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cenatiEsprimo a nome dell’ANPI nazionale e dell’ANPI Provinciale di Milano la mia affettuosa vicinanza ad Alessandro e ai familiari così duramente colpiti, come tutti noi, dalla scomparsa del nostro caro compagno Luigi Pestalozza, Vicepresidente dell’ANPI Provinciale di Milano.
Conoscevo da decenni Luigi, prima ancora che ci incontrassimo nella sede storica dell’ANPI di via Mascagni. Luigi era di famiglia antifascista. Il padre fu uno dei sette avvocati di Milano che non si iscrisse mai al fascio. Prima ancora di Luigi ho conosciuto Michi Cima che diventerà sua moglie. La mia famiglia di origine e i miei nonni abitavamo nello stesso stabile e sullo stesso pianerottolo della famiglia di Michi. Il padre di Michi era stato arrestato per attività antifascista e rinchiuso per 40 giorni nel carcere di San Vittore.
libro pestalozza.jpgTra Michi e Luigi era nato un grande amore. L’ultimo libro di Luigi sulle sue memorie riporta significativamente questa dedica: “A mia moglie Michi, Micaela Cima, indispensabile”. Luigi mi ha raccontato che quando era andato a chiedere la mano di Michi aveva trovato il Signor Cima in difficoltà. Quasi scusandosi il Signor Cima gli aveva confessato di avere un problema: quello di non essere riuscito a mettere da parte un corredo per la figlia, per ristrettezze economiche.
Luigi ha partecipato alla Resistenza, a Milano, nelle formazioni di Giustizia e Libertà, con Bruno Trentin. Mi ha raccontato della gioia da lui provata durante il grande sciopero generale dell’1-8 marzo 1944. I tranvieri erano scesi in lotta. Luigi si trovava, una mattina, in Corso XXII Marzo e quella via era percorsa da decine e decine di milanesi che si erano rifiutati di salire sui tram guidati dai fascisti e percorrevano a piedi, con gesto di sfida, quasi con felicità, quel lungo tratto di strada.
Quella per l’antifascismo, per l’ANPI, è stata per Luigi una scelta di vita.
Luigi definiva l’antifascismo, vero artefice della storia nazionale, come la cultura del cambiamento storico, la rottura, il ripensamento di tutto quanto è stato fatto, imposto fino al 1945. Il 25 aprile della Resistenza ha segnato – osservava Luigi nel libro Mie memorie – il vero spartiacque e “ha significato la rifondazione sociale, culturale, civile, del modo di pensare e reimpostare tutti i rapporti: per cui subito ci fu la Repubblica e con essa il voto esteso alle donne.”
Il suo impegno, il suo contributo alla nostra Associazione è stato continuativo ed incessante. “Sono appartenuto e apparterrò sempre alla generazione dell’impegno” era solito affermare.
labaro.jpgRicordo i numerosi interventi di Pestalozza al Comitato Provinciale dell’ANPI e all’Assemblea dei Presidenti di Sezione, molto critici sulla politica, appiattita sui problemi del quotidiano e priva di un ampio respiro ideale e culturale, sul berlusconismo, sulla preoccupante deriva dell’etica pubblica. E’ prevalsa, nel corso degli ultimi decenni una cultura del “non pensare”- osservava Luigi – “o del non pensare ad altro che a salvare se stessi dalla crisi che travolge il paese.” La spesa per la cultura – denunciava Luigi – viene considerata come spesa non obbligatoria, come spesa discrezionale, con contributi sempre più modesti o addirittura negati, con un disegno ben preciso: attribuire completamente al privato l’iniziativa culturale, il governo della cultura, in ogni suo campo, come in quello sulla musica, la sua grande passione.
Stenuo difensore della Costituzione, Luigi si è sempre battuto per la sua attuazione, per la sua conoscenza e diffusione soprattutto tra i giovani.
E siamo certi che il suo instancabile impegno non sarebbe venuto meno quest’anno, in cui ricorre il settantesimo anniversario della sua approvazione.
Mancherà a tutti noi la sua passione, la sua preparazione, il suo spessore culturale.
Personalmente oltre a perdere un compagno perdo un amico che mi ha sempre incoraggiato, nel mio difficile compito di Presidente Provinciale, a proseguire il cammino intrapreso, offrendo sempre la sua più ampia e completa disponibilità.
“Se hai bisogno – mi scrisse recentemente – sono con convinzione a disposizione”.
L’ho sentito, per l’ultima volta, lunedì 13 febbraio, il giorno prima che venisse ricoverato.
bandiera.jpgIl suo ultimo pensiero era rivolto all’ANPI e alla sua sezione 25 Aprile, di cui era Presidente Onorario.
Mi aveva pregato di portare il suo saluto alla tradizionale assemblea annuale.
Questa è l’immagine di Luigi che conserverò sempre nel cuore.
Grazie Luigi. Hai fatto tanto per noi. Ora riposa in pace. Noi continueremo la tua battaglia per la riaffermazione dei valori dell’antifascismo, della pace e dei principi sanciti nella Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza

