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ore 17,30 presso la sede di via San Marco 49:

Presentazione del libro Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano 

Ne discute con l’autore Ruggero Meles il coordinatore ANPI Zona 3 Antonio Quatela
Saranno proiettati due straordinari filmati d’epoca

Locandina 

ore 20,45  al Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare

Tre giorni e poi l’inferno
Accadde a Milano il 10 agosto 1944

Un progetto di Andrea Facciocchi,  regia di Michela Blasi

Locandina

gioventupartigiana_optLa Resistenza non è stata un pranzo di gala: è detto nell’introduzione del libro di Franco Foglino. Per liberare l’Italia dal nazifascismo, non dimentichiamolo mai, decine di migliaia di giovani uomini e giovani donne hanno perso la vita.
Quelle storie, quei sacrifici estremi, con le loro molteplici narrazioni, vanno ricordati e trasmessi alle nuove generazioni.
Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz in un suo scritto afferma giustamente “Che parlino soprattutto i testimoni” anziché gli storici. Nelle testimonianze vissute c’è una realtà insostituibile, e in Gioventù partigiana di Franco Foglino ritroviamo tutta quanta quella incredibile realtà.
Non è solo un bel libro, è in verità un bellissimo libro testimoniale di quella formidabile stagione. E devo dirvi che mi sembra di vederla quella gioventù partigiana, ognuna con il proprio fazzoletto distintivo: i Garibaldini con quello rosso, le Matteotti bordò, i Badogliani blu, gli Azionisti verde, ma tutti impegnati per il colore della Libertà.

Nella Premessa Franco Foglino spiega le ragioni della sua scelta partigiana: “Creare un mondo migliore, più libero, più giusto, qui da noi in Italia e non solo”.
Nelle conclusioni, amaramente registra in parte il fallimento di quella speranza di vedere realizzato un mondo migliore, più libero, più giusto… E come non dargli ragione.

Quelle parole profetiche di delusione oggi più che mai inquadrano il nostro benedetto e maledetto tempo fatto di ammucchiate improponibili.
Certi incesti politici generano voragini di amarezze soprattutto per chi ha posto al centro della propria esistenza l’etica politica come valore principe

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foglinoviso_optFranco Foglino, nato a Torino il 21 marzo 1926, aderisce alla resistenza nel periodo 1944-1945 come partigiano combattente delle formazioni “Garibaldi” e “Giustizia e Libertà”. Conseguita la laurea in Agraria nel 1949, si specializza in Scienza e conservazione del suolo, agricoltura tropicale e subtropicale. Partecipa a progetti di sviluppo in Africa, Asia e America, soprattutto per la FAO

In occasione della Festa della Liberazione alcuni rappresentanti della Sezione si sono recati presso la Scuola Elementare di via Clericetti dove hanno incontrato i ragazzini delle quinte, accompagnati dalla maestra Elena Ondetti.

Dopo la proiezione del video Oltre il ponte  che ripercorre la storia della Resistenza e della guerra a Milano e in particolare nella nostra zona, Lidia Tebaldi, Libero Traversa,  Giorgio Ferrari Bravo, Franco Meroni, Maurizio Pratesi e Antonio Quatela hanno risposto alle domande poste loro dai giovanissimi interlocutori:

  • “come si diventa partigiani?”
  • “cosa significa Resistenza?” …. “e partigiani?”
  • “aveva mai sparato a qualcuno?
  • cos’è la borsa nera?”
  • “dove si scappava quando cadevano le bombe?”

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attività4_optLa Resistenza non fu solo guerra guerreggiata ma impartì ai giovani partigiani che vi parteciparono una educazione ad alti valori morali e civili. Alcuni combattenti delle formazioni “Garibaldi”, appena scesi dalle montagne dell’Ossola ed entrati vittoriosi a Milano, si impegnarono in un’altra difficile battaglia: dare ai giovani che non avevano potuto istruirsi per la guerra o per la povertà l’istruzione necessaria per inserirsi con dignità ed efficacia nel grande processo di ricostruzione fisica, economica e morale dell’Italia.

