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Archive for settembre 2015

librogiovannipesceLunedì sera alle 21,00 presso la Cooperativa La Liberazione – via Lomellina 14 – serata eccezionale in onore di Giovanni Pesce, il mitico comandante “Visone”.

Presentazione del libro/dvd Giovanni Pesce. Per non dimenticare

Saranno presenti gli autori Laura Tussi e Fabrizio Cracolici  interverranno Ketty Carraffa e Vittorio Agnoletto

qui la locandina dell’iniziativa

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Per molti anni ho fatto ricerche sulla 140.a Brigata Garibaldi ricorrendo a libri, documenti, articoli, ricordi personali, senza trovare una traccia concreta.

Ex Casa del Fascio

Ex Casa del Fascio

Eppure vi avevo fatto parte nei giorni dell’Insurrezione. Infatti, la mattina del 25 Aprile, come da accordi,mi presentai all’appuntamento fissato in Piazzale Fusina, angolo viale Argonne. Lì c’era un camion con i partigiani e andammo subito ad occupare la casa del fascio “Tonoli” in via Andrea del Sarto, che poi divenne la Casa del Popolo con sede della Sezione “25 Aprile” del PCI.
Da lì ci trasferimmo al Palazzo di Giustizia, dove era già in funzione il Tribunale del CLN e fummo inquadrati nella formazione partigiana che si era insediata: la 140.a Brigata Garibaldi.
Avevo partecipato attivamente alla Resistenza clandestina militando nel 23° Distaccamento dei Giovani d’Azione di “Giustizia e Libertà” a partire dall’agosto 1944. Vi avevo fatto parte con la mia squadra con decine di azioni militari e propaganda (disarmi, lanci di volantini, comizi volanti, ecc.)
brigatagaribaldiMa il 25 Aprile eravamo entrati nella Polizia Giudiziaria del CLN, costituita appunto dalla 140.a Brigata Garibaldi,
Rimasi in forza al Palazzo di Giustizia (partecipando agli scontri del 27 aprile contro l’attacco di fascisti) fin dopo la sfilata partigiana del 6 maggio in Piazza del Duomo. Poi venimmo trasferiti nella caserma di Corso Magenta (già della Decima Mas) dove rimanemmo fino al 15 Maggio quando consegnammo le armi agli inglesi che ci congedarono con 5 mila lire e un attestato del generale Alexander.
Non avevo più sentito parlare della 140.a. Eppure ho conosciuto bene il suo Commissario politico che era Ivo Moskovich e il suo comandante militare che si chiamava Carlo Barin, sempre accompagnato dalla moglie Gianna.
libroborgomaneriRecentemente, leggendo il libro di Luigi Borgomaneri Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino (Edizione ISEC) ho trovato una nota a piè della pagina 195, che trascrivo qui di seguito: “ Stefano Moskovich ( “Ivo”) nato a Budapest nel 1914, è tra gli organizzatori del gruppo clandestino denominato MC7. Commissario politico della 140.a Brigata Garibaldi Sap, ufficialmente costituita nei giorni della Insurrezione, è nominato Presidente della II Sezione di Giustizia del CLN e poi commissario capo della Polizia investigativa politica presso il Palazzo di Giustizia di Milano”.
Così ho ritrovato la “mia” 140.a Brigata Garibaldi. Grazie allora a Gigi Borgomaneri, alla sua nota e all’ISEC. Adesso mi sento più tranquillo dopo aver avuto conferma dell’esistenza della 140.a, nella quale ho terminato la mia Resistenza, prima clandestina in “Giustizia e Libertà” e poi nei giorni dell’Insurrezione con la 140.a Brigata Garibaldi.

Libero Traversa

Caro Libero,
il tuo pezzo è quasi commovente, vi si sente la gioia di avere ritrovato momenti importanti della propria vita; nomi, volti e accadimenti di giorni pieni di entusiasmo davanti ai quali sembrava spalancarsi l’inveramento di un nuovo mondo a lungo sognato. Sono contento di avervi contribuito, anche se soltanto in piccola parte.
Ho guardato nel mio archivio ma non sono riuscito a ritrovare il documento con la breve cronistoria della cellula MC47, di cui ti ho parlato. Sono però certissimo di averlo a suo tempo fotocopiato dall’originale conservato all’ISEC di Sesto San Giovanni. Appena avrò tempo per andarci, ne rifarò due fotocopie e una sarà naturalmente per te.
Un caro saluto e un sincero augurio di Buone Feste.

gigi

 

 

 