Roberto Cenati  

liberoPotrei parlare a lungo di Luigi e dei miei ultimi trent’anni passati accanto a lui.
Abbiamo vissuto due storie parallele e convergenti. Nella Resistenza tutti e due giovanissimi in “Giustizia e Libertà” a Milano, ma senza conoscerci.
Tutti e due presenti nel 1962 di via Mengoni nel momento in cui venne ucciso Giovanni Ardizzone. Poi insieme contro lo scioglimento del PCI, nella famosa “Terza Mozione” di Armando Cossutta, poi con Cossutta in Rifondazione Comunista e con i Comunisti Italiani. E sempre nell’ANPI.
E ancora i venti anni passati nella Associazione Culturale Marxista e con la rivista “Marxismo Oggi” assieme a Mario Vegetti, Guido Oldrini, Severino Galante, Nunzia Augeri.
Poi quando presentai il suo ultimo libro “Mie memorie, vita. Altro” alla Cooperativa Liberazione nel 2013. E poi Luigi ha presentato il mio libro su Cossutta nel 2015 al Centro Marchesi.
Ma per capire chi era Luigi voglio ricordare un episodio particolare. Nell’ottobre del 1998 presiedetti l’Assemblea costitutiva del Partito dei Comunisti Italiani alla Camera del Lavoro di Milano, alla fine della quale chiesi a Cossutta di inserire nel governo, nel quale sarebbero entrati come ministri Oliviero Diliberto e Katia Belillo, anche Luigi come sottosegretario alla Cultura. Cossutta fu d’accordo e chiese l’adesione di Luigi, il quale rispose di no. Non voleva lasciare la sua città e soprattutto la sua Musica. Questo era Luigi. Realtà e Musica.

Libero Traversa

maurizioCari amici, compagni e compagne,
un ultimo commosso saluto al compagno partigiano Prof. Luigi Pestalozza, storico della musica, comunista, combattente, torturato da repubblichini e salvatosi fortunosamente dal plotone di esecuzione. Presidente onorario della nostra Sezione ANPI 25 Aprile,
Ci mancherai Luigi. Per chi ha avuto il privilegio di conoscerti non può non averti ammirato per la tua coerenza di antifascista, per la tua onestà, per il tuo pensiero non omologabile, mai banale, per il tuo considerarti sempre comunista, schierato dalla parte vera, giusta che sta dalla parte della storia vera che riguarda gli uomini non i potenti. Contro lo sfruttamento, il gerarchismo e le discriminazioni fra uomo e uomo della società borghese.
L’antifascismo come fine della storia e inizio di una storia diversa che vede l’uomo come protagonista e contro la restaurazione fascista nello Stato e nella società.
L’Italia – amava ripetere – è organicamente ancora fascista perché nega l’antifascismo.”
In queste poche parole c’era tutta l’amarezza di partigiano deluso ma che nell’ANPI aveva trovato la prosecuzione di quei valori che a 16 anni lo avevano portato alla clandestinità.
Per Luigi Pestalozza storico della musica di fama internazionale, la curvatura melodica del linguaggio parlato non può essere incomprensibile. Il linguaggio deve essere comunicato e diventa melodia. La parola nella musica è decisiva. Ha una sua radice. Con La Nuova Musica Italiana, insieme a Luigi Nono, Manzoni, Gino Negri e tanti altri riporta al vero Giuseppe Verdi non nella concezione borghese della vita ma quella che vuole il popolo come protagonista. Calare l’opera nei rapporti reali, dentro la vita quotidiana. Nel rapporto d’amore reale fra un uomo e una donna reali che si amano a dispetto delle classi sociali diverse come nella Traviata.
Il partigiano Luigi Pestalozza amava ripetere che le guerre non vanno più fatte non perché si muore ma perchè si uccideUn fascista morto è comunque un uomo morto.
Riposa in pace compagno Lupi, i partigiani con alla testa il tuo comandante Stefano ti aspettano nel paradiso dei giusti e noi da parte nostra non smetteremo di ricordarti.

