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Le “Pietre d’Inciampo” sono piccoli blocchi di pietra ricoperti di ottone che vengono posti davanti alla residenza di un deportato nei campi di concentramento e di sterminio nazisti  da cui non fecero ritorno.

Obiettivo della “Pietra d’Inciampo” è quello di mantenere viva la memoria delle vittime della ideologia nazifascista nel luogo simbolo della vita quotidiana, l’abitazione, il luogo di lavoro, di chi fu deportato per la sola colpa di essere nato o perché scelse di combattere l’orrore nazifascista.

Sabato 20 gennaio saranno posate 2 pietre d’inciampo nella nostra Zona:
alle 10,45 in viale Lombardia 65 in ricordo di Angelo Fiocchi, lavoratore dell’Alfa Romeo
alle 11,05 in via Stradella 13 in ricordo di Enzo Capitano, studente del Liceo Carducci e a seguire incontro con gli studenti del Carducci in via Beroldo con Liliana Segre.

Angelo Fiocchi

Angelo Fiocchi nasce a Lambrate (MI) il 15 ottobre 1911, da famiglia operaia, primo di quattro fratelli. Sposa Pierina Conti ed hanno una figlia; abitano a Milano in Viale Lombardia, 65, quartiere di edilizia popolare realizzato dalla Soc. Umanitaria nel 1909, seconda iniziativa di questo tipo nella città di Milano.
E’ assunto come fattorino all’Alfa Romeo, dove già lavoravano la moglie ed una cugina.
Partecipa in prima persona, con volantinaggio all’interno dell’Alfa Romeo, all’organizzazione dello sciopero generale del 1° marzo 1944, che per otto giorni blocca le più grandi fabbriche del Nord. Informato che il suo nome era stato segnalato alla polizia politica, aveva programmato di aggregarsi alle formazioni partigiane di montagna, ma la notte prima della partenza viene arrestato e condotto a S. Vittore. Da qui a Fossoli: riesce a buttare dal convoglio un biglietto con la fede nuziale, che viene trovato fortunosamente da un ferroviere e recapitato alla famiglia. Con il convoglio 32, partito l’8 marzo 1944 da Firenze e transitato per Fossoli, arriva a Mauthausen l’11 marzo 1944.
Il 26 marzo 1944 è trasferito ad Ebensee (Cement) dove è adibito allo scavo di gallerie nella montagna per l’installazione di impianti industriali da sottrarre alla minaccia di bombardamenti aerei.
Muore sempre ad Ebensee il 7 aprile 1945, un mese prima della liberazione del campo.

 

Enzo Capitano

Enzo Capitano nasce a Milano il 26 gennaio 1927, primo di quattro fratelli. Nel 1943 è allievo del Liceo Classico Carducci ed aderisce al Fronte della Gioventù di Eugenio Curiel, che subito dopo l’8 settembre, con l’influenza del prof. Quintino Di Vona dello stesso liceo, si oppone al nuovo regime di Salò ed all’occupazione nazista. Il prof. Di Vona sarà fucilato il 7 settembre del 1944 a Inzago dalle brigate nere. Già a gennaio ’44 Enzo Capitano viene prelevato a scuola con altri compagni da fascisti della Brigata Muti e sottoposto ad interrogatorio e violenze fisiche. Viene comunque rilasciato poco dopo. Dopo l’assassinio di Di Vona intensifica l’attività antifascista ed è nuovamente arrestato il 22 dicembre 1944 a seguito della denuncia di un traditore. Condotto a S. Vittore, viene consegnato alle SS tedesche. Il 16 gennaio 1945 viene deportato a Bolzano, dove avrà la matricola 8361-Celle: nel passaggio da Brescia riesce a buttare dal finestrino un biglietto che, miracolosamente ed in forma anonima, arriva alla famiglia. Il biglietto inizia: “L’ anima buona che raccoglie questo biglietto faccia un grande piacere ad un deportato e lo spedisca alla Famiglia Capitano, via Stradella 13, Milano. Caro papà, cara mamma, carissimi fratello e sorelle, purtroppo sono stato assegnato al campo di concentramento….”
Pochi giorni dopo viene caricato su un treno con destinazione Flossenburg: durante il viaggio, prima del passaggio del Brennero, con altri due deportati, riesce a saltare dal treno e tutti trovano rifugio in un casolare vicino: vengono traditi e consegnati ai tedeschi che li riportano a Bolzano.
Il 1° febbraio 1945 è nuovamente deportato, questa volta con destinazione Mauthausen. In marzo è inviato ad un vicino campo di lavoro, per rientrare a Mauthausen ai primi di aprile in condizioni di estremo deperimento. Il giorno della liberazione del campo Enzo Capitano è in infermeria, ma non sono disponibili risorse sufficienti alla sua sopravvivenza: muore il 9 maggio 1945.

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