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presidiologgia_optQuesto è un breve ricordo del presidio antifascista che si è tenuto venerdì 11 settembre 2015 presso la Loggia dei Mercanti, per denunciare il raduno neonazista di CasaPound, i cui militanti si definiscono fascisti del terzo millennio, in aperto contrasto con i principi della Costituzione repubblicana antifascista e che costituisce una inaccettabile offesa a Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza e offende la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per la Libertà.

striscione_optPurtroppo crediamo non sarà l’ultima testimonianza dell’impegno antifascista che dovremo dimostrare in questo Paese dove il reato di apologia del fascismo non è perseguito come prevede la legge a differenza di quanto avviene nella Repubblica Federale Tedesca, dove il semplice saluto nazista a braccio teso viene punito con l’arresto immediato.

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In questo caldo mese di agosto ci hanno lasciato due grandi amici dell’ANPI, la compagna Emi Cossutta, moglie di Armando, e Gianfranco Maris, Presidente Nazionale dell’ANED, membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI Nazionale, dell’ANPI Provinciale di Milano e Presidente della Fondazione Memoria della Deportazione.

Li ricordiamo qui con le parole e la testimonianza che il nostro Libero Traversa ha loro dedicato sulla sua pagina Facebook.

LETTERA ALLA COMPAGNA EMI

emicossutta1Cara Emi, voglio ricordarti non solo come l’adorata compagna di Armando, ma come compagna con la quale sono stato impegnato nella vita politica comune per tanti anni. Nel PCI, quando negli anni ’50 eri responsabile femminile della sezione “25 Aprile”, della quale ero segretario. Nella battaglia politica contro lo scioglimento del PCI prima, poi nella costruzione di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani. Tu sempre accanto al tuo Armando con in quale ho collaborato per sessant’anni, a Milano come a Roma in Sicilia e in Calabria, come a Bonassola.

Sarebbe un errore ricordarti coma l'”ombra” di Armando e la madre dei vostri figli: tu hai fatto la tua parte di un unico soggetto impegnato una storia comunista. Ecco perché ti voglio ricordare non solo come la moglie di Armando, ma come compagna comunista. Grazie Emi. E sono qui accanto al tuo Armando, ai vostri figli e nipoti, Come sempre. Tuo Libero

RICORDARE IL COMPAGNO MARIS

marisVoglio ricordare la figura di comunista del compagno Gianfranco Maris, entrato nella Resistenza da comunista e deportato a Mauthausen da comunista. Dopo La Liberazione si era iscritto alla sezione “25 Aprile” del PCI , del quale fu anche segretario nel 1960, sostituendomi nell’incarico. Poi senatore comunista e membro del CSM. Gli sono sempre stato accanto nelle cento riunioni e congressi dell’ANPI. E’ stato il mio avvocato politico.

Mi onoro di essergli stato amico e mi sento fraternamente vicino alla sua famiglia.

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71° Anniversario Milano dell’eccidio di piazzale Loreto – Lunedì 10 Agosto 2015

cenati10-8_optLa manifestazione di oggi assume un’importanza particolare. Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, della liberazione dei campi di concentramento e di sterminio nazisti, della fine della Seconda Guerra Mondiale e della vittoria della Resistenza europea e degli eserciti Alleati contro la barbarie nazifascista.
Il 10 agosto 1944 un plotone della legione Muti fucila Quindici partigiani scelti tra i detenuti nel reparto tedesco del carcere milanese di San Vittore. L’ordine di fucilazione parte del capitano della Gestapo Saevecke e viene eseguito dalla Muti che lo attua alle 5,45 del mattino del 10 agosto 1944 e lo conclude alle 6,10. E’ significativo essere qui questa sera: per rilanciare, con la nostra partecipazione, in una società che vive quasi esclusivamente nel presente, il valore della memoria e richiamare il contributo e l’impegno politico disinteressato che tanti giovani, come i Quindici di Piazzale Loreto, hanno dato per la nostra libertà e per la costruzione di una società più giusta.
Voglio qui ribadire che Piazzale Loreto ha già il suo simbolo e la sua identità, senza la necessità di aggiungere altri elementi che ne offuschino la memoria. La stele (ormai logorata dal tempo) ricorda il sacrificio di quei giovani, i cui corpi rimasero esposti per tutta quella caldissima giornata di agosto, suscistando orrore e indignazione nei milanesi.
Nella ricorrenza del 70° anniversario della Liberazione riteniamo importante che l’Amministrazione Comunale intitoli i giardini a Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro della Resistenza, cui tutti noi, come ai 15 partigiani e antifascisti che hanno sacrificato la propria giovane vita, dobbiamo la nostra libertà e la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.

