deliberato, sono state positive ed addirittura determinanti. La sostanziale abolizione del Senato, non più elettivo e privo di reali poteri, indebolisce ulteriormente il potere legislativo, già minato dal frequentissimo ricorso ai voti di fiducia, ai decreti leggi, alle leggi delega, a vantaggio di un esecutivo che si concentra nelle mani di una persona che comanda da sola. La combinazione fra riforma costituzionale e riforma elettorale ci consegna un sistema fortemente accentrato, senza contrappesi di sorta. Recentemente il Presidente della Repubblica ha ribadito che in una democrazia parlamentare comandare da soli è peggio di un errore, perchè ciò contrasterebbe con l’essenza stessa della democrazia fondata sul popolo sovrano che non cessa di essere tale ad elezioni avvenute, ma tale rimane attraverso i suoi diretti rappresentanti che sono il Parlamento degli elettori. E Sergio Mattarella aggiunge che la democrazia parlamentare “deperisce” se “non vi è partecipazione”, come prevede la nostra Carta Costituzionale.

Applicare la Costituzione repubblicana
I problemi che abbiamo di fronte sono complessi e richiedono, impegno, rispetto dei principi e della impalcatura costituzionale fondata sull’equilibrio e la divisione dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che sono alla base della democrazia repubblicana. Noi siamo perché questo fondamentale equilibrio non sia turbato e sbilanciato a favore del potere esecutivo e del suo rafforzamento: come ANPI siamo sempre stati e saremo contro ogni ipotesi di Repubblica presidenziale o semipresidenziale, ipotesi scartata dalla Assemblea Costituente che periodicamente riaffiora. Non si può pensare di superare la gravissima crisi recessiva oltre che etica che investe il nostro Paese stravolgendo l’impalcatura fondamentale della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Per cambiare l’Italia non occorre modernizzare il Paese e la Costituzione. Basterebbe applicare la Costituzione perchè essa prefigura già una società migliore e più giusta. (altro…)

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Come scrisse il comandante Pesce “la belva ormai incalzata da ogni parte, si difende col terrore” e quel 10 agosto del ’44 col sacrificio dei 15 martiri di Piazzale Loreto fu il culmine di un mese di rappresaglie iniziato il 15 luglio tre partigiani fucilati a Greco, il 20 luglio altri tre a Corbetta, il 21 cinque fucilati e 58 deportati a Robecco sul Naviglio, il 31 luglio sei fucilati all’aeroporto Forlanini e ancora il 28 agosto quattro fucilati in via Tebaldi.

Ricordiamo qui i Quindici Martiri con delle brevi biografie tratte dal bell’inserto di Bella ciao! , periodico della Sezione ANPI “Attilio Clerici” e ci diamo appuntamento al 10 agosto per le manifestazioni in loro ricordo (volantino)

RENZO DEL RICCIO
renzodelriccioPoco più di vent’anni, pieno di entusiasmo sia nel lavoro nella SPER sia nell’impegno politico a Sesto S.Giovanni, dove aiutava altri giovani antifascisti a raggiungere le formazioni partigiane in montagna. Arrestato in un bar di viale Monza, dove aspettava un coetaneo antifascista. Imprigionato a Monza credeva o forse sperava di essere solo mandato in Germania al lavoro forzato, Germania dove era già internato in un lager il fratello maggiore.

ANDREA ESPOSITO

andreaespositoCon il figlio ventenne Eugenio erano membri della 113° SAP, insieme furono arrestati, insieme erano incarcerati a San Vittore. Nella fretta di mettere in salvo il figlio, in età di leva ma renitente, aveva creduto alle parole di un sedicente partigiano del pavese che prometteva di portarlo con sé in Oltrepò: era un repubblichino che li fa arrestare. Il padre Andrea, prelevato da una cella vicina finirà in piazzale Loreto; Eugenio, il figlio, in un lager nazista dal quale tornerà dopo la guerra scoprendo che il papà era stato fucilato e non trasferito a Bergamo come gli avevano assicurato i carcerieri.

GIOVANNI GALIMBERTI
giovannigalimbertiAntifascista, arrestato solo pochi giorni prima dell’eccidio in un bar di piazza San Babila, ex-militare. Seppure in famiglia ne condividevano le idee, avevano molto timore che potesse succedergli qualcosa, al punto che la madre si sentì quasi sollevata quando lo portarono a San Vittore dove si salutavano dalle finestre. La tranquillità della povera madre fu stroncata dopo pochi giorni dalla barbarie nazifascista.

