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Posts Tagged ‘libero traversa’

Mi chiamo Miranda Rossi e sono nata a Milano il 31 maggio 1928.
Dopo l’8 settembre del 1943 tornammo a Milano da Trieste dove ero sfollata con mia madre.
adriatischeLasciammo Trieste ormai occupata dai tedeschi e che avevano dato vita alla “Adriatisches Kustenland” (Riviera Adriatica), un territorio staccato dall’Italia.
A Milano trovammo la città in preda al panico, dopo i terribili bombardamenti dell’agosto, occupata dai tedeschi e con il ritorno dei fascisti della repubblica di Salò.
Il problema più importante per la famiglia era quello di trovare cibo sufficiente, impresa nella quale dedicai tutto il mio impegno, compreso il recupero di carbone per la stufa, andando di notte allo scalo di Lambrate, dai treni in partenza per la Germania, assieme a tante donne, rischiando molto anche perché c’era il coprifuoco.
Fu in quel periodo che entrai in contatto con la cartolaia di Via Aselli angolo viale Argonne. Si chiamava Mery Markus, era di origine ungherese ed aveva una figlia, Valeria. mia amica.
E fu così che entrai in contatto con la Resistenza. Mery era un punto di riferimento delle Brigate SAP Garibaldi,ma questo lo avrei saputo solo dopo.
Un giorno mi affidò un pacchetto da portare a Monza: conteneva volantini antifascisti. A Monza ci arrivai con il tram interurbano e consegnai il pacchetto ad una persona che mi aspettava.
Cominciai così a portare in giro la stampa clandestina agli indirizzi che mi dava la Mery.
Una volta il tram su cui ero salita vanne fermato da un rastrellamento tedesco. Perquisirono tutti, ma mi andò bene perché non trovarono i volantini che avevo nascosto sotto la gonna.
Fu così che passò il terribile inverno 1944/45.
tonoliMio padre, che era capo del personale alla Tallero, venne chiamato più volte al Gruppo fascista rionale Tonoli perché avrebbe dovuto prendere la tessera al partito fascista repubblichino. Lui non si presentò e tocco a me andare più volte alla sede del Gruppo per giustificarlo raccontando qualche bugia.

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25 Aprile 1945 in piazza Susa – Acquarello di Bruno Mantica

Arrivò il 25 Aprile. Scesi in piazza Fusina dove c’era un concentramento di partigiani. Su uno di quei camion c’era quello che sarebbe diventato mio marito, Libero, ma io non lo sapevo e neanche lo conoscevo. Ma questo lo scopersi dopo.
Mery mi consegnò la fascia di riconoscimento del CLN, che conservo tuttora.
Il 29 aprile andai con mia sorella Edda a Piazzale Loreto dov’era esposto il corpo di Mussolini: c’era tanta gente, anche quella che prima l’aveva applaudito.
Cominciarono le feste nei cortili delle case popolari, anche nella mia, alle quali partecipavo con entusiasmo. franciE nella mia casa venne ricordato il caduto partigiano Luigi Franci, della 3.a GAP, ucciso dai fascisti, che aveva abitato accanto a me , senza sapere chi era. Adesso ogni anno viene portata una corona alla lapide che lo ricorda sulla facciata della casa.
Ormai, dopo aver respirato l’aria della Resistenza, ero diventata anche politicamente matura.
Nel mese di maggio decisi di iscrivermi al PCI, poi iniziai la mia attività politica alla Casa del Popolo di via Andrea del Sarto, già sede del gruppo fascista Tonoli.
Avevo 17 anni, incontrai un ragazzo, ci frequentammo e divenne mio marito nel 1948.

