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Gli interventi dei “nostri”

Libero Traversa, presidente onorario della Sezione 25 Aprile – Città Studi

Mi fa un certo effetto prendere la parola in un luogo dove 25 anni fa ho assistito alla fina di una grande forza politica antifascista: quella di Antonio Gramsci e di Arrigo Boldrini, il nostro Bulow.
Siamo rimasti in pochi, anche qui, tra quelli che hanno dato vita alla Resistenza, molte compagne e molti compagni ci hanno lasciato in questi anni. Ma lasciatemi ricordare tre compagni milanesi che ci hanno lasciato negli ultimi mesi e che hanno fatto la storia dell’ANPI.
Tino Casali, nostro presidente nazionale, Armando Cossutta, vice-presidente nazionale, Gianfranco Maris, presidente dell’ANED. Ho condiviso con loro la mia vita politica, ma anche quella personale: sono vuoti che non si possono riempire.
congranpimiIl documento predisposto per il Congresso nazionale è stato approvato dal Congresso provinciale di Milano dal 96 per cento dei delegati (con 2 voti contrari e 7 astenuti).
Il documento tra le sue righe cerca di dare una risposta alla domanda: cosa è oggi l’ANPI?
Certo non è più l’Associazione composta dai soli partigiani, patrioti, deportati, famigliari di caduti della guerra di Liberazione. Ormai è un’altra cosa, come è stata definita dal Congresso di Chianciano del 2006.
L’ANPI è la casa degli antifascisti. Certamente. Non è un partito politico, anche se al suo interno vi sono iscritti a qualche partito (anche se io non ho mai chiesto a qualcuno nell’ANPI per chi vota). E non è un centro sociale, né una associazione d’arma.
E allora? Bisogna allora affermare che l’ANPI è una organizzazione di lotta per la democrazia e la Costituzione antifascista, erede della storia e dei valori della Resistenza. Quindi una organizzazione autonoma dai partiti e dai governi. Di qui il nostro impegno senza se e senza ma per il NO nel referendum-truffa sulle riforme istituzionali, come abbiamo fatto anche nel passato.
L’ANPI ha sostenuto il voto per la Repubblica nel referendum del 1946, ha partecipato alla battaglia contro la legge truffa nel 1953 (vinta anche con il voto di chi non era di sinistra). 23marzo02L’ANPI era alla testa della protesta contro il governo Tambroni nel 1960, ha sostenuto nei referendum il divorzio e l’aborto, la difesa della scala mobile nel 1985, la difesa dell’art.18 nel 2002 e da ultimo contro le riforme istituzionali proposte dal governo Berlusconi nel 2006.
Del tutto logica e normale, oltre che doverosa, la posizione dell’ANPI per il NO alle riforme istituzionali, per cambiare l’Italia attuando la Costituzione, come ha detto il nostro caro Presidente Carlo Smuraglia.
L’ANPI ha nel suo DNA la lotta per la pace, come prescrive l’art. 11 della Costituzione.
La lotta per la pace è anche lotta per l’indipendenza della nostra Patria, come dice il titolo del nostro del nostro giornale, appunto “Patria indipendente”.
patriaLa sovranità dell’Italia è stata perduta per colpa della guerra fascista. Oggi l’Italia è un paese a sovranità limitata proprio per la guerra voluta da Mussolini accanto a Hitler. Per colpa della guerra voluta dal fascismo l’Italia ha perso la sua sovranità. Con l’adesione dell’Italia alla NATO, l’Italia è diventata avamposto delle basi americane, dal Dal Molin a Ghedi, al porto di Napoli, a Sigonella con droni, al MUOS di Trapani e in decine di altri posti. Sempre con l’appartenenza alla NATO l’Italia è stata al centro della strategia della tensione: da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, alla stazione di Bologna, con il terrorismo fascista, i servizi deviati e golpisti, con il SIFAR, il SISDE, l’operazione Gladio.
Sono 120 le basi militari NATO e USA in Italia più 20 segrete, con presenza di ordigni nucleari.
Ma anche l’obbligo che è derivato con l’adesione a operazioni militari all’estero come in Kosovo (a fianco dei musulmani contro i cristiani ortodossi serbi). in Afganistan e Iraq, contro i musulmani, e magari adesso in una pericolosa guerra in Libia contro i libici. Con guerre terribili che causano distruzione e morte, che provocano l’ondata immigratoria in Italia e in Europa.
Con l’ambiguità della situazione in Israele, con i diritti negati ai palestinesi, e in Ucraina dove c’è in governo golpista e fascista, ma ci viene imposto un embargo alla Russia, fortemente dannoso per la nostra economia.
In tutto quadro emerge sempre la subalternità dell’Italia verso organismo sovranazionali come la NATO e la stessa Unione Europea. E pensare che l’Italia ha quasi 5 mila soldati impegnati all’estero 78 Paesi. Stare nella NATO ci costa 64 milioni al giorno (fonte governativa).
Penso che sia ora che l’Italia si ponga concretamente il problema di recuperare la sua sovranità nazionale e la sua indipendenza, perdute a causa della guerra fascista di Mussolini, anche di fronte ad altri pericolosi attentati alla nostra sovranità economica come il TTIP, il cosiddetto trattato di libero scambio tra USA e Unione Europea.

