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Posts Tagged ‘agenore vallini’

locandinaEntrare a San Vittore è sempre una esperienza speciale. E chi vi accede per la prima volta, anche da cittadino libero s’intende, può provare una certa inquietudine, presto risolta dalla gentilezza professionale della polizia penitenziaria che ti accoglie con garbo.
Dopo l’identificazione e i controlli di rito del primo step, si varcano in successione portoni e poderosi cancelli per sbucare infine alla imponente “rotonda”, che incapsula la spaziosa volta, dagli affreschi usurati per via degli anni, da cui si irradiano, su tre livelli, i sei famosi raggi.
Lì, da quell’osservatorio centrale, un tempo, bastava un solo agente per sorvegliare l’insieme dei raggi (si tratta del cosiddetto effetto panottico pensato sul finire del XVIII sec. dal filosofo utilitarista inglese Jeremy Bentham ). Oggi non è più così per via delle ristrutturazioni avvenute a partire dagli anni ‘50.
Noi dell’ANPI ci abbiamo messo piede la mattina del 23 gennaio per il Giorno della Memoria 2014. L’occasione era la presentazione di Sei petali di sbarre e cemento di Antonio Quatela, un libro che narra le vicende di politici ed ebrei che ebbero la sventura di transitare tra quelle mura tra il settembre ’43 e l’aprile ’45.

Direttrice primi piano_optOspitati, grazie alla sensibile disponibilità della direttrice del carcere, dott.ssa Gloria Manzelli, la quale ha portato un caloroso e sincero saluto ai presenti a nome di tutto il personale attivo nel penitenziario, sottolineando nel suo intervento il valor della libertà e delle istituzioni democratiche nate dalla lotta di liberazione.
La riuscita dell’iniziativa, sul piano organizzativo, è stata possibile grazie all’aiuto e alla disponibilità della dott.ssa Maria Michela De Ceglie del settore educatori e dell’ispettore di polizia penitenziaria Rocco Cilurzo, ambedue sempre così amabilmente pronti a dare una mano per la buona riuscita dell’incontro. Incontro che si è svolto in un settore del  terzo raggio alla presenza di detenuti, di alunni e alunne della classe V dell’Istituto A. Vespucci, accompagnati dalla prof.ssa Marina Olivieri e di diversi ospiti, tra i quali figli e parenti i cui genitori subirono durante la carcerazione, a opera delle SS e della polizia di Salò, umiliazioni, crudeltà, torture.

Pubblico_optIn un clima di grande attenzione il prof. Quatela ha esordito affermando che “Qui nel cuore di Milano durante l’occupazione nazifascista furono incarcerati uomini, donne, vecchi e bambini non perché colpevoli ma paradossalmente perché innocenti, cioè perché credevano nel bene supremo della libertà.”
Dopo aver considerato che “a Milano ci sono in particolare tre luoghi, tre presidi della Memoria: l’albergo Regina in via Santa Margherita 6, il Binario 21 alla Stazione Centrale e il carcere di San Vittore, al 2 di piazza Filangieri”, l’intervento è proseguito attraverso  una narrazione, che ha riassunto le vicende più drammatiche consumate all’interno di quella strana margherita formata appunto da “sei petali di sbarre e cemento”. Narrazione che è stata accompagnata da una sequenza di suggestive immagini selezionate da Renato Gianotti, tra le quali spiccano i lavori di alcune detenute, coordinate dall’artista di talento Alice Werblosky, sempre sul tema della Memoria, per una mostra che si è tenuta l’anno scorso dal titolo Il filo dimenticato.

cenaticavallo_optA comprendere ciò che accadde nei cosiddetti “bracci tedeschi” delle SS hanno contribuito due significative riflessioni: quella del Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano Roberto Cenati, che ha delineato la numerosa presenza di politici e partigiani nei gironi dell’ “inferno” che, pur appartenendo a orientamenti ideologici e credo religiosi diversi, si dimostrarono uniti nel sacrificio per dare dignità e riscatto al nostro Paese.
Una seconda riflessione è stata operata da Marco Cavallarin, attento osservatore della storia della comunità ebraica, che ha documentato con dovizia di particolari la tragedia che vissero intere famiglie di ebrei tra quei raggi del terrore prima d’essere avviati attraverso il binario 21 della Stazione Centrale ai campi di sterminio.