Testimonianza raccolta da Libero Traversa – ottobre 2016

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Gli interventi dei “nostri”

Libero Traversa, presidente onorario della Sezione 25 Aprile – Città Studi

Mi fa un certo effetto prendere la parola in un luogo dove 25 anni fa ho assistito alla fina di una grande forza politica antifascista: quella di Antonio Gramsci e di Arrigo Boldrini, il nostro Bulow.
Siamo rimasti in pochi, anche qui, tra quelli che hanno dato vita alla Resistenza, molte compagne e molti compagni ci hanno lasciato in questi anni. Ma lasciatemi ricordare tre compagni milanesi che ci hanno lasciato negli ultimi mesi e che hanno fatto la storia dell’ANPI.
Tino Casali, nostro presidente nazionale, Armando Cossutta, vice-presidente nazionale, Gianfranco Maris, presidente dell’ANED. Ho condiviso con loro la mia vita politica, ma anche quella personale: sono vuoti che non si possono riempire.
congranpimiIl documento predisposto per il Congresso nazionale è stato approvato dal Congresso provinciale di Milano dal 96 per cento dei delegati (con 2 voti contrari e 7 astenuti).
Il documento tra le sue righe cerca di dare una risposta alla domanda: cosa è oggi l’ANPI?
Certo non è più l’Associazione composta dai soli partigiani, patrioti, deportati, famigliari di caduti della guerra di Liberazione. Ormai è un’altra cosa, come è stata definita dal Congresso di Chianciano del 2006.
L’ANPI è la casa degli antifascisti. Certamente. Non è un partito politico, anche se al suo interno vi sono iscritti a qualche partito (anche se io non ho mai chiesto a qualcuno nell’ANPI per chi vota). E non è un centro sociale, né una associazione d’arma.
E allora? Bisogna allora affermare che l’ANPI è una organizzazione di lotta per la democrazia e la Costituzione antifascista, erede della storia e dei valori della Resistenza. Quindi una organizzazione autonoma dai partiti e dai governi. Di qui il nostro impegno senza se e senza ma per il NO nel referendum-truffa sulle riforme istituzionali, come abbiamo fatto anche nel passato.
L’ANPI ha sostenuto il voto per la Repubblica nel referendum del 1946, ha partecipato alla battaglia contro la legge truffa nel 1953 (vinta anche con il voto di chi non era di sinistra). 23marzo02L’ANPI era alla testa della protesta contro il governo Tambroni nel 1960, ha sostenuto nei referendum il divorzio e l’aborto, la difesa della scala mobile nel 1985, la difesa dell’art.18 nel 2002 e da ultimo contro le riforme istituzionali proposte dal governo Berlusconi nel 2006.
Del tutto logica e normale, oltre che doverosa, la posizione dell’ANPI per il NO alle riforme istituzionali, per cambiare l’Italia attuando la Costituzione, come ha detto il nostro caro Presidente Carlo Smuraglia.
L’ANPI ha nel suo DNA la lotta per la pace, come prescrive l’art. 11 della Costituzione.
La lotta per la pace è anche lotta per l’indipendenza della nostra Patria, come dice il titolo del nostro del nostro giornale, appunto “Patria indipendente”.
patriaLa sovranità dell’Italia è stata perduta per colpa della guerra fascista. Oggi l’Italia è un paese a sovranità limitata proprio per la guerra voluta da Mussolini accanto a Hitler. Per colpa della guerra voluta dal fascismo l’Italia ha perso la sua sovranità. Con l’adesione dell’Italia alla NATO, l’Italia è diventata avamposto delle basi americane, dal Dal Molin a Ghedi, al porto di Napoli, a Sigonella con droni, al MUOS di Trapani e in decine di altri posti. Sempre con l’appartenenza alla NATO l’Italia è stata al centro della strategia della tensione: da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, alla stazione di Bologna, con il terrorismo fascista, i servizi deviati e golpisti, con il SIFAR, il SISDE, l’operazione Gladio.
Sono 120 le basi militari NATO e USA in Italia più 20 segrete, con presenza di ordigni nucleari.
Ma anche l’obbligo che è derivato con l’adesione a operazioni militari all’estero come in Kosovo (a fianco dei musulmani contro i cristiani ortodossi serbi). in Afganistan e Iraq, contro i musulmani, e magari adesso in una pericolosa guerra in Libia contro i libici. Con guerre terribili che causano distruzione e morte, che provocano l’ondata immigratoria in Italia e in Europa.
Con l’ambiguità della situazione in Israele, con i diritti negati ai palestinesi, e in Ucraina dove c’è in governo golpista e fascista, ma ci viene imposto un embargo alla Russia, fortemente dannoso per la nostra economia.
In tutto quadro emerge sempre la subalternità dell’Italia verso organismo sovranazionali come la NATO e la stessa Unione Europea. E pensare che l’Italia ha quasi 5 mila soldati impegnati all’estero 78 Paesi. Stare nella NATO ci costa 64 milioni al giorno (fonte governativa).
Penso che sia ora che l’Italia si ponga concretamente il problema di recuperare la sua sovranità nazionale e la sua indipendenza, perdute a causa della guerra fascista di Mussolini, anche di fronte ad altri pericolosi attentati alla nostra sovranità economica come il TTIP, il cosiddetto trattato di libero scambio tra USA e Unione Europea.