E meno male che c’è stata la Resistenza che ha riabilitato il nostro popolo, che ha permesso la conquista della libertà, della Repubblica e della Costituzione!

benecomuneAltro tema sul quale l’ANPI è impegnata: l’eguaglianza dei diritti, come dettato dall’art.3 della Costituzione. E poi: la difesa del lavoro, dello stato sociale, della scuola e della sanità pubbliche, dell’ambiente, dei diritti civili.
Contro ogni forma di razzismo, sessismo, bullismo, tutta roba che richiamano in campo il fascismo.
Ecco perché dobbiamo pretendere dalle istituzioni della Repubblica e dai partiti il rispetto della Resistenza e dell’impegno antifascista, come richiesto dall’ANPI e dall’Istituto Cervi nel documento presentato al Presidente della Repubblica. Ecco perché sottoporre una nostra richiesta alle liste e ai candidati alle prossime elezioni comunali. Dobbiamo richiedere un fermo impegno antifascista e quindi la negazione di sedi e locali per iniziative neofasciste, oltre che una ferma opposizione ad ogni iniziativa di carattere neofascista e razzista, in luoghi pubblici , ma anche in luoghi privati.

Per portare avanti le nostre idee, i nostri programmi, occorre recuperare qualcosa che appartiene solo all’ANPI: quello che io chiamo “lo spirito dell’ANPI”. È qualcosa che si deve sentire dentro di noi, che ci deve accomunare e aiutarci nell’impegno di oggi, quello stesso spirito che ha animato la Resistenza e l’antifascismo. È qualcosa che è solo nostro.

Roberto Cenati, presidente Comitato Provinciale di Milano

Il virus del nazionalismo che fu all’origine della Prima e della Seconda Guerra Mondiale si sta pericolosamente ripresentando in Europa, pervasa anche dal ripresentarsi di movimenti neofascisti, antisemiti e xenofobi. Il nostro continente sembra soltanto capace idomenidi erigere muri, reticolati e barriere di filo spinato per impedire l’afflusso di centinaia di migliaia di esseri umani che vi cercano rifugio, per fuggire dalle guerre e dalla fame. Non è questa l’Europa sognata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel Manifesto di Ventotene. Quella era un’Europa fondata sui principi di solidarietà, che guardava alle sofferenze della gente. È urgente ripristinare quella sensibilità civile, quell’attenzione ai più deboli, cardini di un mondo più giusto. Se l’Europa non recupera quei valori rischia di disgregarsi.