Vallini  primo piano_optE’ venuto poi il turno  di Edio Vallini, figlio di Agenore, la cui famiglia, è emerso, è stata per così dire di casa fra quelle mura: prima il nonno anarchico nell’Italia giolittiana perché antimonarchico. Infatti ogni qual volta veniva in visita a Milano il re sabaudo, prudentemente nonno Dante finiva tra le sbarre per poi essere rilasciato alla partenza di “sua maestà”. Nel 1938  toccò al padre Agenore per attività antifascista con una condanna a 12 anni e mezzo, cui seguirono le carcerazioni nel 1943 della mamma Gianna e della nonna Luisa Lardera per attività contro il regime di Mussolini.
Suor Clerici primo piano_optA seguire è intervenuta Suor Wandamaria Clerici, anche a nome di suor Maria Guglielma Saibene, che ha ricordato l’intrepida figura di Suor Enrichetta Alfieri, madre superiora delle suore di Carità, chiamata l’angelo di San Vittore, che si è prodigata con altre 11 suore impegnate nel settore femminile, in aiuto di ebrei e politici con spirito umanitario e cristiano, facendo la staffetta, la messaggera tra i reclusi e l’esterno del carcere, finendo anch’essa ai “ topi”, nelle luride tane dei sotterranei di San Vittore .
Gasparotto prmo piano_optPierluigi Gasparotto, a nome anche del fratello Giuliano, figlio di Leopoldo comandante di Giustizia e Libertà ha ricordato il ruolo del padre, un eroe cristallino della  Resistenza, animatore sin dall’8 settembre ’43 della Guardia nazionale a Milano per combattere i nazifascisti. Arrestato per via d’una spiata venne torturato più volte a San Vittore e poi assassinato vigliaccamente a Fossoli il 21 giugno 1944 sull’argine del canale Gabello. Pierluigi ha documentato la storia paterna attraverso la lettura di alcuni passi del prezioso manoscritto Diario di Fossoli recuperato negli anni a seguire dalla famiglia.
Fiocca primo piano_optBruno Fiocca, figlio di Franco, ha testimoniato come e perché il padre tenente degli alpini della Brigata Bergamo, dopo essere sopravvissuto alla ritirata di Russia benché ferito,  si è unito, dopo la guarigione, al moto resistenziale nelle formazioni delle Fiamme Verdi, impegnandosi a trasbordare prigionieri di guerra Alleati in Svizzera attraverso le  montagne valtellinesi e alla diffusione del giornale “il Ribelle”, finendo arrestato il 9 giugno 1944 a causa di una delazione.
Bianchi primo piano_optCarla Bianchi, figlia di Carlo esponente del CLNAI e redattore del giornale clandestino cattolico “il Ribelle” assieme a Teresio Olivelli, padre Turoldo, Claudio Sartori, don Giovanni Barbareschi e altri uomini liberi, ha riassunto l’itinerario culturale politico di suo padre il quale, dopo la detenzione nel carcere milanese, finì a Fossoli, dove venne assassinato il 12 luglio 1944 al poligono di tiro di Cibeno (Carpi) assieme ad altri 67 internati, tra politici e militari, molti dei quali già detenuti a San Vittore.
Massariello primo piano_optLucia Massariello, figlia di Maria Arata, ha ricordato tra la commozione dei presenti la sorella Giovanna straordinaria animatrice della Fondazione Memoria della Deportazione e dell’ANED, scomparsa improvvisamente nello scorso mese di ottobre, per delineare poi la figura di sua madre Maria, insegnante del Liceo classico Carducci, arrestata il 4 luglio 1944 per attività antifascista assieme ad alcuni studenti.  Incarcerata e  torturata a San Vittore in seguito venne deportata  nel campo di Bolzano-Gries, dal quale finì nel lager femminile di Ravensbruck. Di quella terribile detenzione Maria Arata ci ha lasciato uno straordinario diario-documento Il ponte dei corvi.
Fogagnolo primo piano_optFogagnolo Sergio, figlio di Umberto si è chiesto se noi figli della Resistenza siamo un po’ fuori tempo e ruolo in quanto, dopo il sacrificio dei padri e delle madri, ci si trovi ancora di fronte alle squallide imprese e manifestazioni di formazioni neofasciste e neonaziste. E se oggi, ha continuato, siamo ancora qui, è perché vogliamo fare testimonianza antifascista, cioè democratica, affinché mai più si affermino ideologia tiranniche come quelle del nazifascismo. Fogagnolo ha ricordato di seguito il ruolo che il padre ebbe nel CLN sestese, nel Partito d’Azione, l’avvenuto arresto per una spiata, le torture subite sino alla fucilazione a tradimento con altri 14 antifascisti in piazzale Loreto il 10 agosto 1944. Ma qui, a San Vittore, ha ricordato transitò anche sua zia Elena Bagnoli, sorella di sua madre Fernanda, la quale resterà imprigionata per nove mesi, prendendosi in “regalo” la tubercolosi, che guarirà grazie alla penicillina degli Alleati.