 Maurizio Pratesi

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gente   arpa

bara

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luigipestalozzaCari compagni,
la nostra Sezione ANPI 25 Aprile è oggi in lutto.
Il compagno Luigi Pestalozza, nostro Presidente Onorario, ci ha lasciati.  Non ho parole per esprimere i sentimenti che si agitano in me. Luigi era un vero antifascista. Partigiano combattente, torturato da repubblichini, salvato dal plotone di esecuzione, aveva visto nell’ANPI la prosecuzione di quei  valori che a 16 anni lo avevano portato alla clandestinità.
L’Italia diceva, non è un Paese democratico perché nega l’antifascismo.
In queste poche parole c’è tutta l’amarezza di partigiano deluso che lo ha guidato nel corso della sua esistenza.
Luigi Pestalozza era  uno storico della musica famoso in tutto il mondo.
Riposa in pace Luigi, i  compagni partigiani con in testa il tuo Comandante Bruno Trentin ti aspettano nel paradiso dei giusti.
Maurizio Pratesi
Presidente Sezione ANPI 25 Aprile Città Studi
logo25apr21
E’ con immenso dolore che comunico la scomparsa del compagno LUIGI PESTALOZZA, Vice Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano.
Di famiglia antifascista – il padre fu uno dei sette avvocati di Milano che non si iscrisse mai al fascio – Luigi partecipò alla Resistenza a Milano nelle formazioni di Giustizia e Libertà con Bruno Trentin.

Nel dopoguerra Luigi é stato per lunghi anni dirigente del Partito Comunista Italiano e successivamente di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani.
Ha ricoperto l’incarico di docente di Storia della Musica alla scuola di Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, all’Accademia di Belle Arti di Brera, all’Università La Sapienza di Pisa.
Qualche anno fa gli è stato conferito l’Ambrogino d’Oro.
Quella per l’ANPI è stata per Luigi una scelta di vita.
Il suo impegno, il suo contributo alla nostra Associazione è stato continuativo ed incessante.
Stenuo difensore della Costituzione, si è sempre battuto per la sua attuazione e per la sua conoscenza soprattutto tra i giovani.
Mancherà a tutti noi la sua passione, la sua preparazione, il suo spessore culturale.
Personalmente oltre a perdere un compagno perdo un amico che mi ha sempre incoraggiato, nel mio difficile compito di Presidente provinciale, a proseguire il cammino intrapreso, offrendo la sua più ampia e completa disponibilità.
L’ho sentito lunedì 13 febbraio, il giorno prima che venisse ricoverato.
Il suo ultimo pensiero era rivolto all’ANPI e alla sua sezione 25 Aprile, di cui era Presidente Onorario.
Mi aveva pregato di portare il suo saluto alla tradizionale assemblea annuale.
Questa è l’immagine di Luigi che conserverò sempre nel cuore.
Al figlio Alessandro, ai familiari e ai compagni un affettuoso abbraccio.

Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

anpicomitatomilano

Con dolore e commozione apprendiamo della scomparsa di Luigi Pestalozza.
Partigiano, nelle formazione di Giustizia e Libertà. Un uomo di profondissima sensibilità
civile ma anche artistica. Dirigente del PCI e poi dell’ANPI provinciale, fu un musicologo di
chiara fama: docente di Storia della Musica alla scuola di Arte Drammatica del Piccolo
Teatro di Milano, all’Accademia di Belle Arti di Brera, all’Università di Pisa. Numerose le
collaborazioni giornalistiche: oltreché direttore della rivista Musica/Realtà scrisse per
l’Unità, Problemi del socialismo, Rinascita.
Ci lascia un autentico e appassionato spirito di libertà, un intellettuale attentissimo
alle dinamiche sociali del Paese e sempre pronto ad intervenire qualora si rendesse
necessaria una parola di lucida saggezza e intelligenza del futuro.
Ai Familiari, agli amici e alle amiche dell’ANPI Provinciale di Milano, giungano le
nostre più sentite condoglianze e una piena e affettuosa vicinanza.

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

anpilogo

I ricordi di Miranda

Mi chiamo Miranda Rossi e sono nata a Milano il 31 maggio 1928.
Dopo l’8 settembre del 1943 tornammo a Milano da Trieste dove ero sfollata con mia madre.
adriatischeLasciammo Trieste ormai occupata dai tedeschi e che avevano dato vita alla “Adriatisches Kustenland” (Riviera Adriatica), un territorio staccato dall’Italia.
A Milano trovammo la città in preda al panico, dopo i terribili bombardamenti dell’agosto, occupata dai tedeschi e con il ritorno dei fascisti della repubblica di Salò.
Il problema più importante per la famiglia era quello di trovare cibo sufficiente, impresa nella quale dedicai tutto il mio impegno, compreso il recupero di carbone per la stufa, andando di notte allo scalo di Lambrate, dai treni in partenza per la Germania, assieme a tante donne, rischiando molto anche perché c’era il coprifuoco.
Fu in quel periodo che entrai in contatto con la cartolaia di Via Aselli angolo viale Argonne. Si chiamava Mery Markus, era di origine ungherese ed aveva una figlia, Valeria. mia amica.
E fu così che entrai in contatto con la Resistenza. Mery era un punto di riferimento delle Brigate SAP Garibaldi,ma questo lo avrei saputo solo dopo.
Un giorno mi affidò un pacchetto da portare a Monza: conteneva volantini antifascisti. A Monza ci arrivai con il tram interurbano e consegnai il pacchetto ad una persona che mi aspettava.
Cominciai così a portare in giro la stampa clandestina agli indirizzi che mi dava la Mery.
Una volta il tram su cui ero salita vanne fermato da un rastrellamento tedesco. Perquisirono tutti, ma mi andò bene perché non trovarono i volantini che avevo nascosto sotto la gonna.
Fu così che passò il terribile inverno 1944/45.
tonoliMio padre, che era capo del personale alla Tallero, venne chiamato più volte al Gruppo fascista rionale Tonoli perché avrebbe dovuto prendere la tessera al partito fascista repubblichino. Lui non si presentò e tocco a me andare più volte alla sede del Gruppo per giustificarlo raccontando qualche bugia.

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25 Aprile 1945 in piazza Susa – Acquarello di Bruno Mantica

