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locandina

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Quest’anno in collaborazione con l’Istituto Vespucci e il Consiglio di Zona 3 l’appuntamento è

 Venerdì 24 gennaio, ore 21

 Auditorium di via Valvassori Peroni 56

 

Una strana margherita

Da un’idea di Antonio Quatela
Contributo drammaturgico Elena Cerasetti
Lettura scenica a cura di Elena Cerasetti e Raffaella D’Angelo
Musiche di Carlo Cialdo Capelli

Di ritorno da Mauthausen

Narrazione scenica a cura degli alunni dell’Istituto Amerigo Vespucci di Milano
Stefano Solera
Eranda Curaj
Mattia Figoni
Lisa Caprio

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Orietta e Libero

Orietta, Giorgio, Porthos, Lidia, Libero ed Ettore: 67 anni fa erano tutti ragazzi e ragazze, spettatori e partecipi di eventi che avrebbero segnato non solo le loro vite, ma anche quelle di ognuno di noi. Accomunati, oltre che dall’età, dal vivere in quella zona di Milano in cui sorgevano, al limite fra la città e la periferia, grandi fabbriche e grandi scali ferroviari, intervallati da prati e rogge di cui, se non fosse per quelli come loro, sarebbe impensabile perfino il ricordo.

Qui ad ascoltarli

Stasera siamo qui ad ascoltarli. Un sabato plumbeo di una primavera che aspetta giorni migliori per sbocciare. A due passi dal campo Giuriati, che i ragazzini di oggi conoscono per il rugby e il tennis, non per loro fortuna, ma per il sacrificio di tanti ragazzi d’allora. C’è chi quei sacrifici vorrebbe dimenticarli, e noi sappiamo che non è per ingratitudine, ma per povertà di spirito, quella stessa che oggi vuol confondere gli sprovveduti anteponendo la libertà alla giustizia, e la ricchezza alla solidarietà e al lavoro.

L’auditorium

L’Auditorium di via Valvassori Peroni è moderno e funzionale, c’è una grande biblioteca accanto, un luogo dove è bello incontrarsi, e, se vuoi, anche meditare in pace. Forse, quelli che 67 anni fa hanno combattuto e sofferto se lo immaginavano più o meno così. A poca distanza, ancora passano fischiando i treni che fanno pensare ad affetti lontani e città piene di sole e di umanità.

Suoni e l’Anpi

Noi siamo qui ed ascoltiamo. Per quella magia che viene dallo spirito noi adesso vediamo questi stessi luoghi attraverso gli occhioni spalancati di quei bambini. La scena si popola di una quotidianità che il filo spinato e i cavalli di frisia, i muri sbrecciati e le biciclette coi parafanghi verniciati di bianco, gli elmetti tedeschi e le ragazze che guidano il tram rendono struggente. Eccolo, il ronzio di Pippo e il crepitare della mitraglia, il gasometro bombardato che non va mai giù, le botti di vino che esplodono sotto il fuoco inglese, parafrasi di un’allegria posticcia che si muta in tragedia vera.

Le voci narranti

Quegli occhioni sono spalancati dietro la balaustra del balcone di casa, o stando acquattati sul tetto di un vespasiano, o dietro le tendine di un negozio di sartoria. Eppure non c’è orrore. Quei bambini sono dentro di noi. Quei bambini sono noi. Con lo stesso stupore guardano i fuochi notturni, tutt’altro che artificiali, una palla raccolta da un soldato, un paio di scarpe di cuoio grasso sfilate dai piedi di un morto per la strada. E poi l’eccitazione per qualcosa che sta per accadere, i segni che si moltiplicano, arrivano i giovani, belli, polverosi e sconosciuti che ormai da troppo tempo mancavano dalle strade. La va a minuti, sì. Il tempo accelera. Si muore fino all’ultimo, ma qualcuno vedrà tornare il suo papà, qualcuno riabbraccerà un fratello. Soltanto qualcuno. Molti dovranno piangere chi non torna. Macerie e fiori d’aprile. Una tragedia profonda che si muta in liberazione vera.
Noi adesso abbiamo un velo di lacrime sugli occhi. Per noi ricordare non è un esercizio di memoria. Noi non abbiamo nulla da strumentalizzare, perché non siamo poveri di spirito. Noi siamo quei bambini, che corrono dietro a una palla anche quando la prende un soldato.

Grazie a voi, Orietta, Giorgio, Porthos, Lidia, Libero ed Ettore.

Grazie a tutto il coro Suoni e l’Anpi, che ci ha portato con passione e sentimento i canti di lotta, dalla Spagna ai lager alle nostre montagne.

Grazie a Elena, Raffaella e Alessandro, voci delicate e forti e commoventi.

Grazie a Maurizio, tessitore di immagini.

Grazie ad Antonio, compagno di spirito e d’avventura, che ci ha regalato queste emozioni

Noi stasera mandiamo un saluto a Giorgio e Livio, che non sono più qui fra noi e dedichiamo loro la serata

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