Tra i Quindici è rappresentato l’intero arco delle forze che partecipò alla Resistenza: azionisti, socialisti, comunisti, cattolici e quasi tutte le categorie sociali.
C’è persino un agente di Pubblica sicurezza Emidio Mastrodomenico, appartenente dal gennaio al luglio 1944 al Gruppo di Azione Patriottica guidato dai partigiani Alfonso ed Enzo Galasi. Voglio qui ricordare il gappista Enzo Galasi, che ci ha lasciati il 10 marzo di quest’anno. Con lui abbiamo perso un amico e un compagno. Insieme al suo il nostro commosso ricordo va a Quinto Bonazzola che assunse, dopo l’uccisione di Eugenio Curiel il 24 febbraio 1945, il comando militare della Brigata d’Assalto “Fronte della Gioventù”. Questa sera esprimiamo la nostra affettuosa vicinanza ad Armando Cossutta, Vicepresidente dell’ANPI Nazionale, per la scomparsa della sua cara moglie.

Lo sciopero generale del marzo 1944
scoperounitaI tragici fatti di piazzale Loreto si inquadrano in un anno, il 1944 segnato da importanti avvenimenti internazionali e nazionali. Il 1944 si caratterizza, soprattutto, in Italia, per l’unico grande sciopero generale svoltosi nell’Europa occupata dai nazifascisti. Dall’1 all’8 marzo 1944 a Milano e Provincia i lavoratori delle grandi fabbriche, gli impiegati, i tranvieri, i tipografi del Corriere della Sera sfidarono il regime nazifascista. A fianco dei lavoratori che pagarono a caro prezzo, con la deportazione nel lager di Mauthausen e nei suoi sottocampi, questa loro coraggiosa protesta, massiccia è stata la partecipazione delle donne che, pur prive del diritto di voto, hanno svolto un ruolo fondamentale nel corso della Resistenza, come la partigiana Elena Rasera, protagonista dello sciopero del marzo 1944 alla Olap, che il primo gennaio di quest’anno ha compiuto 101 anni. Ad esse va la nostra profonda riconoscenza.
L’eccidio di piazzale Loreto arriva a conclusione di un mese nel quale le esecuzioni per mano dei repubblichini si sono succedute l’una dopo l’altra, a Milano e nei Comuni della sua Provincia. Con queste fucilazioni si pensava che la strategia del terrore nazifascista potesse isolare i combattenti della Resistenza dalla popolazione. L’eccidio di piazzale Loreto ottenne invece l’effetto opposto.

La Repubblica di Salò
mutiUna scalata del terrore dunque, alla quale non furono estranei i militi della Repubblica di Salò, a dimostrazione del fatto che i repubblichini collaborarono attivamente alla denuncia, alla cattura, alla fucilazione di partigiani, ebrei, oppositori politici. Le reazioni dei repubblichini alle prime azioni gappiste a Milano, dopo l’8 settembre 1943, sono addirittura più brutali e sanguinose rispetto a quelle delle autorità tedesche. Il 19 dicembre 1943 otto antifascisti vengono fucilati dai fascisti all’Arena, come rappresaglia per l’uccisione del federale Aldo Resega. Questo dato è sempre bene tenerlo presente se pensiamo alla dilagante deriva revisionistica da anni in corso e alla ormai aperta rivalutazione del fascismo . E’ di questi giorni la decisione del sindaco di Atri (provincia di Teramo) di dedicare una via ad Almirante. Poiché in Italia si fa presto a dimenticare, vogliamo ricordare che Almirante ha rivestito responsabilità importanti nella Repubblica di Salò ed ha svolto un ruolo rilevante nei terribili anni della strategia della tensione. Questo è bene ricordarlo, era Giorgio Almirante.

La pace in pericolo
Stiamo attraversando un periodo in cui la pace, bene prezioso donatoci dalla Resistenza italiana ed europea che furono guerra alla guerra è messa in serio pericolo. Dall’Iraq alla Siria, alla Libia, al Libano, alla Palestina, all’Egitto, alla Tunisia: il Medio Oriente è una regione destabilizzata, attraversata da conflitti sempre più sanguinosi. L’Europa sta vivendo una delle crisi più gravi del dopoguerra, con la pericolosissima tensione nei rapporti tra Russia e Nato e con la situazione drammatica determinatasi in Ucraina, dilaniata da un sanguinoso conflitto, in cui stanno riemergendo forze dichiaratamente antisemite, ultranazionaliste e xenofobe.