REMO GASPARINI
remogaspariniCapitano degli Alpini, Medaglia d’Oro per l’attività partigiana, venne arrestato e torturato per giorni interi, addossandosi colpe non sue e non lasciando mai trapelare un nome dei compagni di lotta. Per questa sua integrità e forza fu uno dei prescelti, uno dei trucidati: i nazisti volevano dare un esempio, ma l’esempio fu quello di un alto valore morale, del coraggio della propria fede patriottica.

SALVATORE PRINCIPATO
salvatoreprincipatoInsegnante, proveniente dalla Sicilia, prima a Vimercate poi a Milano. Entra nel CLNAI come
rappresentante dei maestri della scuola elementare. L’8 luglio del 1944 lo arrestano in un’officina dove viene stampato il materiale di propaganda. Torture atroci, sevizie infinite, ma non un nome o un’indicazione esce dalla sua bocca. Il 10 agosto è tra i martiri di piazzale Loreto , e la moglie Marcella, che lo crede ancora nel carcere di Monza è costretta a forza a scendere dal tram che la portava là per dare al marito indumenti e cibo: riconosce i vestiti e il braccio fasciato spezzato in prigione dai fascisti: è suo marito.

ANTONIO BRAVIN
antoniobravinRichiamato alle armi nel 1943, l’8 settembre diserta come molti; messa in salvo la moglie e il figliolo di tre anni a Trecate, raggiunge il movimento partigiano del varesotto. Per la sua formazione si recava spesso a Milano dove ritirava materiali ed aiuti per i compagni in montagna: fu arrestato nel giugno del ’44 proprio a Milano e incarcerato a San Vittore da dove uscì solo quella terribile mattina del 10 agosto.

VITALE VERTEMATI
vitalevertematiIncarcerato a San Vittore si occupava del ricevimento dei pacchi per i detenuti: il portone era così
vicino da far venire l’idea, con la sorella, di una fuga che però non avvenne mai. L’8 agosto 1944 fu trasferito al VI° raggio del carcere, verso via Filangieri: la sorella presentatasi per consegnarli un pacco non lo ritrovò e dopo due giorni seppe della morte del fratello in piazzale Loreto dai giornali.

ERALDO SONCINI

eraldosonciniDetenuto a Monza veniva portato tutti i giorni alla Casa del balilla dove era interrogato: sul tragitto il fratello lo seguiva in bicicletta per salutarlo, l’8 agosto non lo vide passare con i suoi carcerieri. Gli dissero che era stato trasferito a San Vittore. La mattina del 10 il fratello seppe da un operaio collega della Pirelli che Eraldo era uno dei martiri di piazzale Loreto. Più tardi seppe che il fratello aveva lottato fino all’ultimo per sfuggire al tragico destino, scappando dal piazzale mentre i militi repubblichini gli sparano e lo feriscono; eppure riesce ancora a fuggire su per le scale in uno stabile di via Palestrina, dove si nasconde, pensando che il più è fatto. Lo tradì il respiro affannoso: il repubblichino che lo trovò non si prese neppure la briga di riportarlo in piazzale Loreto: gli scaricò contro il caricatore del mitra, freddandolo, a un passo dalla libertà.

ANDREA RAGNI
andrearagniDi lui si sa che proviene da un popoloso quartiere di Milano, di famiglia povera e divisa. Da
giovanissimo comincia a lavorare come operaio e in fabbrica ha i primi contatti con il movimento
antifascista. Viene arrestato nell’aprile del 1944.

 

 

 

GIULIO CASIRAGHI
giuliocasiraghiComunista, operaio della Marelli veniva interrogato a suon di botte nel luglio del ‘44 eppure alla moglie dice solo che è caduto dalle scale scappando in un rifugio antiaereo durante un bombardamento. Ugualmente non parlerà sotto le tremende torture dei suoi aguzzini. Da Monza viene trasferito a San Vittore l’8 agosto: la moglie è convinta che lo spediranno in Germania, come successo a tanti ma quando sente dell’eccidio di piazzale Loreto capisce al volo e corre a vedere il marito morto. Urla disperata e un repubblichino gli dice: “E’ morto alzando il pugno chiuso e gridando viva la rivoluzione”. Casiraghi non aveva mai avuto paura, non l’ebbe di fronte al plotone di esecuzione.