Come descritto nel precedente articolo, il primo Convitto-Scuola della Resistenza nacque a Milano ad opera di alcuni professori antifascisti, Luciano Raimondi, Claudia Maffioli e Antonio Banfi, e di alcuni giovani partigiani. La prima sede è ad Affori, ma si tratta di una sistemazione provvisoria, e tale risulta anche la sede successiva, nella centrale Via Conservatorio. Sempre alla ricerca di un luogo adatto, i giovani del Convitto trovano uno stabile vuoto in Viale Monza, subito dopo la cerchia ferroviaria, e lo occupano. Si tratta di uno stabile di vari piani, elegantemente arredato e destinato a diventare una delle più prestigiose “case chiuse” della città. I convittori ne coprono con teli gli ampi specchi e i dipinti non precisamente casti, che li distraevano dagli studi. E’ però un immobile di proprietà privata e il legittimo proprietario non tarda a rivendicarlo, sfrattando la scuola e denunciando Raimondi per l’occupazione abusiva. Si verifica allora una sorpresa clamorosa per quei tempi già segnati da un vivo anticomunismo: per difendere la scuola dei partigiani dallo sfratto, la polizia si trova di fronte il parroco della chiesa vicina, a capo un corteo di pie donne; per loro era certamente più apprezzabile una scuola, anche se comunista, che non un postribolo borghese. La partecipazione del clero locale alla salvezza della scuola “rossa” restò oggetto di grande divertimento per tutti gli anni successivi. Continua a leggere »

La “nostra” mostra “Fumetti Resistenti” ha valicato i confini della città, della provincia e perfino della regione approdando al Centro Giovani Vintola 18 a Bolzano

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Alcune strisce rosse de lUnità….. 

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….ed ecco alcune immagini del corteo di Milano

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sedegiambellinoC’era una volta… e c’è ancora a Milano, al Giambellino, in via Rosalba Carriera, una scuola media che si chiama “Rinascita” ed è intitolata ad Amleto Livi. E’ una storia ormai vecchia, ma di grande valore, da cui scaturisce ancor oggi un importante insegnamento civile e morale per le giovani generazioni; per cominciarla bisogna risalire all’ottobre del 1944.

In Ossola la giovane repubblica partigiana, diventata in poche settimane famosa in Europa per l’alto livello della sua classe dirigente, in piena occupazione nazifascista del paese può mostrare al mondo un’Italia nuova, antifascista, democratica e moderna, illuminata in prospettiva da una nuova scuola, eguale per tutti e basata sul sapere scientifico. Ma la reazione è feroce, l’Ossola va riconquistata ad ogni costo, e migliaia di nazifascisti vi convergono, con armi pesanti, carri armati e cannoni che bombardano la mura di Domodossola.

raimondiUn esiguo gruppo di partigiani, comandati dal commissario politico della X Brigata Garibaldi “Rocco”, Luciano Raimondi detto “Nicola”, si trova in alta montagna, all’alpe Valescia, dove sono andati a cercare viveri per alleviare la fame della città assediata. Di fronte all’attacco nemico cercano di resistere, ma l’urto è troppo forte e sono costretti a trasferirsi in Svizzera. Qui per i partigiani comunisti della unità garibaldine viene apprestato un campo speciale sullo Schwarz-See: una specie di lager, comandato da ufficiali svizzeri simpatizzanti delle idee naziste, dove i prigionieri italiani vengono trattati con estrema durezza.

Un operaio che aveva partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Beltrami, intervistato nel 1956 da Edio Vallini per il suo libro “Operai del Nord”, (Bari, 1957, p. 110), rende questa testimonianza: “Ho visto che gli svizzeri erano dei veri farabutti con i garibaldini, li provocavano in tutti i modi, anche la popolazione che era stata aizzata contro i comunisti gli voleva male. Ogni tanto i garibaldini reagivano disarmando le guardie svizzere perché li facevano veramente morire di fame tanto che noi nei nostri campi organizzavamo delle collette per dar da mangiare ai garibaldini”. Continua a leggere »

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