La mattinata si è conclusa con un’esortazione dell’autore indirizzata in specie ai giovani presenti:
Pubblico e studenti_opt”Non fatevi abbindolare dalle sirene che predicano l’indifferenza, il qualunquismo che sono poi l’anticamera delle tirannidi, ma coltivate nelle vostre coscienze la cultura del bene, della solidarietà, del rispetto, dell’onestà, della pace e della democrazia.
Opponetevi con intelligenza e fermezza alla cultura del male, dell’egoismo, del razzismo, della guerra, della tirannide.
Coltivate nelle vostre coscienze “l’umano contro il disumano”. Parole quest’ultime di Don Giovanni Barbareschi (nome di battaglia Don Paolo) prete partigiano, un grande maestro di civiltà.”

Si ringrazia Maurizio Pratesi  per le fotografie.

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famigliaCi sono persone speciali, uniche che hanno difeso le loro convinzioni politiche e sociali con ostinazione, senza compromessi di cui voglio parlare. Si tratta di Agenore e Gianna Vallini. Due compagni che hanno lasciato il segno nella storia di Milano e nel nostro quartiere. Per quelle convinzioni Agenore si è preso nel 1938 dal Tribunale Speciale del fascismo 12 anni e mezzo di carcere.
I primi otto mesi li ha passati in una lurida cella di San Vittore in assoluto isolamento per poi essere trasferito nel penitenziario di Civitavecchia e in seguito in quello di San Geminiano. Ritornato libero nell’agosto del ’43 entrerà in clandestinità e in seguito nella Resistenza.
Sua moglie Gianna non era da meno per combattività e parteciperà attivamente alla lotta di liberazione e si farà un mese di carcere perché in odore di antifascismo.
Se volete conoscerli meglio vi consiglio i racconti che il figlio Edio ha scritto per noi sul blog dell’Anpi 25 Aprile, racconti poi ripresi in Pippo vola sulla città. Ricordo che Gianna è stata per molti anni la Presidente e animatrice indiscussa della nostra sezione Anpi.
ediovalliniMa questa sera il centro della nostra attenzione va a Edio Vallini figlio, dicevo, di Agenore e Gianna.
Edio respira sin dalla nascita aria di antifascismo, aria di libertà. E di quell’aria pulita si è alimentato per tutto il corso della sua vita assumendo in toto gli insegnamenti di suo padre e di sua madre. Un figlio doc della sinistra di classe nei due sensi, se intendete, cioè organico alla classe operaia e persona di cultura di gran classe. Infatti lo troviamo impegnato giovanissimo nelle esperienze di lavoro in fabbrica e in seguito in quello di lavoro intellettuale.
Oggi presentiamo la ristampa di Operai del Nord, uscito per i tipi di Laterza nel lontano 1957 di cui ci parlerà Cristina Palmieri, giovane studiosa e autrice di La libertà sulle rotaie, un preziosissimo saggio sulla lotta di liberazione a Milano dei tranvieri e dei ferroviere (potete trovare la recensione di questo testo interessante sempre sul nostro blog e pensiamo di presentarlo in autunno ad Anpi-Libri).
