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Posts Tagged ‘renato panti’

Ciao Renato,
ricordarti vuol dire riportarti alla mente, ma anche al cuore, come dicevano i classici greci e latini, nella cui scia si era mosso quello straordinario poeta filosofo di Giacomo Leopardi, che piaceva a tutti e due, con il tema delle “Rimembranze”, quale contenitore indescrivibile di storie, affetti, sentimenti: insomma un universo nell’universo.
Ti ho conosciuto nel ’68 (il mitico ’68) quando era necessario, per iscriversi al PCI, essere presentati da almeno due garanti. Uno sei stato tu, l’altro l’indimenticabile amico prof. Giangiacomo Cantoni, filosofo e partigiano.
Con te è iniziata la mia avventura politica e con te mi recavo, nel fermento delle idee e delle passioni, alle assemblee studentesche a parlare di fascismo e antifascismo e a portare, in quel magma giovanile di confusione ideologica, un po’ di razionalità e conoscenze.
Con te andavamo anche alle assemblee dei movimenti cattolici più aperti per dialogare e confrontarci, ma soprattutto per trovare sintesi e unità di progetti tra noi materialisti storici (quelli dell’ideologia della terra) e loro i metafisici (quelli dell’ideologia del cielo).
Tu mi hai insegnato a non essere mai settario, ma sempre aperto al confronto, sottolineando che l’unità delle forze progressiste sono il bene più prezioso per la causa della democrazia.
Io caro Renato ti ho sempre apprezzato come un formidabile “animale politico” nel senso aristotelico, cioè a dire che senza la categoria politica l’uomo resta solo animale. Ma il politico non doveva mai prescindere dall’etica. Infatti per te, valori etici e politici erano una unità inscindibile e prendevi giustamente le distanze dal grande Machiavelli.
Ho sempre apprezzato la tua intelligenza, la tua memoria formidabile, l’eloquio preciso, asciutto, tranciante che metteva ko gli avversari nei dibattiti. Eri una forza della natura.
E poi non c’era argomento che tu non conoscessi.
Ricordo che mi ero appena laureato con una tesi su Karl Marx e Sigmund Freud, e che tra le opere di Marx considerate c’erano I manoscritti economici, filosofici del 1844, sconosciuti ai più, anche a molti marxisti. Ebbene ho scoperto, discutendone con te, che tu ne sapevi più di me.
Tu Renato fai parte di quella catena umana che viene da molto lontano, che si è formata nella storia con le lotte per i diritti di giustizia sociale e di libertà; di quella catena umana che libera gli uomini dalle “catene” dei vari fascismi, anche quelli più recenti e mascherati dal potere della videocrazia e della nascente crazia del web; di quella catena umana che ha trovato nella nostra storia più recente le sue radici nella Resistenza, nella nostra Costituzione, “la più bella del mondo” come ha detto qualcuno.
Per me sei stato un maestro e un amico e, come amico, avevamo in comune l’amore per la natura, il paesaggio, le montagne.
Non posso non ricordare le sciate sulle Dolomiti del “Sella Ronda”, in bella compagnia con i nostri figli, che filavano come lippe e noi dietro ad arrancare, ma noi non mollavamo mai la presa, perché tu venivi dal rugby, e di senso della presa ne avevi da vendere, io dall’alpinismo dove ho imparato che in parete è bene non mollare mai l’appiglio.
E poi Renato come non ricordare la mitica e rituale escursione in neve che facevamo al Passo delle Erbe dove ci sembrava d’essere immersi nel Grande Nord di Jack London: momenti perfetti, assoluti.
Sai Renato penso sempre che ognuno di noi sia anche in parte, nel bene e nel male, gli altri.
Per quanto riguarda noi penso solo nel bene per via delle affinità elettive che ci legavano.
Ecco perché oggi qui tra le persone più care a te dico che sei vivo in noi e vivrai per sempre in quella catena umana di persone per bene.

Ciao Renato – Antonio

Milano, 5 novembre 2012
Testo dell’intervento di Antonio Quatela, Presidente “Anpi 25 Aprile” – Città Studi – Milano

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