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rsz_operaidelnordViene ripubblicato oggi questo libro che il compagno Vallini pubblicò per Laterza nel lontano 1957.

Le ragioni dell’interesse oggi di questa raccolta di storie di operai e operaie che lavoravano, lottavano e maturavano nelle fabbriche milanesi può essere riassunta nell’incipit e nella conclusione della prefazione di Maria Grazia Meriggi:
“Il lettore contemporaneo può rileggere finalmente questa ricerca, appassionante come una narrazione di vite e di storie, Operai del Nord di Edio Vallini. Al momento della sua prima edizione nel 1957 essa inaugurò una serie di ricerche prodotte autonomamente da intellettuali e militanti collocati molto diversamente nell’ambito della sinistra che faceva riferimento ai mondi del lavoro.
……… Il mondo di questi Operai del Nord ha fatto un lungo cammino non univoco. Ripercorrerlo può contribuire a farci riflettere a come riaprire, ancora una volta, la “catena dei perché”.”

E ancora dall’INTERVISTA A EDIO VALLINI di Nunzia Augeri che correda questa edizione:
Come nasce “Operai del Nord”?
Operai del Nord – non sembri un paradosso – nasce in meridione. L’Editore Vito Laterza aveva pubblicato Contadini del Sud di Rocco Scotellaro. Un nome quasi del tutto dimenticato, ma che rappresentò allora – insieme con Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi – la scoperta di un meridione del tutto inedito. Perfino per il celebre film “Rocco e i suoi fratelli” il regista Luchino Visconti scelse quel nome in onore di Rocco Scotellaro, che era morto troppo giovane, a soli trent’anni. Da Contadini del Sud derivò come analogia l’idea di una ricerca sugli “operai del nord”. Ma la decisione di proporre a Laterza la pubblicazione del libro ebbe ragioni molto più profonde che non la similitudine del titolo. Vivendo in fabbrica – infatti dall’età di quindici anni lavoravo come operaio al Tecnomasio Brown Boveri – constatavo quotidianamente una “crisi di fiducia”, crisi che il mio partito – il PCI – e i sindacalisti esterni alla fabbrica non avvertivano pienamente, anzi a volte respingevano come “deviazione ideologica”. Il partito aveva forse per la sua stessa funzione un concetto macroscopico della classe operaia come “massa”, mentre io avrei voluto una maggiore attenzione all’operaio come persona. Per questa mia accentuata attenzione nelle analisi politiche ai valori umani , Vito Laterza in una sua lettera mi definì “non un politico ma un innamorato della politica”.

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