Operai del Nord è un libro indagine che va dritto alla realtà senza fronzoli, senza un filo di retorica su quello che un tempo era chiamata, quasi sacralmente, la classe operaia, protagonista nel secolo scorso di lotte epiche e oggi marginalizzata nella nostra società.
E’ questo, in tutta sincerità, un libro bellissimo, un puntuale affresco su un pezzo di storia del Novecento d’Italia, disegnato attraverso gli occhi e la voce dei cosiddetti “ultimi”. Si tratta di 23 testimonianze raccolte da un intellettuale che si è battuto contro i trasformismi, gli opportunismi, i deteriori compromessi politici politicamente tossici, che amareggiano la dignità di chi come Edio ha partecipato alle vicende italiane come cittadino e compagno per la diffusione dei valori alti nati dalla lotta resistenziale.
Insomma un uomo che ha sposato l’etica politica contro le convenienze personali e i camaleontismi. Una bella persona e uno splendido ottuagenario il cui nome è appunto Edio Vallini protagonista della nostra serata.
Operai del Nord copertina_optE da ultimo cosa dire di quella foto in copertina. Guardatela bene. Guardate quanta dolcezza, quanto candore è possibile leggere in quelle due figure in cammino, a braccetto, mentre si avviano verso casa dopo una giornata di lavoro. E’ una immagine che ci riporta alla formidabile stagione cinematografica del neorealismo.
E’ una immagine che ci racconta la regalità delle persone semplici. E’ una immagine tenerissima che ci invita e mi invita alla nostalgia. Credo.
Grazie.

a.q.

edioantoniolettura

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“Conosci la carta velina?” “Veline? Sì, le conosco bene. La televisione ce le mostra ogni giorno. Ma le veline di carta non sapevo che esistessero.” Così potrebbe risponderci un nostro giovane, ormai uso a TV, computer e sms. Ma chi – come noi – ha qualche anno in più, la “carta velina” se la ricorda bene. La definizione ormai non si ritrova più neppure nei dizionari della lingua italiana, ma si trattava di un foglio sottilissimo di carta praticamente trasparente, che posto sotto la “carta carbone” – altro reperto archeologico e sconosciuto – serviva a riprodurre i testi che si scrivevano a mano o con la storica “macchina da scrivere”.
Perché ricordarla qui? Perché riteniamo che non sia sufficientemente conosciuta l’importanza che questa carta ebbe nell’antifascismo militante: la carta, ben definita dall’aggettivo “velina”, poteva essere molto facilmente accartocciata e ingerita, quando l’antifascista venisse eventualmente arrestato, evitando così che i messaggi e gli appunti della sua militanza finissero in mano ai nemici.

