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Posts Tagged ‘convitto rinascita’

attività4_optLa Resistenza non fu solo guerra guerreggiata ma impartì ai giovani partigiani che vi parteciparono una educazione ad alti valori morali e civili. Alcuni combattenti delle formazioni “Garibaldi”, appena scesi dalle montagne dell’Ossola ed entrati vittoriosi a Milano, si impegnarono in un’altra difficile battaglia: dare ai giovani che non avevano potuto istruirsi per la guerra o per la povertà l’istruzione necessaria per inserirsi con dignità ed efficacia nel grande processo di ricostruzione fisica, economica e morale dell’Italia.

Come descritto nel precedente articolo, il primo Convitto-Scuola della Resistenza nacque a Milano ad opera di alcuni professori antifascisti, Luciano Raimondi, Claudia Maffioli e Antonio Banfi, e di alcuni giovani partigiani. La prima sede è ad Affori, ma si tratta di una sistemazione provvisoria, e tale risulta anche la sede successiva, nella centrale Via Conservatorio. Sempre alla ricerca di un luogo adatto, i giovani del Convitto trovano uno stabile vuoto in Viale Monza, subito dopo la cerchia ferroviaria, e lo occupano. Si tratta di uno stabile di vari piani, elegantemente arredato e destinato a diventare una delle più prestigiose “case chiuse” della città. I convittori ne coprono con teli gli ampi specchi e i dipinti non precisamente casti, che li distraevano dagli studi. E’ però un immobile di proprietà privata e il legittimo proprietario non tarda a rivendicarlo, sfrattando la scuola e denunciando Raimondi per l’occupazione abusiva. Si verifica allora una sorpresa clamorosa per quei tempi già segnati da un vivo anticomunismo: per difendere la scuola dei partigiani dallo sfratto, la polizia si trova di fronte il parroco della chiesa vicina, a capo un corteo di pie donne; per loro era certamente più apprezzabile una scuola, anche se comunista, che non un postribolo borghese. La partecipazione del clero locale alla salvezza della scuola “rossa” restò oggetto di grande divertimento per tutti gli anni successivi. (altro…)

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sedegiambellinoC’era una volta… e c’è ancora a Milano, al Giambellino, in via Rosalba Carriera, una scuola media che si chiama “Rinascita” ed è intitolata ad Amleto Livi. E’ una storia ormai vecchia, ma di grande valore, da cui scaturisce ancor oggi un importante insegnamento civile e morale per le giovani generazioni; per cominciarla bisogna risalire all’ottobre del 1944.

In Ossola la giovane repubblica partigiana, diventata in poche settimane famosa in Europa per l’alto livello della sua classe dirigente, in piena occupazione nazifascista del paese può mostrare al mondo un’Italia nuova, antifascista, democratica e moderna, illuminata in prospettiva da una nuova scuola, eguale per tutti e basata sul sapere scientifico. Ma la reazione è feroce, l’Ossola va riconquistata ad ogni costo, e migliaia di nazifascisti vi convergono, con armi pesanti, carri armati e cannoni che bombardano la mura di Domodossola.

raimondiUn esiguo gruppo di partigiani, comandati dal commissario politico della X Brigata Garibaldi “Rocco”, Luciano Raimondi detto “Nicola”, si trova in alta montagna, all’alpe Valescia, dove sono andati a cercare viveri per alleviare la fame della città assediata. Di fronte all’attacco nemico cercano di resistere, ma l’urto è troppo forte e sono costretti a trasferirsi in Svizzera. Qui per i partigiani comunisti della unità garibaldine viene apprestato un campo speciale sullo Schwarz-See: una specie di lager, comandato da ufficiali svizzeri simpatizzanti delle idee naziste, dove i prigionieri italiani vengono trattati con estrema durezza.

Un operaio che aveva partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Beltrami, intervistato nel 1956 da Edio Vallini per il suo libro “Operai del Nord”, (Bari, 1957, p. 110), rende questa testimonianza: “Ho visto che gli svizzeri erano dei veri farabutti con i garibaldini, li provocavano in tutti i modi, anche la popolazione che era stata aizzata contro i comunisti gli voleva male. Ogni tanto i garibaldini reagivano disarmando le guardie svizzere perché li facevano veramente morire di fame tanto che noi nei nostri campi organizzavamo delle collette per dar da mangiare ai garibaldini”. (altro…)

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La pagina de "Il Gazzettino"

Vogliamo ricordare qui, con la biografia che di lui ci ha trasmesso Angela Persici, Presidente dell’Istituto Pedagogico della Resistenza, la figura di Guido Petter anche attraverso la sua testimonianza diretta.

Guido Petter è stato infatti studente dell’Istituto Magistrale Virgilio di piazza Ascoli  dal 1942 al 1944.

Dell’atmosfera di quegli anni milanesi e della sua adesione alla Resistenza ce ne ha lasciato ricordo nel libro Oltre il ponte, curato da Roberto Cenati e Antonio Quatela, per l’Anpi Zona 3.

“Queste tensioni che si vivevano nella città, sia di giorno che di notte, penetrarono anche nel ‘Virgilio’. C’erano, allora, fra le varie materie d’insegnamento, anche Ia, ‘cultura fascista’ e la ‘cultura militare’. Quest’ultima, prima di quell’estate, ci veniva insegnata da un vecchio colonnello in pensione, che ci spiegava, bonariamente, come si fa un assalto, e come si fa un contrassalto, e quali sono le funzioni dell’artiglieria, che prima di un assalto ‘prepara il terreno’ e poi al momento dell’assalto deve ‘allungare il tiro’ e come si organizza tecnicamente una ‘decimazione’.

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