E meno male che c’è stata la Resistenza che ha riabilitato il nostro popolo, che ha permesso la conquista della libertà, della Repubblica e della Costituzione!

benecomuneAltro tema sul quale l’ANPI è impegnata: l’eguaglianza dei diritti, come dettato dall’art.3 della Costituzione. E poi: la difesa del lavoro, dello stato sociale, della scuola e della sanità pubbliche, dell’ambiente, dei diritti civili.
Contro ogni forma di razzismo, sessismo, bullismo, tutta roba che richiamano in campo il fascismo.
Ecco perché dobbiamo pretendere dalle istituzioni della Repubblica e dai partiti il rispetto della Resistenza e dell’impegno antifascista, come richiesto dall’ANPI e dall’Istituto Cervi nel documento presentato al Presidente della Repubblica. Ecco perché sottoporre una nostra richiesta alle liste e ai candidati alle prossime elezioni comunali. Dobbiamo richiedere un fermo impegno antifascista e quindi la negazione di sedi e locali per iniziative neofasciste, oltre che una ferma opposizione ad ogni iniziativa di carattere neofascista e razzista, in luoghi pubblici , ma anche in luoghi privati.

Per portare avanti le nostre idee, i nostri programmi, occorre recuperare qualcosa che appartiene solo all’ANPI: quello che io chiamo “lo spirito dell’ANPI”. È qualcosa che si deve sentire dentro di noi, che ci deve accomunare e aiutarci nell’impegno di oggi, quello stesso spirito che ha animato la Resistenza e l’antifascismo. È qualcosa che è solo nostro.

Roberto Cenati, presidente Comitato Provinciale di Milano

Il virus del nazionalismo che fu all’origine della Prima e della Seconda Guerra Mondiale si sta pericolosamente ripresentando in Europa, pervasa anche dal ripresentarsi di movimenti neofascisti, antisemiti e xenofobi. Il nostro continente sembra soltanto capace idomenidi erigere muri, reticolati e barriere di filo spinato per impedire l’afflusso di centinaia di migliaia di esseri umani che vi cercano rifugio, per fuggire dalle guerre e dalla fame. Non è questa l’Europa sognata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel Manifesto di Ventotene. Quella era un’Europa fondata sui principi di solidarietà, che guardava alle sofferenze della gente. È urgente ripristinare quella sensibilità civile, quell’attenzione ai più deboli, cardini di un mondo più giusto. Se l’Europa non recupera quei valori rischia di disgregarsi.

Siamo chiamati ad un forte impegno nella delicatissima fase che stiamo attraversando, rappresentato dalla intransigente difesa della Costituzione repubblicana, l’eredità più preziosa trasmessaci dalla Resistenza, combattuta da uomini e da donne che si conquistarono il diritto di voto partecipando alla Guerra di Liberazione.

Abbiamo più che mai bisogno della autorevolezza, della competenza, della disponibilità di Carlo Smuraglia che ha guidato con passione   la nostra Associazione nei cinque anni della sua Presidenza e al quale chiediamo di continuare nel suo disinteressato impegno.

parlamentoUna prima osservazione da avanzare, spesso dimenticata, è che le revisioni costituzionali sarebbero varate da un Parlamento di non eletti, ma di designati dai partiti, grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Ricordiamo, inoltre, che l’articolo 138, che disegna il percorso della revisione costituzionale, funziona per le riforme medio-piccole e non prevede la modifica di oltre 40 articoli della Costituzione, così come contemplato nella legge di revisione approvata dal Parlamento.

