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Posts Tagged ‘Luciano raimondi’

sedegiambellinoC’era una volta… e c’è ancora a Milano, al Giambellino, in via Rosalba Carriera, una scuola media che si chiama “Rinascita” ed è intitolata ad Amleto Livi. E’ una storia ormai vecchia, ma di grande valore, da cui scaturisce ancor oggi un importante insegnamento civile e morale per le giovani generazioni; per cominciarla bisogna risalire all’ottobre del 1944.

In Ossola la giovane repubblica partigiana, diventata in poche settimane famosa in Europa per l’alto livello della sua classe dirigente, in piena occupazione nazifascista del paese può mostrare al mondo un’Italia nuova, antifascista, democratica e moderna, illuminata in prospettiva da una nuova scuola, eguale per tutti e basata sul sapere scientifico. Ma la reazione è feroce, l’Ossola va riconquistata ad ogni costo, e migliaia di nazifascisti vi convergono, con armi pesanti, carri armati e cannoni che bombardano la mura di Domodossola.

raimondiUn esiguo gruppo di partigiani, comandati dal commissario politico della X Brigata Garibaldi “Rocco”, Luciano Raimondi detto “Nicola”, si trova in alta montagna, all’alpe Valescia, dove sono andati a cercare viveri per alleviare la fame della città assediata. Di fronte all’attacco nemico cercano di resistere, ma l’urto è troppo forte e sono costretti a trasferirsi in Svizzera. Qui per i partigiani comunisti della unità garibaldine viene apprestato un campo speciale sullo Schwarz-See: una specie di lager, comandato da ufficiali svizzeri simpatizzanti delle idee naziste, dove i prigionieri italiani vengono trattati con estrema durezza.

Un operaio che aveva partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Beltrami, intervistato nel 1956 da Edio Vallini per il suo libro “Operai del Nord”, (Bari, 1957, p. 110), rende questa testimonianza: “Ho visto che gli svizzeri erano dei veri farabutti con i garibaldini, li provocavano in tutti i modi, anche la popolazione che era stata aizzata contro i comunisti gli voleva male. Ogni tanto i garibaldini reagivano disarmando le guardie svizzere perché li facevano veramente morire di fame tanto che noi nei nostri campi organizzavamo delle collette per dar da mangiare ai garibaldini”. (altro…)

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Nunzia Augeri iscritta per molti anni alla nostra sezione Anpi ci ha gentilmente fatto dono di questa straordinaria pagina di lotta resistenziale, tratta da Uomini sui monti di Mario De Micheli, che ha visto come protagonista il comandante partigiano Luciano Raimondi.

 “Vi sono delle formazioni, come ad esempio quella di Nicola (1), che raggiungono un complesso di 30 e persino 40 colpi in un mese… La domenica dell’11 giugno, dopo aver isolato la zona tagliando i fili del telefono, egli [Nicola] coi suoi uomini fermò il treno del mattino proveniente da Milano. Sul treno c’era una scorta di fascisti e di tedeschi che, colti di sorpresa, non reagirono affatto e consegnarono di buon grado armi e munizioni. Solo un maggiore della G.N.R. [Guardia Nazionale Repubblicana] tentò di opporre resistenza. Era riuscito senza farsi notare a rinchiudersi nel gabinetto e di lì, puntando il mitra dal finestrino, fece improvvisamente fuoco sui partigiani a terra. Morì male: i partigiani lo impiombarono in quel luogo reagendo di scatto con una precisione da tirasegno. I più sbalorditi erano i tedeschi. (altro…)

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