Arrivò il 25 Aprile. Scesi in piazza Fusina dove c’era un concentramento di partigiani. Su uno di quei camion c’era quello che sarebbe diventato mio marito, Libero, ma io non lo sapevo e neanche lo conoscevo. Ma questo lo scopersi dopo.
Mery mi consegnò la fascia di riconoscimento del CLN, che conservo tuttora.
Il 29 aprile andai con mia sorella Edda a Piazzale Loreto dov’era esposto il corpo di Mussolini: c’era tanta gente, anche quella che prima l’aveva applaudito.
Cominciarono le feste nei cortili delle case popolari, anche nella mia, alle quali partecipavo con entusiasmo. franciE nella mia casa venne ricordato il caduto partigiano Luigi Franci, della 3.a GAP, ucciso dai fascisti, che aveva abitato accanto a me , senza sapere chi era. Adesso ogni anno viene portata una corona alla lapide che lo ricorda sulla facciata della casa.
Ormai, dopo aver respirato l’aria della Resistenza, ero diventata anche politicamente matura.
Nel mese di maggio decisi di iscrivermi al PCI, poi iniziai la mia attività politica alla Casa del Popolo di via Andrea del Sarto, già sede del gruppo fascista Tonoli.
Avevo 17 anni, incontrai un ragazzo, ci frequentammo e divenne mio marito nel 1948.

Testimonianza raccolta da Libero Traversa – ottobre 2016

liberomiranda

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.

Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.


Bertolt Brecht

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costituzionebella

Amintore Fanfani
(intervento del 22 marzo 1947)
amintore_fanfani_senato
Così è nato il nostro testo… che dice:“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”….
…Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui e si afferma invece che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto ad un tempo per ogni uomo, di trovare in uno sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale….

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Piero Calamandrei
(da un discorso all’Assemblea Costituente, 1947)
piero_calamandrei_2…Non bisogna dire, come da qualcuno ho udito qui, che questa è una Costituzione provvisoria che durerà poco e che di qui a poco si dovrà rifare. No: deve essere una Costituzione destinata a durare. Dobbiamo volere che duri; metterci dentro la nostra volontà…..
…. che in questa assemblea, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri,….ma sia stato tutto un popolo di morti,che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre fila nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti: da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani….. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile, quella di morire, di testimoniare con la Resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno
…Assai poco, in verità, chiedono i nostri morti. Non dobbiamo tradirli.

Umberto Terracini
(da “Come nacque la Costituzione”, 1978)
umbertoterracini… Ma la Costituzione ha indicato nei suoi articoli cosiddetti programmatici, gli obiettivi verso i quali, adoperando i diritti democratici, gli italiani avrebbero dovuto muoversi e condurre le loro lotte….
…di qui il rallentamento, e persino la posizione di stallo, in cui si è trovata l’Italia per circa trent’anni. Di qui però, l’enorme valore dei passi compiuti in avanti, ma sempre come risultato di grandi lotte, che sono costate ai cittadini quel prezzo di vittime e di sangue, che non avrebbe dovuti essere pagato se la Costituzione fosse stata applicata….
…Sì, certamente la nostra Costituzione è valida, può e deve dare ancora molto al popolo italiano.

Oscar Luigi Scalfaro
(da “La mia Costituzione”, 2005)
scalfaroSenza che fosse emanata alcuna norma esplicita. il fascismo aveva di fatto soppresso lo Statuto Albertino…Le istituzioni precedente, dal Comune alla Provincia al Parlamento erano tutte elettive. Ma la dittatura spostò una virgola e disse:“da questo momento vi togliamo l’impegno di votare. Non andate più a votare. Tutte le cariche sono nominate dall’alto”….
….Principi così diversi, e impostazioni culturali così lontane sono riuscite a ascrivere quei primi undici articoli che sono la regola totale e che si chiamano principi fondamentali…certo fu un lavoro eccezionale che produsse una Costituzione non solo tra le migliori dei Paesi democratici, ma ben scritta,asciutta, senza sbavature e chiarissima alla lettura … dove è scritto solo ciò che serve a presentare diritti e doveri, senza aggettivazioni inutili o ridondanti, aiutando così chi legge a comprendere con facilità.

Qui ci sono le regole perché un popolo possa convivere nella pace e nella serenità, in modo costruttivo, collaborativo, solidale. Ci sono le regole per vivere liberi, lavorando e lottando per la giustizia. Ci sono le regole per mantenere viva la pace, al proprio interno e nei rappori con gli altri popoli. In una parola, in questa Costituzione ci sono scritte tutte le regole della democrazia.
Studiala. Amala. Difendila.

sala_optMattino -Commemorazione, deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri.
Interventi di rappresentanti delle istituzioni e di Sergio Temolo, figlio di Libero.