Proprio recentemente è stato sottoscritto un documento da 56 costituzionalisti che si sono apertamente schierati per il NO. Tra le motivazioni si legge che una riforma costituzionale di grande peso, come quella che attiene alla eliminazione o trasformazione di una delle due Camere, non può essere neppure concepita per semplici ragioni di risparmio di spesa, come si dichiara addirittura nel titolo della legge di revisione. Il buon funzionamento delle istituzioni non è un problema di costi, bensì di equilibrio tra organi diversi e di potenziamento, non di indebolimento delle rappresentanze elettive. Tantomeno una revisione costituzionale di grande rilevanza non può essere proposta dal Governo, perché se c’è una questione che non ha niente a che fare con il governo è la Costituzione.

art70A chiunque avesse poi dei dubbi su come votare, si consiglia di confrontare il vecchio e il nuovo articolo 70 della Costituzione. Un rigo il primo (“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere), una pagina e mezzo quello approvato dal Parlamento.

C’è chi teorizza che “se a ottobre vince il no per le riforme è finita”. Il termine riforma assume per noi una valenza positiva che non può significare stravolgimento della Costituzione. Bisogna certamente cambiare il Paese. Ma per far questo non si può pensare, come si sostiene, di “modernizzare” la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Il Paese lo si cambia attuando la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, a cominciare dall’art.1 che recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

scalfaroOscar Luigi Scalfaro nel libro La mia Costituzione, osservava: “La mia convinzione è che ogni cittadino è garante della Costituzione e se ognuno sente di essere garante, allora la garanzia diventa forte, marcata. Appena ci sono sintomi di fatti e comportamenti che turbano norme e principi, ciascuno deve sentire il dovere di muoversi. Il referendum è l’unica ipotesi di democrazia diretta, in cui il popolo esercita la sua sovranità. Ma quante volte si va a votare con approssimazione? Nel caso del referendum costituzionale il rischio è enorme. Il voto anche su un solo punto della Costituzione non tollera slogan pubblicitari o elettorali. Attenzione dunque. Mille volte attenzione quando si vota la Costituzione. E una Costituzione sbagliata compromette l’oggi e il domani. Bisogna pensare ed essere ben responsabili quando sono in gioco le regole. Nessuno può stare a casa a dormire, come se la cosa riguardasse altri.”

Su questo terremo, nei prossimi mesi, ci dovremo tutti appassionatamente impegnare.

Ordine del giorno sulla Libia, presentato da Roberto Cenati,  approvato dal XVI Congresso nazionale dell’ANPI

Il Medio Oriente e il Nord Africa sono regioni destabilizzate attraversate da conflitti sempre più sanguinosi. In questo delicatissimo quadro appare indispensabile scongiurare l’ipotesi dell’invio di militari italiani in Libia, solo perchè ce lo chiederebbe il governo Serraj, recentemente insediatovi. Governo non rappresentativo delle fazioni in lotta, per nulla popolare e gradito da Tripoli e da Tobruk.
noguerraUna tale operazione militare alla testa della quale ci sarebbe l’Italia, resasi protagonista di una tragica storia di paese colonizzatore in terra libica, rischierebbe di aggravare la complessa e intricata situazione in quel territorio, come già avvenuto nel corso dell’intervento militare in Libia tra il marzo e l’ottobre del 2011.
L’operazione, inoltre, anziché debellare, potrebbe rafforzare la presenza dell’Isis, che fa capo alla città di Sirte.
La guerra è il contrario dei diritti umani perchè ogni guerra li calpesta e li annulla.
Tra i nostri valori dobbiamo collocare la pace, il bene più prezioso della Resistenza italiana ed europea, che furono guerra alla guerra.
Nostro compito è osservare e applicare con coerenza l’articolo 11 della Costituzione repubblicana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”
All’obiettivo della pace bisogna dunque ispirare una parte saliente della nostra azione.

costituzionebella

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Il ricordo di Roberto Cenati e dell’ANPI Provinciale di Milano

cossuttaAbbiamo appreso con profondo dolore della scomparsa di Armando Cossutta, partigiano,Vicepresidente dell’ANPI Nazionale, storico dirigente del PCI.