Siamo chiamati ad un forte impegno nella delicatissima fase che stiamo attraversando, rappresentato dalla intransigente difesa della Costituzione repubblicana, l’eredità più preziosa trasmessaci dalla Resistenza, combattuta da uomini e da donne che si conquistarono il diritto di voto partecipando alla Guerra di Liberazione.

Abbiamo più che mai bisogno della autorevolezza, della competenza, della disponibilità di Carlo Smuraglia che ha guidato con passione   la nostra Associazione nei cinque anni della sua Presidenza e al quale chiediamo di continuare nel suo disinteressato impegno.

parlamentoUna prima osservazione da avanzare, spesso dimenticata, è che le revisioni costituzionali sarebbero varate da un Parlamento di non eletti, ma di designati dai partiti, grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Ricordiamo, inoltre, che l’articolo 138, che disegna il percorso della revisione costituzionale, funziona per le riforme medio-piccole e non prevede la modifica di oltre 40 articoli della Costituzione, così come contemplato nella legge di revisione approvata dal Parlamento.

Proprio recentemente è stato sottoscritto un documento da 56 costituzionalisti che si sono apertamente schierati per il NO. Tra le motivazioni si legge che una riforma costituzionale di grande peso, come quella che attiene alla eliminazione o trasformazione di una delle due Camere, non può essere neppure concepita per semplici ragioni di risparmio di spesa, come si dichiara addirittura nel titolo della legge di revisione. Il buon funzionamento delle istituzioni non è un problema di costi, bensì di equilibrio tra organi diversi e di potenziamento, non di indebolimento delle rappresentanze elettive. Tantomeno una revisione costituzionale di grande rilevanza non può essere proposta dal Governo, perché se c’è una questione che non ha niente a che fare con il governo è la Costituzione.

art70A chiunque avesse poi dei dubbi su come votare, si consiglia di confrontare il vecchio e il nuovo articolo 70 della Costituzione. Un rigo il primo (“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere), una pagina e mezzo quello approvato dal Parlamento.

C’è chi teorizza che “se a ottobre vince il no per le riforme è finita”. Il termine riforma assume per noi una valenza positiva che non può significare stravolgimento della Costituzione. Bisogna certamente cambiare il Paese. Ma per far questo non si può pensare, come si sostiene, di “modernizzare” la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Il Paese lo si cambia attuando la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, a cominciare dall’art.1 che recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

scalfaroOscar Luigi Scalfaro nel libro La mia Costituzione, osservava: “La mia convinzione è che ogni cittadino è garante della Costituzione e se ognuno sente di essere garante, allora la garanzia diventa forte, marcata. Appena ci sono sintomi di fatti e comportamenti che turbano norme e principi, ciascuno deve sentire il dovere di muoversi. Il referendum è l’unica ipotesi di democrazia diretta, in cui il popolo esercita la sua sovranità. Ma quante volte si va a votare con approssimazione? Nel caso del referendum costituzionale il rischio è enorme. Il voto anche su un solo punto della Costituzione non tollera slogan pubblicitari o elettorali. Attenzione dunque. Mille volte attenzione quando si vota la Costituzione. E una Costituzione sbagliata compromette l’oggi e il domani. Bisogna pensare ed essere ben responsabili quando sono in gioco le regole. Nessuno può stare a casa a dormire, come se la cosa riguardasse altri.”

Su questo terremo, nei prossimi mesi, ci dovremo tutti appassionatamente impegnare.