 

 

 

sera_optSera – Manifestazione popolare antifascista con monologo teatrale “Le Voci di Piazzale Loreto”  voce recitante Livia Bonetti e interventi musicali di Renato Franchi & Orchestrina del Suonatore Jones. Intervento di Sergio Fogagnolo, figlio di Umberto.

Il saluto di Roberto Cenati 

loretobandiera_optIl 10 Agosto 1944 in questo luogo, dove è deposta la stele, si verificava uno dei più tragici avvenimenti della storia milanese durante la Resistenza. Un plotone fascista della legione Muti fucilava, per ordine della sicurezza nazista, 15 partigiani: Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati.  Con queste fucilazioni si pensava che la strategia del terrore nazifascista potesse isolare i combattenti della Resistenza dalla popolazione.  L’eccidio di piazzale Loreto ottenne invece l’effetto opposto e Milano non ha mai dimenticato questa barbarie. I Quindici Martiri di piazzale Loreto sono stati l’anima di una Milano che opponendosi al fascismo lottava per la libertà, la democrazia e la legalità, fino al sacrificio della propria vita. L’esempio dei Quindici Martiri costituisce un forte monito per noi, perché, raccogliendo l’eredità che ci hanno lasciato, continuiamo a difendere la pace, il bene più prezioso conquistato dalla Resistenza italiana ed Europea, la libertà e la convivenza civile, oggi seriamente minacciate dallo stragismo jihadista. Il disinteressato sacrificio dei 15, per il bene comune, era volto alla realizzazione di una società più giusta e di un mondo migliore, prefigurati dalla Costituzione repubblicana, vero faro della nostra democrazia. Milano non ha dimenticato quella barbarie. Ricordare per noi è un dovere. Riteniamo, infatti, che la memoria sia il vaccino culturale che può renderci immuni dal virus dell’antisemitismo, della xenofobia, del razzismo. Ricordava Giovanni Pesce, di cui ricorrerà il prossimo anno il decimo anniversario della scomparsa che “Anche la targa di una via o di una piazza che ricordi un nome glorioso o un episodio significativo della lotta popolare antifascista rappresentano un contributo da non sottovalutare.” Per questo ci
stiamo battendo per la riqualificazione
della Loggia dei Mercanti che ricorda i Caduti milanesi per la Libertà, per questo chiediamo, da tempo, che il monumento che ricorda il sacrificio dei 15 Martiri, ormai usurato dal tempo, venga risistemato. Così come chiediamo che a Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro al valor Militare, Milano, capitale della Resistenza, dedichi nel decimo anniversario della sua scomparsa, una via o un giardino magari proprio accanto alla stele dei Quindici Martiri, come richiesto da tempo dall’Acorone_optNPI e dal Consiglio di Zona 3, ora Municipio 3. Siamo convinti che anche in tal modo si possa tene
re viva la memoria di chi ha combattuto e sacrificato la propria giovane vita per liberare l’Italia dal nazifascismo e costruire una società più giusta.

Milano, 10 Agosto 2016

Roberto Cenati – Presidente ANPI Provinciale di Milano

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Il 25 luglio 1943 cade il fascismo e Mussolini viene arrestato. Le notizie dell’arresto di Mussolini furono accolte in tutta Italia con manifestazioni di giubilo; gli antifascisti e molta gente comune scese in piazza e divelse i simboli del vecchio regime, inneggiando alla democrazia e alla pace.

Così a casa Cervi si fece festa il 25 luglio 1943, per la caduta di Mussolini. .
“… Il più bel discorso contro il fascismo: la pastasciutta in bollore.”

Fu un momento di gioia e l’illusione della libertà, poi venne morte, deportazione, lager e distruzione. Poi venne la fucilazione dei fratelli Cervi.

Ma quella sera di gioia vale la pena ricordarla

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Libero, che c’era, racconta

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in fondo a sinistra

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il salame mantovano dei compagni di calvairate

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