Vogliamo ricordarlo riportando uno stralcio del suo intervento del 1983, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione del Ginnasio Liceo Carducci, al quale Cossutta era iscritto.

“Mi ero iscritto al Carducci – scrive Cossutta – alla quarta classe del Ginnasio nel 1940. Venivo da Sesto San Giovanni ogni mattina con il tram che svolgeva un servizio molto efficiente. Le ragazze che da Sesto venivano a Milano alle scuole superiori erano rarissime. E per la verità erano pochi anche i ragazzi, perché allora Sesto San Giovanni consisteva in un piccolo centro di 30 mila persone e i suoi abitanti erano quasi tutti operai. I figli degli operai facevano gli operai, dopo aver frequentato, per i casi più fortunati, qualche scuola professionale.
Ricordo questi particolari perché quando, più tardi, cercai dei contatti per svolgere un ruolo attivo nella lotta clandestina contro il nazifascismo,trovai a Sesto non poche difficoltà a entrare nell’organizzazione: ero uno studente, agli operai apparivo forse come un privilegiato, non uno dei “loro”. Comunque, ad accettare la mia iscrizione al Partito Comunista fu una magnifica figura di operaio della Breda, Pietro Pazzaglia. Tutto questo avveniva verso la fine del 1943 quando avevo diciassette anni e frequentavo la seconda classe del Liceo classico. Una classe di prim’ordine. Dominavano la scena alcuni professori di alto valore. Fra essi ricordo con affetto Massariello, che insegnava italiano, Canesi per latino e greco, Mari per la matematica: professori severi e giusti e perciò rispettati e stimati da noi studenti. Fra i compagni di classe non mi fu difficile trovare rispondenza attorno agli ideali di libertà e di progresso che avevo abbracciati. Con altri studenti più anziani di qualche anno stabilii stretti rapporti clandestini. Scrivevamo volantini e li diffondevamo. E cominciammo a ricercare e a trasportare armi. Un giovane, sciagurato, fece la spia. Ed una notte, nei primissimi giorni del gennaio 1944, vennero a casa ad arrestarmi.
Seppi più tardi che c’era stata una grande solidarietà da parte dei miei compagni e dei nostri insegnanti del Carducci. Quanti furono interrogati non dissero nulla che potesse essermi di danno. L’insegnante d’Italiano, l’illustre professore Massariello, che in seguito seppi aderente al CLN, si affrettò a nascondere un mio tema in classe che poteva apparire troppo compromettente. Ero stato imprudente a scrivere quel tema, ma egli era stato coraggioso a chiedere a noi di commentare i famosi versi di Dante: “Libertà va cercando, che è si cara/come sa chi per lei vita rifiuta.”
All’uscita dal carcere (dopo il duro isolamento nella cella del sesto raggio di San Vittore, le violente percosse, la finta fucilazione…) l’anno scolastico era per me ormai irrimediabilmente perduto. Decisi perciò di studiare per mio conto e tentare di affrontare direttamente l’esame di maturità. All’esame di autunno ritrovai in via Lulli i miei professori del Carducci, severi come sempre nel giudizio, ma affettuosi come non mai. Credo di aver fatto un buon esame. La mia esperienza al Carducci era finita.”

Questa la toccante testimonianza di Armando Cossutta, studente del Liceo Carducci.

Ai familiari, agli amici, ai compagni, esprimo il profondo cordoglio e la vicinanza di tutta l’ANPI Provinciale di Milano.