Ordine del giorno sulla Libia, presentato da Roberto Cenati,  approvato dal XVI Congresso nazionale dell’ANPI

Il Medio Oriente e il Nord Africa sono regioni destabilizzate attraversate da conflitti sempre più sanguinosi. In questo delicatissimo quadro appare indispensabile scongiurare l’ipotesi dell’invio di militari italiani in Libia, solo perchè ce lo chiederebbe il governo Serraj, recentemente insediatovi. Governo non rappresentativo delle fazioni in lotta, per nulla popolare e gradito da Tripoli e da Tobruk.
noguerraUna tale operazione militare alla testa della quale ci sarebbe l’Italia, resasi protagonista di una tragica storia di paese colonizzatore in terra libica, rischierebbe di aggravare la complessa e intricata situazione in quel territorio, come già avvenuto nel corso dell’intervento militare in Libia tra il marzo e l’ottobre del 2011.
L’operazione, inoltre, anziché debellare, potrebbe rafforzare la presenza dell’Isis, che fa capo alla città di Sirte.
La guerra è il contrario dei diritti umani perchè ogni guerra li calpesta e li annulla.
Tra i nostri valori dobbiamo collocare la pace, il bene più prezioso della Resistenza italiana ed europea, che furono guerra alla guerra.
Nostro compito è osservare e applicare con coerenza l’articolo 11 della Costituzione repubblicana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”
All’obiettivo della pace bisogna dunque ispirare una parte saliente della nostra azione.

costituzionebella

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Abbiamo raccolto alcuni passi della relazione tenuta da Roberto Cenati alla conferenza provinciale di organizzazione di sabato 8 novembre.

L’ANPI coscienza critica

ANPI - LOGOL’Anpi, in questa delicatissima fase della vita politica e istituzionale del Paese, deve svolgere il suo ruolo di coscienza critica, senza che ciò comporti la sua ingerenza nelle questioni che riguardano la vita e le scelte delle forze politiche e in quelle più strettamente partitiche. Coscienza critica significa osservare la situazione politica e istituzionale formulando valutazioni sulla base di un metro fondamentale: la Costituzione e i suoi valori. Bisogna evitare comunque un rischio nel nostro dibattito politico. Quello di credere che l’ANPI sia onnipotente e che da sola riesca a cambiare il nostro Paese.

Costituzione repubblicana: faro della democrazia

costituzioneFra mille problemi, quelli delle riforme Costituzionali sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui è giusto che si occupi chi ha il dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché i cittadini non possono consentire di essere privati di una parte della propria sovranità e permettere radicali cambiamenti della Costituzione che, secondo il pensiero dominante dovrebbe essere adeguata alle necessità del mercato e della competitività. Nel nostro Paese il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali e ridursi gli spazi di democrazia diretta, con un sistema fortemente maggioritario, con un ampio premio di maggioranza e un’elevata soglia di sbarramento, previsti dalla legge elettorale approvata alla Camera e con una sola Camera politica. La nostra Costituzione, antifascista in ogni suo aspetto, anche se questo termine viene ormai considerato superato dagli stessi ultimi tre Presidenti del Consiglio, va oggi difesa e conservata nella sua impalcatura fondamentale rappresentata dall’equilibrio dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che sono alla base della democrazia repubblicana, senza nessun sbilanciamento a favore dell’esecutivo. Nel disegno di legge costituzionale approvato in prima lettura dal Senato, si prevede però che “il governo può chiedere alla Camera dei Deputati che un disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla votazione finale entro 60 giorni”. Tutto ciò, se realizzato, rappresenterebbe un passo avanti nella direzione del rafforzamento del potere esecutivo e della riduzione al minimo del legislativo. La stessa ratifica Parlamentare che si fa al contempo obbligata (con la fiducia) e vaga (con la delega, come nella materia del lavoro), contribuisce a trasferire sempre più il potere dal legislativo all’esecutivo. Il parlamentare conta sempre meno, legato com’è ad un ferreo vincolo di mandato, che si pone in netto contrasto con quanto prevede l’articolo 67 della Costituzione

Il futuro dell’ANPI

memoriafuturoAlle questioni riguardanti il futuro dell’ANPI sono stati dedicati un Comitato e un Consiglio nazionale. Il futuro, si è detto, è già nel presente. Su tre questioni, in particolare, si potrebbe giocare il futuro dell’ANPI: la necessità del mantenimento della coesione nella nostra Associazione, quella di conservare e garantire la nostra autonomia da condizionamenti partitici e il superamento di una certa fragilità organizzativa diffusa.