Hiroshima e Nagasaki
atomicaQuest’anno ricorre il 70° anniversario del catastrofico bombardamento atomico americano su Hiroshima e Nagasaki. Si fece subito credere che il bombardamento atomico sulle due città fosse un “male necessario” perché il Giappone aveva respinto le richieste di resa incondizionata. In realtà le ragioni dell’impiego della bomba atomica furono altre. Uno dei più alti ufficiali del Progetto Manhattan, un programma di ricerca che aveva come finalità la realizzazione delle prime bombe atomiche, affermò: “Era importante che la bomba atomica fosse un successo. Si era speso tanto per costruirla. Tutte le persone interessate provarono un sollievo enorme quando la bomba fu finita e sganciata.”
Il disarmo atomico è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Già nel luglio del 1955 a Londra, durante una conferenza pubblica Bertrand Russell annunciò quello che sarà chiamato manifesto Russell-Einstein e che rappresenterà il primo documento di denuncia sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano. A distanza di settant’anni il trattato di non proliferazione nucleare è ancora lontano dall’essere pienamente applicato e intanto, il rischio di diffusione di armi atomiche si è moltiplicato.

Il dramma dell’immigrazione
immigratiE’ oggi impossibile sottrarci alle sfide globali, come quella costituita dagli spostamenti di grandi e dolenti masse umane (sono 232 milioni i migranti nel mondo) che cercano di sottrarsi alle guerre, alla fame, alla violenza. Dall’inizio dell’anno sono 2000 i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.
Contro questo vero e proprio esodo biblico si contrappone la Lega di Salvini, alleata di Casa Pound che individua, come è già avvenuto nel corso del Novecento, un nemico esterno su cui scaricare tutte le responsabilità e le frustrazioni.
Scriveva Primo Levi: “La dottrina da cui i campi sono scaturiti è molto semplice, e perciò molto pericolosa: ogni straniero è un nemico, ed ogni nemico deve essere soppresso: ed è straniero chiunque venga sentito come diverso per lingua, religione, aspetto, costumi o idee. Che questa dottrina abbia portato, nel giro di pochi anni a milioni di vittime, è un segno infausto: è segno che, accanto al bisogno d’amore si annida il seme dell’intolleranza, e può germogliare e ingigantire se le circostanze lo consentono.”
Si tenta addirittura di accreditare la tesi volta a scambiare i migranti per orde nemiche che starebbero invadendo l’Italia, tra le cui pieghe si infiltrerebbero terroristi islamici.
Bisogna a proposito di terrorismo combattere lo stragismo dell’Isis, ma è doveroso, da parte nostra, distinguere i terroristi dalle migliaia di cittadini di religione islamica che vivono e lavorano nella nostra città. Ciò deve essere ben chiaro.
Per queste ragioni abbiamo denunciato il Convegno svoltosi il 9 luglio scorso nella sede istituzionale della Regione Lombardia con Roberto Fiore e con il sindaco ungherese ideatore del muro da costruire ai confini con la Serbia per impedire l’ingresso di profughi in Ungheria. Il leader di Forza Nuova è giunto persino a dire che “quando le nostre case sono attaccate ci vuole il muro, il filo spinato”. Tutto ciò Milano, capitale della Resistenza non può accettarlo.

La Grecia e il destino dell’Europa
greciaeuropaNon si ha esitazione a parlare dell’uscita dalla Grecia dall’euro, ma non si fa il minimo cenno a sanzioni contro l’Ungheria di Orbàn che vuole erigere un reticolato contro i profughi, che costringe gli stessi a viaggiare su treni blindati e che due anni fa voleva censire gli ebrei presenti in quel Paese.
Con i recenti provvedimenti adottati dall’Unione europea e con le ulteriori misure di austerità imposte, la Grecia ha cessato di esistere come stato indipendente. Coscienti o meno stiamo andando verso un’Europa orientata dagli egoismi nazionali. La politica tedesca, in particolare, è ispirata ad una ideologia rigida: solo risanando i conti pubblici l’economia può funzionare. Se prevarrà in Europa una visione puramente contabile allora vorrà dire che siamo di fronte ad una strategia senza sbocco che indebolendo la democrazia, favorirà una sostanziale disgregazione dell’Unione europea. Il sogno di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, di costruire un’Europa politicamente e socialmente unita che guardi ai bisogni e alle sofferenze dei popoli andrebbe pertanto a sfumare.