 

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LUNEDI’ 26 OTTOBRE – ORE 21
COOPERATIVA “LA LIBERAZIONE”
VIA LOMELLINA 14

Cossutta 2_optIncontro-dibattito sul libro di Libero Traversa

ARMANDO COSSUTTA
L’ULTIMO TOGLIATTIANO

(Editrice Aurora –Pagine 130 – Euro 15)
Presentazione di Bruno Casati (Presidente del Centro Culturale Concetto Marchesi)
Prefazione di Alex Hobel (storico,Università Federico II di Napoli,
presidente della Fondazione Luigi Longo)

Interverranno, oltre all’autore :

Prof. Luigi Pestalozza (Comitato provinciale ANPI, già membro del Comitato Centrale del PCI, della Direzione nazionale del PRC e del PDCI)
Cossutta 3_optProf. Mario Vegetti (già Presidente della Associazione Culturale Marxista)

Prof. Gaspare Jean (già capogruppo del PDCI al Consiglio Provinciale di Milano)

Coordina Nunzia Augeri, curatrice del libro

Il libro è una testimonianza lunga oltre sessant’anni. Armando Cossutta, partigiano, attualmente vice-presidente nazionale dell’ANPI, è stato segretario del PCI a Sesto San Giovanni, segretario della Federazione milanese, coordinatore della Segreteria nazionale con Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, poi presidente del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani. Consigliere comunale e provinciale di Milano, deputato, senatore e parlamentare europeo

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Quello del 1944/1945 fu un inverno rigidissimo, a Milano la temperatura raggiunse i meno 10 gradi. In dicembre ci fu una forte nevicata, che mise in grave difficoltà le comunicazioni in città. Poco da mangiare, niente riscaldamento. Gas, luce e acqua a singhiozzo. Bombardamenti, mitragliamenti da parte degli aerei degli “alleati” anglo-americani. Nelle fabbriche si scioperava per ottenere qualche miglioramento delle razioni alimentari. Le azioni partigiane si intensificavano. I tedeschi continuavano la dura occupazione militare. I fascisti erano sempre più preoccupati e per questo incattiviti. viabotticelliIl 6 gennaio venivano fucilati quattro giovani in via Botticelli, a Città Studi: tre avevano 16 anni, uno 18. Erano stati arrestati per aver effettuato un lancio di volantini al Cinema Pace in corso Buenos Aires. Il 14 gennaio vengono fucilati al Campo Giuriati nove giovani appartenenti al Fronte della Gioventù. Il 2 febbraio è la volta della fucilazione al Giuriati di cinque membri della 3.a GAP (Gruppi di azione patriottica). Il 18 marzo sempre al Giuriati viene fucilato il partigiano Luigi Arcalini di Voghera. Salgono così a quindici i Caduti del Campo Giuriati. 9rag-bozzetto_optIl Giuriati era considerato l’arena sportiva della zona, con il campo di calcio e la pista di atletica leggera. Attorno al Giuriati, prima che sorgessero nuove strutture universitarie, esistevano parecchi campi di calcio dove si sfidavano decine di squadrette di “pulcini” e “ragazzi”, Il campo è diventato così oggi una testimonianza della vita di tanti giovani, ma anche il luogo di un grande contributo di sangue alla Resistenza, E’ il contributo che porta alla Insurrezione del 25 Aprile.

La “mia Resistenza” Sono entrato nella Resistenza clandestina nell’agosto del ’44, subito dopo l’eccidio di Piazzale Loreto. Avevo incontro un militante del Partito d’Azione ed ero entrato a far parte del 23° Distaccamento della Brigata “Rosselli” di Giustizia e Libertà. liberolibroSubito dopo costituimmo una squadra all’Istituto Cattaneo di piazza della Vetra : eravamo cinque ragazzi tra i 15 e 16 anni; nominammo caposquadra Luigi con il nome di battaglia “Ulisse” e io divenni “Aiace”. Cominciammo la nostra attività con il lancio di volantini antifascisti davanti alla scuole, alle fabbriche, alle Università, sui sagrati delle chiese, nei mercati ambulanti (ricordo bene i lanci in bicicletta in Viale Molise, via Fiamma e altri). E poi nei cinema:all’Odeon, al Plinius, al Susa, all’X Cine di Via Menotti (con inseguimento e sparatoria dei fascisti). Poi in novembre Luigi venne arrestato dalla “Muti” assieme agli altri capi-squadra del Distaccamento, in una casa di Piazza Martini. Luigi evitò la deportazione in Germania e venne obbligato al lavoro dei battaglioni R.R. (Ricostruzione), costretto alla rimozioni delle macerie dei bombardamenti. Toccò a me a ricostruire la squadra e a riprendere l’attività, che comprendeva anche la partecipazione al disarmo di tedeschi e repubblichini durante il coprifuoco, con il ruolo di “pali” al lavoro di partigiani ben preparati.