Natura dell’ANPI

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi 135.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista.
Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
comandante-bulowIl 4 giugno 1945, con la Liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow” e Cino Moscatelli. Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 rappresentanti e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui annunziata-cesani-CEDAgodeva. Questa è l’ANPI. E questa la sua gloriosa storia.
Per Annunziata Cesani, la nostra Ceda, che all’ANPI ha dedicato tutta se stessa, l’ANPI veniva per lei sempre prima di tutto e non doveva essere anteposta a direttive di partito, sindacali o di altre associazioni.
“L’ANPI è l’ANPI” diceva Ceda e non vogliamo che si trasformi in una Associazione qualsiasi. E’ questo un punto fondamentale che dobbiamo sempre tenere presente: quello di mantenere e conservare le caratteristiche che hanno fatto dell’ANPI un’Associazione, stimata e tenuta in grande considerazione da tutti.

Manifestazione Lega del 18 Ottobre 2014

Abbiamo ritenuto di non aderire alla contromanifestazione dei centri sociali del 18 ottobre scorso. L’Anpi non può manifestare con associazioni di cui non condivide parole d’ordine e aderire a piattaforme precostituite. C’è stata una presa posizione nostra che ha avuto visibilità anche sulla stampa e della Diocesi di Milano contro la deriva xenofoba e razzista della Lega, incentrata sull’importanza di sviluppare un’azione di sensibilizzazione nei confronti delle giovani generazioni, nelle scuole, sulla Costituzione. Siamo profondamente convinti che la sconfitta della xenofobia e del razzismo non siano configurabili con una o più contromanifestazioni.

Cosa intendiamo per antifascismo

Un dato vorrei sottolineare, a questo proposito: la nostra concezione dell’antifascismo è profondamente diversa da quella di chi lo considera autentico solo se ci si mobilita scendendo in strada e manifestando. Essere antifascisti significa per noi anche battersi per difendere la legalità repubblicana e la democrazia non solo dal fascismo in camicia nera, ma da tutti i fascismi e gli autoritarismi comunque si presentino. vittoriofoaOsservava Vittorio Foa nel libro Il cavallo e la torre che “essere antifascista significa resistere sempre al dominio arbitrario di altri su noi stessi. Antifascismo è pluralismo politico e pluralismo sociale, cioè legittimazione delle differenze. Antifascismo è l’ansia di intervenire contro l’ingiustizia, piccola o grande che sia, di intervenire contro ogni minaccia alla libertà. E’ la democrazia come partecipazione e non solo come garanzia. E’ il rifiuto di ogni delega globale, la fiducia nelle spinte che vengono dal basso.”