Agenore Vallini

E così è appunto sulla carta velina che anche Elio scriveva i suoi “appunti di lavoro di un rivoluzionario”. Elio, cioè Agenore Vallini, era responsabile del lavoro di massa del PCI di Milano e perciò dirigente politico degli scioperi che si svolsero in città e in provincia fra il 1944 e il 1945.
La storia dei grandi scioperi operai e del loro impatto sulle sorti del regime fascista e della guerra è stata ben studiata e divulgata. Ma quello che esce dalle “veline” di Elio, fortunosamente ritrovate dal figlio Edio, è la storia delle lotte minute e quotidiane che non erano propriamente scioperi ma uno stillicidio continuo di azioni di opposizione, provocato dalla situazione difficilissima in cui si trovava allora ogni italiano.
L’inverno di guerra 1944-45 era stato durissimo: su una popolazione già indebolita da anni di guerra, di paure e privazioni, si era abbattuto un inverno molto rigido, con temperature che arrivavano fino a 15 gradi sotto zero. Non solo mancava combustibile per il riscaldamento, sia nelle case che per le famiglie rimaste senza tetto per i bombardamenti, ma mancava cibo sufficiente a restaurare le forze per affrontare il freddo. (altro…)

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All’ angolo tra via Botticelli – viale Romagna, sulla destra venendo da piazzale Gorini, vi era il “ Caffè Risveglio”, mio padre Agenore vi andava a giocare a carte quando nel 1938 venne arrestato per attività antifascista,  obbligarono i gestori del locale a cambiare il nome del caffè  confermando così involontariamente che il fascismo era il sonno della ragione. Purtroppo non ricordo con quale nome sostituirono il sovversivo “Risveglio” ma spero che qualche compagno non più tanto ragazzino come me lo ricordi.

Edio Vallini

Due immagini d’epoca di via Botticelli, in una si intravede un caffè che potrebbe essere quello del racconto, purtroppo la qualità dell’immagine non consente di esserne sicuri.

via Botticelli angolo via Reni, 1927

 

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Gli scioperi che nelle fabbriche e nelle ferrovie diedero il via all’insurrezione richiesero una intensa attività preparatoria. Si intensificarono le riunioni tra i dirigenti del PCI e i  compagni  membri dei Comitati d’Agitazione che operavano nei luoghi di lavoro.

Agenore Vallini

In un “promemoria” scritto su piccole strisce  di carta “velina” così da poterle,  nel caso di arresto, facilmente distruggere anche ingoiandole, mio padre Agenore Vallini, nome di battaglia Elio, membro della segreteria milanese del Partito Comunista e responsabile del “lavoro di massa”, si segnò, nei primi mesi del 1945, i temi che avrebbe trattato nelle riunioni clandestine che si tennero con i comunisti delle fabbriche di Sesto San Giovanni e delle ferrovie del compartimento di Milano.

Questo documento oltre a rappresentare una “curiosità storica” è,  a mio avviso, testimone  “dal  vivo” del dibattito che si svolse nella Resistenza e nelle istanze di base del Pci.

Si desume da questo testo che Elio abbia detto negli incontri con i compagni: “Le  riunioni dei Comitati di agitazione devono  essere preparate, con molta attenzione, bisognava studiare quali tendenze di pensiero ‘devianti’ da controbattere, su quali argomenti e su quali ragioni si deve  far leva per mobilitare le masse.”

Nel promemoria appare evidente che il principale argomento sul quale mio padre intrattenne  i compagni fu  la lotta all’attesismo. Gli “attesisti”, come si sa, sostenevano che i pesanti sacrifici e le crudeli repressioni che avrebbe determinato una opposizione attiva e guerreggiata ai nazisti, non si giustificavano poiché presto sarebbero arrivati gli Alleati a liberarci mentre la decisa contrarietà del il PCI a questa tesi è testimoniata anche da quanto scritto nel documento che presentiamo:Noi (comunisti n.d.r) vogliamo fare l’insurrezione nazion. e la dobbiamo sostenere e scatenare, mobilitando tutte le forze popolari anche se all’ultimo momento l’attesismo degli organi dirigenti di alcuni C.L.N., di certi partiti dovessero fare ostacolo.“

Significativa è la sottolineatura che si riscontra in questi appunti.

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