L’Insurrezione Nella giornata del 25 Aprile Milano insorse. Furono occupate Prefettura, Questura e le caserme abbandonate da tedeschi e fascisti in fuga. La città era nelle mani della Resistenza: prima di tutto degli operai, degli studenti, delle donne dei quartieri popolari con l’adesione dei militari della Guardia di Finanza. Nelle mattina partecipai alla occupazione della Casa del Fascio del “Gruppo Tonoli” , in via Andrea del Sarto (laterale di Viale Romagna), poi presi parte alla occupazione del Palazzo di Giustizia, dove si insediò il Tribunale del CLN. Il 27 aprile respingemmo un attacco dei fascisti che volevano liberare i loro camerati, rinchiusi nelle prigioni del Palazzo. Ci fu uno scontro a fuoco in Corso di Porta Vittoria, arrivarono i rinforzi e i fascisti scapparono.

Milano, 6 maggio 1945. I partigiani sfilano in Piazza del Duomo, Libero è tra loro.

Milano, 6 maggio 1945. I partigiani sfilano in Piazza del Duomo, Libero è tra loro.

Il 6 maggio partecipai in divisa alla grande sfilata delle formazioni partigiane in Piazza del Duomo. Rimasi in servizio nella caserma di Corso Magenta (dove eravamo stati trasferiti) fino al 15 maggio, quando consegnammo le armi ad un ufficiale inglese. La “mia” resistenza era finita e Milano era libera.

Libero Traversa 

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viacaronti

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Dedico questi appunti agli abitanti di via Caronti di oggi.

Dopo tante sollecitazioni, ho deciso di scavare nella mia memoria per comporre il puzzle che ha visto scorrere la mia vita e quella della mia famiglia.

Una piccola via, senza edifici particolari, senza tracce della Grande Storia, ma che ha visto la presenza di esistenze uniche e importanti, come lo sono tutte.
Vite che si sono incrociate, hanno giocato assieme, hanno sofferto, hanno costruito e disfatto,… come noi – oggi – abitanti di via Caronti ci incontriamo e riconosciamo tra i “confini” di una piccola via …

Libero Traversa

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Ernesto Treccani  - Un popolo di volti

Ernesto Treccani – Un popolo di volti

Alle due della notte precedente i funerali delle vittime di Piazza Fontana, squilla il mio telefono: mi alzo assonnato del primo sonno dopo una giornata terribile. Ero rientrato a casa da poco, dopo le riunioni in Federazione e in Sezione, la stampa e la diffusione di volantini improvvisati.
Al telefono è Elio Quercioli. Mi dice che la mattina, prima dei funerali, la Tv farà un servizio in diretta sulla strage e il regista Peppino Fiori vuole intervistare alcuni cittadini. La trasmissione sarà un momento decisivo di orientamento dell’opinione pubblica che da più parti viene spinta ad incolpare la sinistra.
Occorre trovare nella notte dei compagni, appartenenti soprattutto a categorie del ceto medio, disposti a farsi intervistare dando delle risposte valide. E quella notte svegliai a mia volta parecchie persone per convincerle a presentarsi all’appuntamento con la televisione alle otto del mattino all’Hotel Rosa, all’appuntamento riuscii a mandarci un’impiegata,un esercente, un artigiano e un piccolo industriale. Fiori li intervistò assieme ad altri: le loro parole furono chiaramente orientate a individuare le responsabilità della strage nell’ambiente fascista.
Il servizio divenne così un formidabile mezzo di orientamento dell’opinione pubblica in senso antifascista.
Quel servizio televisivo con le testimonianze dei cittadini è diventato un documentario che ogni tanto viene ripresentato alla Tv e proiettato nelle scuole per ricordare Piazza Fontana.

Dal libro “Comunisti a Milano” di Libero Traversa –Teti Editore, 2002

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