La crisi recessiva
Sul fatto che l’Italia stia meglio di un anno fa, grazie alle numerose riforme fatte o annunciate dal governo, ho profonde riserve. Per il nostro Paese, i dati ISTAT sono molto preoccupanti e il quadro non è certo rassicurante. La percentuale di giovani disoccupati sino a 25 anni è del 44,2%, che costituisce il livello peggiore dal 1977. Nel rapporto del Fondo Monetario internazionale si sostiene che ci vorranno vent’anni per ridurre il tasso di disoccupazione. L’Italia meridionale è devastata da anni da una terribile crisi. Lo Svimez ha fornito le cifre di questa devastazione, la più significativa delle quali riguarda la crescita del reddito. Quella del Mezzogiorno italiano è la metà della crescita greca e basterebbe questo dato per misurarne la gravità. A questo gravissimo fenomeno si aggiunge la penetrazione al Nord delle mafie, con infiltrazioni nelle stesse pubbliche amministrazioni. Altro che piagnisteo: ci troviamo di fronte ad una situazione disastrosa per il Sud e molto grave per il nostro Paese.

Revisioni costituzionali
Fra mille problemi, quelli delle riforme Costituzionali sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui si occupi chi ha il dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché i cittadini non possono consentire di essere privati di una parte della propria sovranità e permettere radicali cambiamenti della Costituzione che, secondo il pensiero dominante dovrebbe essere adeguata alle necessità del mercato e della competitività.
E’ questa una tesi non lontana da quanto si affermava in un recente documento della banca d’affari Morgan, nel quale vengono espressi quelli che sono i sogni dei finanzieri: uno stato che funzioni come un’azienda, basta con la divisione dei poteri, con le Costituzioni antifasciste contaminate dalle idee socialiste, basta con le protezioni del Lavoro. Nel nostro Paese si è già provveduto a smantellare lo Statuto dei lavoratori, con l’abolizione dell’articolo 18, con i controlli a distanza del personale, con il demansionamento.

Ma l’elemento di estrema gravità, quasi sempre sottaciuto, è costituito dal fatto che le revisioni costituzionali vengono varate da un Parlamento di non eletti, ma di designati dai partiti, grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale. In Italia il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali, ridursi gli spazi di democrazia diretta, con un sistema fortemente maggioritario, un ampio premio di maggioranza e un’elevata soglia di sbarramento, previsti dalla nuova legge elettorale determinando quindi l’allontanamento definitivo da un genuino sistema parlamentare a favore di un indiscutibile rafforzamento dell’esecutivo.

La riforma del Senato
senatoVi è la necessità, generalmente riconosciuta, di eliminare il bicameralismo “perfetto” anche se bisogna riconoscere che la storia di questi anni ci fornisce solidi esempi di situazioni in cui “le correzioni” da parte dell’altra Camera, rispetto a quella che per prima aveva deliberato, sono state positive ed addirittura determinanti. La sostanziale abolizione del Senato, non più elettivo e privo di reali poteri, indebolisce ulteriormente il potere legislativo, già minato dal frequentissimo ricorso ai voti di fiducia, ai decreti leggi, alle leggi delega, a vantaggio di un esecutivo che si concentra nelle mani di una persona che comanda da sola. La combinazione fra riforma costituzionale e riforma elettorale ci consegna un sistema fortemente accentrato, senza contrappesi di sorta. Recentemente il Presidente della Repubblica ha ribadito che in una democrazia parlamentare comandare da soli è peggio di un errore, perchè ciò contrasterebbe con l’essenza stessa della democrazia fondata sul popolo sovrano che non cessa di essere tale ad elezioni avvenute, ma tale rimane attraverso i suoi diretti rappresentanti che sono il Parlamento degli elettori. E Sergio Mattarella aggiunge che la democrazia parlamentare “deperisce” se “non vi è partecipazione”, come prevede la nostra Carta Costituzionale.

Applicare la Costituzione repubblicana
I problemi che abbiamo di fronte sono complessi e richiedono, impegno, rispetto dei principi e della impalcatura costituzionale fondata sull’equilibrio e la divisione dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che sono alla base della democrazia repubblicana. Noi siamo perché questo fondamentale equilibrio non sia turbato e sbilanciato a favore del potere esecutivo e del suo rafforzamento: come ANPI siamo sempre stati e saremo contro ogni ipotesi di Repubblica presidenziale o semipresidenziale, ipotesi scartata dalla Assemblea Costituente che periodicamente riaffiora. Non si può pensare di superare la gravissima crisi recessiva oltre che etica che investe il nostro Paese stravolgendo l’impalcatura fondamentale della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Per cambiare l’Italia non occorre modernizzare il Paese e la Costituzione. Basterebbe applicare la Costituzione perchè essa prefigura già una società migliore e più giusta. (altro…)

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