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Nei nomi dei caduti per la Libertà incisi al Campo della Gloria è racchiusa una parte importante della storia del Secondo Risorgimento nazionale, la Resistenza, così come è menzionato nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita alla nostra città.
Da ogni nome emerge la memoria di quelle unità italiane che cancellarono la vergogna del fascismo, che combatterono e caddero nelle isole dell’Egeo, a Cefalonia, a Lero, a Rodi; dei nostri soldati che combatterono a fianco delle truppe alleate, che parteciparono allo sfondamento della linea gotica e che nelle giornate dell’Aprile 1945 percorsero di slancio la via Emilia; dei militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943, deportati nei lager tedeschi (furono complessivamente 650.000; 50.000 dei quali non fecero ritorno) che preferirono la prigionia alla promessa di rientrare in Italia, subordinata alla loro adesione alla Repubblica di Salò; degli ebrei milanesi che videro spegnere la propria vita nei campi di sterminio nazisti; dei partigiani, delle partigiane del Corpo Volontari della Libertà, degli oppositori politici al regime nazifascista, dei lavoratori deportati nei campi di concentramento a seguito degli scioperi del novembre-dicembre 1943 e del marzo 1944. La memoria di questi caduti ci ricorda anche quella delle migliaia di civili trucidati dai nazifascisti nelle numerosissime stragi compiute tra l’8 settembre 1943 e l’aprile 1945. Emblematiche rimangono quelle avvenute, tra l’agosto e il settembre 1944 a Marzabotto, a Grizzana Morandi, a Monzuno, a Sant’Anna di Stazzema, dopo che le truppe tedesche, costrette ad abbandonare Roma, si ritirarono lungo la linea Gotica. Proprio recentemente la procura tedesca, con una gravissima decisione, che ha suscitato un’ondata d’indignazione nel nostro Paese, ha deciso di archiviare l’inchiesta riguardante otto SS responsabili dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema avvenuto il 12 agosto 1944 nel corso del quale furono trucidate 550 persone, di cui 116 bambini, crimine per il quale il tribunale di La Spezia nel 2005 aveva condannato all’ergastolo le otto SS.
La memoria dei morti qui, al Campo della Gloria, esige che ci interroghiamo su come abbiamo raccolto l’eredità spirituale che Caduti e Combattenti per la Liberazione ci hanno lasciato. A questa riflessione, a questo vero e proprio esame di coscienza ci invitava Piero Calamandrei sin dal lontano febbraio 1954 quando osservava che la ricerca del significato della Resistenza voleva dire “indagare dentro di noi per verificare cosa è rimasto di vivo della Resistenza nelle nostre coscienze; che cosa ci sentiamo ancora capaci di trasmettere di quel tempo a coloro che verranno dopo di noi”, se qualcosa si è rinnovato dentro di noi per ritenerci realmente degni di quel monito. Rispetto a questo interrogativo mai, finora, ci siamo ritrovati con animo così turbato come oggi. Dobbiamo affrontare, nel nostro Paese, una drammatica crisi economico sociale che investe l’Europa, che sta mettendo in discussione il futuro delle giovani generazioni e che rischia di provocare il disgregarsi della convivenza civile, la miseria, la messa in discussione delle basi e delle fondamenta della stessa democrazia. (altro…)

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Roberto Cenati è stato eletto all’unanimità Presidente dell’ANPI di Milano e Provincia, succedendo a Carlo Smuraglia eletto Presidente dell’ANPI Nazionale.

Con Roberto Cenati sono stati eletti, sempre all’unanimità, alla vicepresidenza Alessandro Pollio Salimbeni e Loris Veggetti.

A tutti le nostre congratulazioni e l’augurio di buon lavoro.

Leggi l’articolo di Roberto Cenati sul sito dell’Anpi di Milano e Provincia

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Piccole storie per una grande Storia si dipanano lungo il sentiero narrativo del libro.

Gli autori raccontano per bocca di personaggi, più o meno noti,  e attraverso testimonianze  e microstorie, momenti ed episodi della vita milanese durante la Resistenza, nei quartieri di Porta Venezia, Lambrate, Ortica e Città Studi.

I protagonisti percorrono gli anni delle bombe , della fame e  del terrore . Vivono la paura delle rappresaglie, delle fucilazioni, degli arresti e delle deportazioni nei campi di sterminio in Germania. Partecipano alle lotte nelle grandi fabbriche, agli scioperi, ai sabotaggi ed alle attività clandestine. Ognuno dà il proprio contributo: uomini, donne, giovani, vecchi e bambini, operai, tramvieri, bancari, artigiani,studenti, insegnanti e dirigenti delle scuole e delle università. Esultano in una Milano che insorge alla ricerca del riscatto per un mondo più giusto.

Un bel libro che è anche un passo importante per la ricostruzione di quella  Memoria che ci deve riportare  alle origini e alle radici della nostra Costituzione Repubblicana.

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