ANGELO POLETTI
angelopolettiPoletti comandava la 38° Brigata Matteotti nel lecchese (che venne poi a lui “intestata”): il 19 marzo 1944 fu arrestato mentre si recava a prelevare armi e portato a San Vittore. Mesi di torture e interrogatori, mai una parola; i tedeschi capiscono che non parlerà mai e decidono di spedirlo in un lager in Germania. Ma anche Poletti decide, decide di fuggire grazie a un secondino complice che gli ha passato lime e seghetti: troppo tardi, il trasferimento sarà solo a piazzale Loreto. “Muoio per la libertà. In alto i cuori, viva l’Italia” le ultime parole su un foglietto.

EMIDIO MASTRODOMENICO
emidiomastrodomenicoPoliziotto, descritto dai colleghi come intelligente, colto e profondamente umano. L’8 settembre 1943 con alcuni colleghi fidati e costituisce una “brigata d’assalto” in collegamento con le SAP milanesi. Il 16 aprile ’44 viene arrestato grazie ad una delazione e rinchiuso nel braccio dei “politici” a San Vittore, il VI°. I compagni di detenzione, essendo un poliziotto, pensano sia una spia ma la miglior prova della sua onestà ed integrità sono le sistematiche torture e le botte e il suo ostinato silenzio. Solo alla fine della guerra, i genitori, in Puglia, sapranno della sorte del figlio poliziotto.

LIBERO TEMOLO
liberotemoloAlla Pirelli, di solito riusciva uscendo a tornare a casa in salvo: non l’ultima volta, quando i fascisti lo arrestarono: nessuno era riuscito ad avvisarlo. A casa lo aspettavano oltre ai familiari alcuni partigiani che Libero doveva accompagnare in provincia di Novara. A casa, il ritardo era il chiaro sintomo che qualcosa era successo… Temolo, con Soncini, appena sceso dal camion che li aveva trasportati in piazzale Loreto tentò la fuga: ferito ad una gamba, fu raggiunto dai repubblichini e assassinato. 

 

UMBERTO FOGAGNOLO
umbertofogagnoloIngegnere alla Ercole Marelli di Sesto San Giovanni. Rappresentante del Partito d’Azione nel CLN di Sesto e responsabile dell’organizzazione clandestina nelle fabbriche; insieme a Casiraghi, è tra gli organizzatori dello sciopero generale del marzo 1944. Arrestato il 13 luglio 1944 nel suo ufficio, incarcerato a Monza dove viene ripetutamente torturato. Trasferito a San Vittore l’8 agosto 1944.

DOMENICO FIORANI
domenicofioraniPerito industriale di Sesto S. Giovanni, fu arrestato mentre andava a trovare la moglie all’Ospedale di Busto Arsizio: capì subito cosa lo avrebbe aspettato nella “Casa dei Balilla” di Monza. “Inutile tu pianga, mamma, tanto se non finisce la guerra, io di qui non esco vivo” furono le ultime parole alla madre in visita al carcere. Non era scoraggiato, già sapeva come sarebbe finita. Ma neppure mostrava paura, ricorda la madre, quando due giorni prima dell’eccidio lo trasferirono da Monza a San Vittore

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15 VITE PER LA LIBERTA’

 
Antonio Bravin
Giulio Casiraghi
Renzo Del Riccio
Andrea Esposito
Domenico Fiorani
Umberto Fogagnolo
Giovanni Galimberti
Vittorio Gasparini
Emidio Mastrodomenico
Angelo Poletti
Salvatore Principato
Andrea Ragni
Eraldo Soncini
Libero Temolo
Vitale Vertemati
 

IL VOLANTINO CON IL PROGRAMMA DELLE MANIFESTAZIONI PER L’ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DI PIAZZALE LORETO

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Commemorato l’eccidio del 10 Agosto 1944 di 15 partigiani ad opera delle milizie fasciste. Non bisogna abbassare la guardia nei confronti dei rigurgiti fascisti e dare concretezza ai valori della giustizia e dalla libertà usciti dalla Resistenza.

Alle 10,00 è avvenuta la deposizione delle corone. Sono intervenuti Maria Grazia Guida vicesindaco del Comune di Milano, Paolo Del Nero in rappresentanza della Provincia, Fabio Saldini delegato in rappresentanza della Regione Lombardia. Per i familiari delle vittime Massimo Castoldi e Sergio Temolo. Inoltre è intervenuto Renato Sacristani Presidente del Consiglio di Zona 3 di Milano.

Alla Manifestazione antifascista delle 21,00 hanno parlato Sergio Fogagnolo Presidente dell’Associazione “Le Radici della Pace”, Gianni Mariani della F.I.A.P. (Federazione Itaiana Associazioni Partigiane) e Roberto Cenati neo Presidente Provinciale dell’A.N.P.I

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